sabato 24 novembre 2012

GIANMARCO POZZECCO L'INIZIO DI UNA CARRIERA?
FORSE UN NUOVO MODO GENIALE DI ESSERE SE STESSO


Nelle settimane scorse ho ricevuto diversi pareri (alcuni anche contrastanti) sulla scelta di coinvolgere Gianmarco Pozzecco come allenatore della Selezione Regionale della Lombardia annata 1999. Gianmarco, che conosco dai tempi della sua permanenza a Varese come giocatore, mi ha da sempre colpito, oltre per il suo grande carisma, anche per il suo modo geniale di affrontare le cose.

Nel corso della sua permanenza a Varese, ma anche dopo seguendo da lontano la sua carriera, il Poz ha sempre cercato di manifestare (a suo modo) le idee che aveva, rispetto alla sua grande passione, la pallacanestro.

E' vero, l'ha fatto a suo modo e con modalità non certo convenzionali. Lo ha fatto (penso io) più per se stesso che per gli altri. Lo ha fatto per essere al centro di un qualcosa che a lui piaceva. Fin da giovane ha dimostrato che voleva scalare il mondo con il solo aiuto delle sue qualità e della sua apparente follia.

E' per questo che in una sera d'estate di qualche mese fa mi sono convinto che poteva essere la persona giusta per dare qualcosa in più ai giovani che avrebbe dovuto allenare con la Lombardia. Poteva essere la persona giusta per dare una visione di certo non convenzionale ma non per questo sbagliata dell'attività sportiva. D'altronde chi meglio di lui poteva dimostrare che con la forza di volontà, con la passione e con una certa pazzia si poteva arrivare in alto?

Pozzecco ha chiuso la propria carriera da giocatore ancora più forte di quando ha raggiunto i suoi risultati agonistici migliori a livello di squadra. Questo a dimostrazione che a quasi a 35 anni si divertiva ancora a migliorare. Questo ad avvalorare la tesi che la passione e la determinazione ti può portare dove decidi di andare.

In questi giorni nasce la sua carriera da allenatore e sono convinto che Gianmarco non possa fare che bene. L'ho visto allenare i ragazzini per qualche spezzone di allenamento, l'ho sentito dire delle cose non scontate, ma, vi assicuro, vere.

Pozzecco ha delle idee. Pensieri che in modo originale, sui generis a volte in forma bislacca ci farà conoscere e per chi lo vorrà, apprezzare.

Mi sa che sarò uno di quelli, perchè l'idea che lo sport sia passione, che giocare a pallacanestro significa (prima di tutto) vivere fino in fondo le proprie emozioni, che gioire o incazzarsi per un pallone che entra o che esce da un canestro, siano esattamente due facce della stessa medaglia, mi piace. Condivido questi pensieri e cerco di sperimentarli tutte le volte che entro in palestra ad allenare un gruppo di ragazzi.

Mi piace pensare che i ragazzi che alleno, gli atleti che cerco di far migliorare, i giocatori che cerco di istruire, abbiano più modalità di comportamento da dove poter trarre ispirazione. Sono convinto che sia più giusto far nascere delle domande piuttosto che far imparare a memoria delle risposte. Non c'è una sola strada da percorrere, non ci sono dogmi da seguire, c'è consapevolezza nel cercare in ognuno il percorso giusto, c'è condivisione che quello che stiamo facendo sia la cosa migliore, c'è la lucidità mentale che si gioca e ci si allena sempre al massimo perchè è divertente farlo, non perchè lo chiede l'allenatore...

E così, giorno dopo giorno, partita dopo partita, intervista dopo intervista, ne sono certo, Gianmarco ci farà sperimentare con la sua presenza, con la sua personalità, con le sue modalità (solo all'apparenza folli) quanto di vero ci sia nel suo modo di interpretare lo sport, ma più in generale la vita.




