martedì 22 aprile 2014
UNA NUOVA E GRANDE ESPERIENZA NELLA PASQUA DI VARESE GRAZIE DI CUORE A CHI PERMETTE TUTTO QUESTO
Vivere la Pasqua a Varese ha sempre un fascino particolare. Il Torneo Garbosi da 35 anni e il nuovo Torneo Giovani Leggende (dopo Rizzi e Barilà) rappresentano l'appuntamento cestistico più importante dell'annata sportiva e unisce idealmente tutta la provincia e non solo. Le emozioni poi della sfilata di tante squadre e tanti ragazzi che giocano a basket e della premiazione al PalaWhirlpool di Masnago sono l'epilogo e la concretizzazione di un lavoro certosino di organizzazione che senza Paolo Vittori, Luca Vittori, Walter Ghiringhelli, Linda Brautigam, Giuseppe Livio, Gianni Chiapparo... e tante altre persone buone di cuore e operose nelle mente, non si potrebbero assolutamente ne pensare ne realizzare.
Un grazie di cuore a queste persone è doveroso per una città che vive la Pasqua della pallacanestro in maniera intensa e unica. Forse però nel resto dell'anno la fatica che Varese sta facendo per comprendere veramente in che direzione il mondo stia andando è altrettanto forte ed evidente...
Quattro giorni vissuti a Varese da varesino puro a contatto diretto con la città e le sue persone mi hanno fatto tornare indietro di dieci anni. Molte delle impressioni che avevo all'epoca sono tornate di attualità. Varese, non solo per motivi geografici spesso tende a isolarsi dal resto del mondo. E' vero che a Pasqua Varese è la capitale del basket giovanile perchè tutti sono felici di essere li. Ma tutto il resto dell'anno?
Aprirsi al mondo, connettere competenze, creare sinergie, collaborare per il bene comune, unire le migliori risorse umane... queste erano e rimangono le sfide che Varese, la sua provincia, le sue persone devono superare per diventare nel futuro meglio di quello che si è adesso. La sfida è aperta.
mercoledì 16 aprile 2014
STOP AL RUOLO DI COORDINATORE COMMISSIONE TECNICA IN SEI ANNI E' STATO FATTO UN OTTIMO LAVORO
Apprendo ufficialmente leggendo dal sito del Comitato Regionale (QUI) che non sono più il Coordinatore della Commissione Tecnica Regionale della Lombardia (QUI).
Negli ultimi sei anni ho cercato di collaborare con il Comitato Regionale in maniera fattiva e concreta per migliorare e gestire al meglio l'attività giovanile agonistica regionale. Ho sempre cercato di privilegiare oltre che il buon senso, anche il bene comune delle Società della Lombardia, ben sapendo delle responsabilità e della difficile posizione in cui ero.
Sono molto contento e orgoglioso di come sono andate le cose in questi anni e mi spiace molto non poter più contribuire ad aiutare il sistema a migliorare.
E' stato fatto un grande lavoro e la Lombardia, non solo in questi ultimi anni, ma da sempre, ha rappresentato la regione pilota in molte delle cose che adesso fanno parte dell'attività giovanili di tutti i giorni a livello nazionale. I campionati d'eccellenza (all'inizio open), la fascia elite, il cambio epocale sulla libertà di gestione tecnica nei campionati Under 14 e Under 13, il ripristino delle Finali Nazionali Under 14, i tempi da 10 minuti (anzichè da 8) nel Campionato Under 13, la costituzione della fascia Under 13 Elite con la formula a 24 squadre (Gold, Silver, Bronze) tanto osannata da tutti in questo ultimo periodo... ma potrei ancora continuare con il positivo esperimento (a mio modesto parere) della fascia Under 16 Elite, l'impegno da parte di tutti gli uffici gare della Lombardia di far disputare almeno 24 gare per ogni squadra giovanile iscritta ad un campionato, le Finali Regionali delle fasce Elite (Final Eight) e Regionali (con le Conference) da gestire come eventi di richiamo sul territorio, le Finali Interregionali della fascia Elite (Under 17 e Under 15) che proprio la Lombardia l'anno scorso ha organizzato a Codogno e che nel prossimo futuro diventeranno parte integrante dell'attività del Settore Giovanile a livello Nazionale...
Insomma un sacco di cose e di idee che mi sento di poter rivendicare in qualche modo come padre fondatore. Tutto questo mi riempie di orgoglio e sono molto felice di come sono andate le cose.
In qualche occasione ovviamente ho discusso con l'amico Enrico Ragnolini su cosa fare e come farlo per migliorare l'attività in Lombardia e non solo. Ma parlare, discutere, trovare soluzioni con persone appassionate e competenti e soprattutto capaci di ascoltare... oltre che essere la base della democrazia, apre spesso gli scenari più interessanti per le soluzioni del caso.