ASSOCIAZIONE DONATORI MIDOLLO OSSEO
PANETTONE PER LA VITA: IL DONO CHE TI DONA

sabato 6 ottobre 2012

L'ITALIA E' UN PAESE DI SPORTIVI DA SALOTTO
PAROLE E MUSICA DI MARCO CACCIANIGA


L’Italia è un Paese di sportivi. Da salotto. Secondo una recente ricerca di mercato, il numero degli atleti da divano è di gran lunga superiore ai minatori dell’attività motoria, manipolo di eroi della fatica fisica, che, poi, è benessere, salute, fair play di vita. E’ curioso notare che chi pratica l’attività motoria, amatoriale finchè si vuole, ha un livello di credibilità inferiore rispetto a chi la predica dalla comoda poltrona.
 
Eserciti di reverendi dello sport si inseguono dalle testate giornalistiche e televisive, si stracciano le vesti per rigori sbagliati, mete non trasformate, asticelle abbattute, record non polverizzati. E poi si scopre che mai, nella vita, hanno assaporato l’emozione di una sfida, il sapore di una sconfitta, l’intensità di un trionfo. Per le pari opportunità, tra codesti saccenti, ora vi sono anche le gentili esperte di sport in gonna ed autoreggenti. Ricordo i tempi del Liceo. Eskimo e scarponcini, zainetto e la rosea nella tasca dei jeans. Leggevo Gianni Brera, i quotidiani sportivi, parlavo di calcio, basket, sport.
 
Gli intellettuali ti ritenevano un ritardato se discutevi di tali amenità, invece di concentrarti su Kant, Hegel, la critica della ragion pura, nutrimento del sapere. Ma un passaggio smarcante di Zico, un terzo tempo di Jordan, una veloce di Zorzi, nulla hanno da invidiare ad un procedimento di Cartesio. Sono geni, in campi diversi. Per loro era oppio dei popoli. Gli antichi difensori della purezza del sapere a scapito della passione sportiva, sono gli stessi parassiti che oggi, con grande fair play da ipocrisia, pontificano di sport da qualunque salotto via cavo, ben remunerati, scrivono libri analizzando i contenuti positivi dello sport senza mai averlo vissuto in prima persona e dichiarano, come fece recentemente in tv una ex intellettuale sessantottina ora sportiva in guepierre, che “la motorietà è importante per i bambini “.
 
Peccato che il termine corretto sia motricità. E che il loro livore verso il movimento, visto in antitesi con lo sviluppo intellettivo, abbia contribuito a rallentare la crescita di una cultura sportiva. Decenni di ipocrisie, approssimazione, dilettanti allo sbaraglio autoproclamatisi guru sportivi, hanno prodotto, soprattutto nel calcio, danni difficilmente riparabili. Pochi dubbi su codesti “scienziati”. Chi non distingue una capovolta da una flessione, non poteva comprendere, allora come oggi, quale fosse il nocciolo del problema. Il settore giovanile nelle mani di semplici addestratori, privi di qualità educativa, legati al trionfo a tutti i costi, produce il nulla. Non stimola la crescita tecnica dei ragazzi, non ne rispetta i ritmi di apprendimento, non educa alla sconfitta.
 
Pelè disse “ Ho vinto molto perché ho perso spesso “ . In Italia l’obiettivo è il reality show da cerchietto ed orecchino, pianti e lamenti in televisione, calciatori di categorie improbabili già dipinti come nuovi idoli. Non c’è partita, i nostri giovani vengono “bruciati” da incantesimi di carta, ne emergono solo alcuni rispetto al potenziale umano che suda sui campetti di periferia. Ed in questo pantano il Doni style impera, tra i peana dei farisei della pedata. Auguriamoci che la tempesta abbattutasi sul mondo del calcio spazzi via per sempre i Mangiafuoco e permetta a Pinocchio di trasformarsi in bambino, crescere e giocare, apprendere ed affermarsi, per la salvezza dei nostri settori giovanili.
 
Marco Caccianiga.

dal Blog della Scuola Varese Calcio

domenica 15 luglio 2012

CORSO ALLENATORE 2 ANNO A BORMIO
ESPERIENZA UTILE E ANCHE DIVERTENTE

Di ritorno dal Corso Allenatore 2° anno ecco la foto dei partecipanti al corso con tutto lo staff al gran completo. Due settimane immersi nello studio del basket e in una grande attività fisica per poter effettuare i vari tirocini.

Alla fine esperienza utile, a tratti anche divertente, soprattutto per la grande sintonia che si è creata all'interno del gruppo dei corsisti. Un particolare saluto ai miei colleghi del gruppo B (Longoni in particolare) che sono stati perfetti compagni di viaggio.

Alla prossima.

giovedì 3 maggio 2012

ALTA SPECIALIZZAZIONE A MONTECATINI
IMMAGINI DEL RADUNO ANNATA 1998


Bella esperienza in quel di Montecatini con il Settore Squadre Nazionali nell'ambito del Raduno collegiale Alta Specializzazione che ha riguardato dal 27 aprile al 1 maggio, l'annata 1998. Lavoro intenso per quattro giorni con 48 atleti selezionati da tutta Italia che hanno svolto sia lavoro tecnico agli ordini dei coach del Settore Andrea Capobianoco e Antonio Bocchino, sia lavoro fisico sotto le sapienti cure di Francesco Cuzzolin.

Pubblico qui sotto un po' di foto, soprattutto riferite ai miei compagni di palestra, RTT delle altre regioni. In bocca al lupo a tutti.

martedì 24 aprile 2012

PERCHE' BASTA POCO PER ROVINARE LA FESTA
LA ROUTINE DEL DISCORSO IN SPOGLIATOIO

Visto che qualcuno mi chiede chiarimenti sui metodi e sulle scelte rispetto all’attività che svolgo con le mie squadre, vorrei spiegare la motivazione che mi porta per il 99% dei casi, a non fare discorsi pre-partita.

Prima della gara non entro quasi mai in spogliatoio a fare discorsi, prediche, romanzine o anche solo a dire/dare indicazioni tecniche alla squadra, sulla partita che di li a poco dovremmo affrontare. Non è vero che non lo faccio mai in assoluto, ma deve esserci una motivazione particolare, molto forte.

Ritengo che l'attività svolta in palestra possa già dare utili indicazioni su cosa fare in campo al sabato. Inoltre vorrei che i giocatori che alleno sappiano trovare motivazioni, concentrazione, determinazione a prescindere da quello che posso pensare io, come allenatore. Non penso che sia positivo creare troppa “dipendenza” tra i pensieri delle persone che compongono la squadra e il pensiero dell’allenatore. Ognuno ha il suo pensiero e se lo deve tenere. Poi ovviamente si fa quanto dice l'allenatore che è responsabile di quanto accade in campo. I pensieri si conquistano con l'esempio non con le parole.

Giusto per cercare di rendere chiaro il concetto, parto dal fondo dell’idea. Mi capita, sempre più spesso, di vedere giocatori (anche a livello giovanile) che risultano stanchi, stufi, logorati, disamorati… della loro attività sportiva. Gente che (magari con potenzialità), ma che fatica ad arrivare sul parquet di gioco con entusiasmo, passione, voglia, determinazione… e felici e gioiosi di giocare per giocare.

Dando per scontato che questo tipo di atteggiamento, si sia affinato nel tempo e non sia un aspetto caratteriale congenito dell’atleta, presumo che la negatività espressa negli atteggiamenti citati poco sopra siano dovuti a sistemi educativi progettati dagli adulti. Spesso, con i nostri discorsi e modi di fare, portiamo gli atleti a non essere sempre felici di giocare una partita di basket.

Noi allenatori siamo molto bravi (purtroppo) a tarpare le ali ai nostri ragazzi, a far scendere con i piedi per terra le persone che alleniamo e a ridurre ai minimi termini l’autostima di chi ci sta di fronte. Difficilmente esaltiamo le doti innate o lasciamo dispiegare il talento degli atleti in maniera libertaria. Per soddisfare l’ego abbiamo sempre bisogno di incidere in qualche maniera. Dobbiamo metterci sempre del nostro obbligatoriamente. Spesso però le buone intenzioni non bastano. Spesso i nostri modi di fare e di dire umiliano e mortificano i giovani giocatori, provocando quanto citato poco sopra.

Cosa c’entra tutto questo con i discorsi pre-partita da fare o non fare. Poco o forse tanto, dipende da che tipo di discorsi facciamo (fate) in spogliatoio. Non pensate di non essere voi i destinatari di questo messaggio. Tutti sbagliamo e il più bravo è quello che sbaglia meno.

I vostri giocatori, di qualsiasi età (per la maggior parte dei casi), quando iniziate a fare i discorsi pre-partita magari esaltando le qualità individuale degli avversari (o anche elencando i difetti), oppure iniziate a raccontare gli obiettivi tecnici, tattici, strategici, motivazionali… e chi più ne ha più ne metta, delle varie partite di campionato si annoiano, si deprimono, si demoralizzano. Magari all’inizio vi ascoltano pure, poi però in realtà quando, nonostante si abbiano le più buone intenzioni, le cose che dite non vengono riscontrate dai fatti, (anche solo per una volta) perdete l’attenzione dei vostri giocatori e fate maturare dei pensieri che in altro modo, forse, avreste potuto evitare.

Un altro esempio che dovrebbe chiarire meglio il concetto che sto cercando di spiegare è la verifica di che comportamento ha una squadra quando manca il proprio allenatore in palestra. Mi è capitato di essere allenatore supplente, oppure di vedere della squadre che per motivi diversi non avevano il proprio allenatore presente. In queste occasioni speciali vi rendete subito conto che tipo di approccio hanno i giocatori di quella squadra e se la loro attività di gioco è subordinata alla presenza o meno dell’allenatore di turno.

Se la squadra in campo ha una propria autodeterminazione positiva che va oltre alla presenza o meno dell’allenatore o alla presenza o meno del bel discorsetto pre-partita, allora questo gruppo rappresenta già la parte vincente del movimento dello sport.

Sono convinto che se un allenatore lascia la propria squadra (per la partita, ma ancora di più per un allenamento) ad un altro allenatore e quest’ultimo, non faticando, trova gente che s’impegna e si diverte ugualmente giocando con passione e determinazione, allora l’obiettivo dell’autonomia è stato raggiunto alla grande.

Come allenatore farei degli sforzi per far passare questo concetto ai nostri giovani atleti. Sempre di più invece si va nella direzione opposta. Il mio allenatore diventa una besta se non do il 100%! Allora mi impegno al massimo! [GIOCO PER PAURA]
C’è il procuratore? M’impegno di più. [GIOCO PER QUALUN’ALTRO]
C’è l’allenatore della nazionale? Mi sbatto di più. [GIOCO PER DIVENTARE FAMOSO]
C’è da guadagnare dei soldi? Allora do tutto. [GIOCO PER LAVORO]

Ma chi chiederà mai ad un bimbo perché gioca a palla od un amante perché ama? [GIOCO PER GIOCARE]

venerdì 13 aprile 2012

DOPO LA PASQUA ECCO IL TEMUTO ALFABETO
AGGIORNAMENTO A PRESTO PER IL PROSEGUO

Di ritorno da un periodo davvero impegnativo tra Trofeo delle Regioni, Trofeo Garbosi, Memorial Barilà e il Torneo Internazionale di Rho (attualmente ancora in corso) non posso rinunciare alla pubblicazione all’annuale del post "ALFABETO" che tanto ha fatto discutere negli anni scorsi tra gli addetti ai lavori. Scrivo con la presunzione di poter aiutare il sistema della pallacanestro giovanile a progredire anche grazie attraverso analisi e considerazioni fatte ad alta voce che considero costruttive. Inizio a pubblicare le prime lettere dell’alfabeto. Nei prossimi giorni darò seguito al resto.

A come Arbitri: Ovviamente non poteva mancare la valutazione sulla componente arbitrale vista e valutata nelle varie competizioni svolte nel periodo di Pasqua in giro per l’Italia. Il giudizio sarebbe stato 10 e lode se non avessi assistito al fischio di tre falli tecnici durante la finale del Trofeo delle Regioni. Due tecnici sanzionati agli allenatori delle due squadre rei di aver protestato troppo. Ma da fuori non si è visto e capito nulla. Un altro sanzionato ad un giocatore reo di essersi buttato (probabilmente è solo scivolato) a metà campo per simulazione. La mia considerazione-domanda è questa: se i due giovani arbitri (in procinto di essere promossi dalla C Regionale alle DNC) non avessero preso parte ad un raduno così lungo e con validi istruttori a dare conigli utili, con molte ore di video per affinare tecnica e valutazioni, con parecchie indicazioni su come gestire i comportamenti dei tesserati e così via… avrebbero fatto valutazioni diverse sugli episodi poco sopra citati? Prima del raduno episodi del genere potevano essere ignorati dai due arbitri?
Se la risposta è no, allora ben ci stanno i fischi e le lamentele del pubblico presente al Palasavelli spazientito da delle fischiate che non si sono capite. Se la risposta è si, allora farei fare una riflessione alle persone responsabili per meglio calibrare le informazioni utili da inoltrare alle nuove generazioni dei fischietti.

B come Barilà: Un bel torneo giovanile, giunto ormai all’ottava edizione, ma che con gli anni sotto l’effige del Torneo Rizzi supera i quattro lustri (mi sa che siamo alla quota di 23 edizioni). Nulla di nuovo sotto il sole in termini di risultato sportivo con la solita supremazia tecnica e fisica dei croati del Cedevita Zagabria. Di ottimo livello anche la qualità dei giocatori del Team Ohio, ma la considerazione riguarda le ottime impressioni destate da Umana Venezia (alla fine terza), l’ABC Robur Varese (quarta) e le altre italiane al seguito: Montepaschi, Assigeco, ma anche Malaspina, Desio e Brindisi. Da anni siamo convinti che se si riuscisse in qualche modo a ridurre a 16 squadre le contendenti, ne guadagnerebbe lo spettacolo e la qualità dello stesso torneo, magari giocando solo sui campi più belli (Malnate, Clivio, Castellanza… il Campus??). E’ chiaro che far quadrare i conti con tornei del genere è sempre più difficile e mai come quest’anno la macchina organizzativa dell’instancabile Giuseppe Livio ha funzionato molto bene. Speriamo solo che gli attriti tra Comitato Organizzatore e la Federazione non portino all’abbandono di una manifestazione importante, storica, bella e affascinante.

C come Coach: Ne abbiamo visti di tutti i tipi. Al Trofeo delle Regioni, anche in considerazione del fatto che si allenano giocatori di Società diverse (e comunque non propri) quasi tutti i coach si sono allineati al bon ton del “bravo allenatore”. Negli altri tornei c’è stata più energia da mettere a disposizione con i soliti “urlatori”, quelli della serie “se sbagli ti cambio”, e anche quelli che “che sono venuto a fare che non capite nulla?”. Ci sono poi anche quelli bravi. Quelli che senza arrivismo provano ad insegnare qualcosa, che capiscono le difficoltà di chi li sta di fronte, che sanno elargire la parola giusta al momento opportuno. E’ a loro che il movimento punta. Non si può essere allenatori solo di tecnica. Non si può essere solo allenatori di grinta e determinazione. Cerchiamo di essere professionali quando serve ma anche amichevoli. Diamo utili consigli, ma riconosciamo quando è più utile stare zitti. Usiamo il bastone quando è giusto, perché l’impegno non deve mai venire meno, ma anche la carota ha la sua importanza. Facciamo crescere gli Atleti con la consapevolezze delle proprie convinzioni, ma studiamo anche il contrario di quello che cerchiamo di insegnare. Solo così allargheremo la vedute di chi ci sta di fronte e di chi da noi vuole imparare tutto.

D come Delusione: E’ anni che tento come allenatore di arrivare nelle prime quattro squadre classificate al Torneo Barilà e non ci sono mai riuscito. Qualcosa va sempre storto. Quest’anno di mezzo tra la mia squadre e una finale al Palawhirlpool si è messa la maggiore convinzione e determinazione di una grande ABC Varese, che con un Michel De Jace in formato de luxe ci ha tolto questa opportunità. Comunque non dispero, prima o poi ci riuscirò…

E come Elezioni: Argomento scottante in questo periodo. Dopo la candidatura a Premier del Basket nostrano di Gianni Petrucci i giochi ai vertici sembrano fatti. C’è comunque il siparietto delle poltrone attigue che merita attenzione, con la candidatura a ruoli importanti di persone note e meritevoli. Complesse alchimie in chiave politica anche per la probabile riduzione del numero dei Consiglieri Federali, che permetterebbe al governo del Basket di essere più snello nelle decisioni. Staremo a vedere. In sordina, e con molti se e con molti ma, è partita anche la campagna elettorale per la presidenza della regione che rappresenta il 25% del movimento della pallacanestro. Si cercano persone stimate, competenti, incline al dialogo e che conoscano bene il movimento in ogni sua parte. Beh non è poco ma pensiamo che in Lombardia ci possano essere persone di questo calibro. In bocca al lupo.

F come Foto: Ovviamente quale occasioni migliori d’incontro con tante persone per scattare un sacco di foto ricordo di prestigio e di momenti importanti. La passione per le fotografie non cala anche se ogni tanto mi viene fatta rivolta la critica che non posso usare la macchina fotografica quando voglio. Da un po’ di tempo vedo sempre più persone, genitori, amici, semplici appassionati, con macchine fotografiche bellissime assieparsi sui campi da gioco. L’idea del sito www.fotobasket.it di pubblicare on-line tutte le foto scattate durante le partite di basket giovanile in Lombardia (e non solo) è secondo il mio parere vincente, intrigante e utile. Vincente perché il sito riscontra quotidianamente un sacco di utenti, intrigante perché tutti gli autori sono alla ricerca della foto perfetta e utile perché aggiornare una news sui siti internet di riferimento con una bella fotografia ha tutto un altro effetto. Se poi a qualche fotografo dilettante si aprono delle porte inaspettate per poter trasformare una passione in un lavoro, beh direi che li raggiungiamo l’apoteosi.

G come Garbosi: Ormai ha compiuto 33 anni il più importante Torneo Giovanile per fasce basse in Italia. Ogni volta per Varese è una sfida avvincente nell’organizzare sempre meglio una manifestazione che ha rappresentato nel passato una passerella per molti degli Atleti e dei campioni che calcano i parquet nelle diverse categorie. Il ricordo di quei giorni rimane per tutti indelebile. Si dimenticano gli allenamenti, le sconfitte, a volte anche le vittorie, ma le sensazioni di giocare con il piacere nel cuore, insieme ad amici ed avversari, quello non si scorderà mai. Al Trofeo Garbosi ancora di più. Ancora una volta Paolo Vittori e il suo staff (il figlo Luca, Gianni Chiapparo, Valter Giringhelli. Linda Brautigam…) hanno fatto centro. Complimenti.

H come Hit Parade: Significative le valutazioni che si possono fare riferite alle varie classifiche individuale al Trofeo delle Regioni 2012. Davvero una bella impressione mi ha destato Marco Timperi (Abruzzo), capocannoniere del torneo con 117 punti in sei gare (che fa quasi venti punticini ad allacciata di scarpe) per un fisico ancora in via di definizione ma con evidenti gradi di futuribilità. Secondo posto nella speciale classifica dei giocatori più prolifici per Lorenzo Spano (Sardegna) che non ho visto, terzo, Caroti (della Toscana), quarto l’ineguagliabile capacità di uno contro uno del colored dei Crabs Rimini, Daniel Perez Rodriguez (Emilia). Non mi stupisce che nella classifica marcatori si debba arrivare al nono posto per vedere un giocatore della squadra che ha vinto il torneo, per la precisione Alberto Norbis. Ma d’altronde mai come in questo caso la forza della Lombardia era proprio il collettivo. Nella classifica della valutazione complessiva spicca la prima posizione assoluta di Andrea La Torre (del Lazio) ottimo giocatore, energico ed esuberante al punto giusto. Di seguito un altro buonissimo talento del basket nostrano come Riccardo Zani (Emilia). Terzo il talento cristallino di Lorenzo Nosi di cui ho grande stima e che anche in questa occasione (anche se ci sono da migliorare un po’ di aspetti tecnici) ha confermato i tanti pregi. Nella classifica dei rimbalzi difensivi spicca la capacità di posizionamento di Andrea La Torre (48 rimbalzi, che fa 8 a gara), seguito dall’atletismo di Rege Cambrin (Liguria) e (terzo) il già citato Nosi (Toscana). Primato nei rimbalzi offensivi per Marco Timperi (che sarà alto 1.87, ma che ha evidentemente grande rapidità e ottimo posizionamento) per quasi 5 rimbalzi a partita conquistati. Secondo posto per il giocatore che forse ha ancora più di tutti potenzialità ancora inespresse: Marco Vercellino (Piemonte). Terzo posto per un altro pezzo da 90: il nostro Curtis Nwohuocha (Lombardia). Primato degli assist a Valentini (Piemonte) e record di palloni recuperati per Mastromatteo (Puglia) con 5 furti per partita. Classifica importante quella delle stoppate. I tre più grandi intimidatori nel pitturato sono stati Giovanni Cervini (Umbria) che non ho visto, secondo Riccardo Cattapan (Piemonte) e terzo con nove stoppate date Tommaso Guariglia (Toscana) che come il collega di reparto piemontese rispetto al CQN di Rimini è migliorato davvero tanto.

A livello di statistiche di squadra spiccano i 486 punti realizzati dall’Emilia (ultima la Sicilia con 332), con il Lazio in testa alla classifica della miglior percentuale nel tiro da due (45%) e con la Lombardia a comandare da oltre l’arco con il 33% nelle triple (ultima l’Umbria 15%). Precisione ai liberi per Lazio e Liguria al 64% dalla linea della carità e un sacco di falli fatti dal Friuli, totale 162 (ultima la Liguria con 76).

In ultimo, davvero ottimo il solito lavoro di raccolta dei dati stitistici effettuato da statbasket.it. Ormai da qualche anno Guido Corti con la sua "Informatica Comense" raccoglie, per conto della Federazione tutte le statistiche delle manifestazioni più importanti in Italia e ci aiuta con il punteggio pubblicato on-line in tempo reale ad essere meno lontano da chi sta giocando per una manifestazione importante. Complimenti.

I come Italia: Molto gradito da tutte le componenti l’idea di assemblare nel giro dei giorni del Trofeo delle Regioni anche i raduni delle Nazionali Under 16 e Under 18. E’ vero che nel periodo pasquale ci sono già un sacco di appuntamenti importanti, ma avere la possibilità di vedere all’opera i migliori atleti delle varie rappresentative nazionali nel bel mezzo dei loro percorsi in preparazioni alle competizioni estive è ottima cosa. In più, anche per i ragazzi del 97 presenti al Trofeo delle Regioni, vedere sul campo i compagni più grandi è uno bello stimolo per proseguire con determinazione il percorso di miglioramento. Esperimento da ripetere se possibile.

L come Lombardia: Erano ben nove anni che la Lombardia non vinceva il Trofeo delle Regioni. L’ultima squadra vincente fu l’annata 1989 con Giovanni Todisco allenatore di un ottimo gruppo di giocatori. Anche nelle precedente stagione (annata 1988) possiamo dire che la Lombardia non fece una brutta figura. Titolo vinto con la squadra dei sogni: Gallinari, Aradori, Poletti, Rosignoli, Santambrogio… allenata da Max Mazzali. Beh, a Porto San Giorgio, vedere il volto felice di Enrico Ragnolini, dopo anni di angherie e sofferenze rispetto alla simpatica presa in giro degli altri Presidente Regionali, mi ha regalato una gioia profonda. Il Comitato Regionale, vista la grande mole di lavoro svolto in ottica Selezioni, si meritava una vittoria, e così è stato. Ho vissuto in prima persona le ultime quattro edizioni del Trofeo delle Regioni. In ordine cronologico quella affrontata nel 2009 come Allenatore con il gruppo dei ragazzi del 1994 era battaglia persa in partenza. Anche se come Selezione della Lombardia abbiamo fatto molto bene (De Vico, Leone, Tedoldi, Amato, Seratoni, Bartoli, Piva…), vincere la finale di Montecatini contro la corazzata toscana (Imbrò, Tessitori, Bianconi…) avrebbe sfiorato il miracoloso. Poi però con il punteggio a meno 2 ad una manciata di minuti dalla fine in rimonta, pareva tutto più fattibile. Peccato. Nel 2010 il gruppo del 1995 era una squadra molto futuribile, ma forse non ancora pronta per giocare ai massimi livelli. Arrivammo noni, ma le successive convocazioni di due dei nostri giocatori agli Europei Under 16 (Spatti e Merlati) ci convinsero che il lavoro era stato comunque produttivo per il sistema. Con l’annata 1996 dopo una fase di preparazione al Trofeo delle Regioni con ottimi spunti e risultati, la Selezione del Veneto (con Rossato in testa) fece una partita perfetta e ci relegò alle finali di consolazione, arrivando alla fine quinti (con una sola sconfitta di misura), ma producendo in molti dei giocatori presenti nella Selezione Regionale un senso di rivincita enorme che si tramutò poche settimane dopo in una finale tutta lombarda alle Finali Nazionali di Caserta. Con il gruppo dei ragazzi del 1997 c’erano tutti i presupposti per un ottimo risultato. L’annata in questione da sempre ha rappresentato nelle varie manifestazioni nazionali (Garbosi, Zanatta, Torneo a Ferrara) un elevato tasso tecnico per la nostra regione. E’ così è stato. Vittoria di un gruppo molto forte nelle potenzialità, ma ancora di più nella convinzione di ognuno. E se poi ci aggiungiamo che a Rimini, nel raduno del SSNM, Centro di Qualificazione Nazionale su 32 Atleti 9 erano lombardi, la somma (per una volta) fa il totale esatto.

M come Marche: per capire che tipo di impegno si sono assunti le persone del Comitato Regionale delle Marche, per organizzare al meglio il TDR 2012, basta ripensare all’entusiasmo viscerale che gli stessi Dirigenti delle Marche dimostravano sul campo già un anno prima, durante l’edizione a Torino. Già a quell’epoca, il Presidente Paolini e i suoi più stretti collaboratori erano in fermento per organizzare tutto alla perfezione nella loro bella regione. Si pensava ai momenti collettivi serali, si studiava una logistica che potesse aiutare lo scambio di relazione tra le diverse delegazioni, si pensava a campi da gioco capienti e funzionali. E’ così è stato. Ottima organizzazione, qualità logistica di buon livello, tante persone disponibili a risolvere i normali problemi di una organizzazione complessa… insomma una bella edizione del Trofeo. Poi è chiaro che qualche problemino c’è stato, indipendente dalla volontà del Comitato. Certe distanze tra i campi da gioco e gli alberghi erano di difficile gestione, soprattutto tenendo conto di una rete viaria un po’ retrò. Un menù non proprio dietetico da parte dell’Hotel Holiday, dove c’erano la gran parte delle delegazioni, non aveva proprio il sapore di una raduno del Settore. In ultimo, a mio parere, otto giorni (da martedì a martedì) per un torneo giovanile è tanto, forse troppo. Pensare di viaggiare e giocare già al primo girono e giocare un giorno due partite, come del resto si fa in un tutti i tornei in giro per l’Italia, sarebbe utile per risparmiare qualcosa a livello economico e tornerebbe anche utile a tutti quelli che il Trofeo lo organizzano, lo giocano, lo allenano e lo seguono.



to be continued...