Da una parte quindi il Comitato con le sue esigenze, dall'altro ho sempre tenuto in grande considerazione la base del nostro movimento. Le Società a tutti i livelli. Le big, quelle che da anni si occupano di settore giovanile ad alto livello (intervistando e chiamando costantemente i loro responsabili), le Società di medio livello che ho sempre difeso in ambito di ammissioni alle seconde fase cercando di allargare il numero delle squadre ammesse alle seconde fasi interregionali... (vedi i 6 passaggi nell'Under 17 e i 5 nell'Under 15) e soprattutto le Società di base. Quelle che in maniera continua, laboriosa, certosina... tessono la tela più grande del nostro movimento. Quelle che rendono il nostro sport il secondo per numero di tesserati, per numero di spettatori e per numero di appassionati.
Detto questo, e mi sembrava giusto dirlo... ci sono ovviamente dei ringraziamenti da fare. Il ruolo che ho svolto come Coordinatore della Commissione Tecnica si connetteva in maniera forte con l'ufficio gare del Comitato e un grazie speciale va ad Elena Begnis vero cuore pulsante dell'ufficio e non solo, ad Alberto Bellondi e a tutti gli altri collaboratori.
Un grazie di cuore a due persone speciali. Al mio predecessore Enrico Rocco (che mi ha coinvolto per primo a livello federale affidandomi la Selezione Regionale dei ragazzi del 1994) e ad Enrico Ragnolini che prima ancora che nominarmi RTT (Referente Tecnico Territoriale), mi aveva già coinvolto appunto come Coordinatore della Commissione Tecnica, perchè aveva forse intravisto in me un barlume di idee innovative e interessanti.
Un caro saluto e un pensiero di stima per Pino Ventre, Alberto Sacchi e Davide Losi che si sono dimostrati persone veramente speciali, prima ancora che entrando nel merito delle questioni, per una condivisione importante e unica nella passione per il nostro sport.
Mi scuso con le Società a cui nel corso degli anni ho fatto dei torti, soprattutto nella difficile composizione dei gironi intertoto di ogni estate. Prendo lo spunto per scusarmi ancora con Pavia per lo spareggio che l'anno scorso ho fatto fare a livello Under 15 d'eccellenza con Cernusco, non accorgendomi del cambio di denominazione della Società anche se la squadra era la stessa che era arrivata pari in classifica proprio con Cernusco negli Under 14 d'eccellenza. Ho sempre cercato di studiare, informarmi, capire e confrontarmi con i miei referenti (e non solo) per sbagliare il meno possibile. Ma l'errore in tante decisioni prese era dietro l'angolo. Scusate.
Svesto i panni da Coordinatore della Commissione Tecnica Regionale e mantengono ovviamente con entusiasmo e passione il ruolo più importante di Referente Tecnico Territoriale che sto cercando di onorare con il solito impegno e la solita dedizione, anche grazie alla grande stima nei confronti di Andrea Capobianco persona vera in un mondo "difficile" come il nostro. #avantitutta
* nella foto la riunione svolta a Milano il 12/03/2011 tra i Coordinatori delle Commissioni Regionali
martedì 15 aprile 2014
QUANTO E' DIFFICILE ESSERE GENITORI AL MEGLIO DI SE STESSI GRAZIE DI CUORE A CHI FA BENE IL GENITORE
In quasi 30 anni di carriera di allenatore e istruttore tra Varese, Bergamo, Arezzo... considerando anche le esperienze a livello federale come selezionatore-referente a livello provinciale, regionale e nazionale, ho visto e sperimentato in maniera trasversale i rapporti con tutto il mondo dei Genitori.
Da qualche mese ho la grande fortuna di conoscere veramente cosa significhi essere genitore, e ancora di più prendo al volo questo spunto per ringraziare pubblicamente tutti i genitori che hanno avuto loro figli allenati da sottoscritto e che sono stati capaci di svolgere il loro ruolo in maniera positiva ed efficace.
Ringrazio tutti quelli che hanno aiutato e supportato l'attività dei figli tenendosi a giusta distanza, motivandoli a dare il meglio, soprattutto senza sostituire mai l'allenatore in campo. Ringrazio tutti quelli che hanno saputo dire anche dei no per la convinzione che il bene del proprio figlio era quello di non giustificarlo sempre e comunque. Ringrazio tutti quelli che pur soffrendo hanno capito che la sgridata, la punizione o la panchina potevano essere la giusta misura da prendere in quel momento. Ringrazio tutti quelli che non hanno mai pensato di fare il procuratore del proprio figlio per garantire (garantirsi) chissà qualche status. Ringrazio tutti quelli che vogliono bene al proprio figlio a prescindere dalla prestazione in campo. Ringrazio tutti quelli che non sono gelosi e invidiosi dei compagni di squadra più bravi. Ringrazio tutti quelli che in tribuna non alzano la voce contro l'arbitro per difendere eventuali torti subiti. Ringrazio tutti quelli che sanno capire quando è il caso di non venire alla partita. Ringrazio tutti quelli che sono felici anche per la vittoria di un secondo posto. Ringrazio tutti quelli che capiscono che l'allenatore può sbagliare e lo comprendono. Ringrazio tutti quelli che si dimostrano disponibili e comprensibili sia davanti, che alle spalle. Ringrazio tutti quelli che capiscono che la vita e le esperienze dei figli sono le loro non quelle dei genitori e che pur avendo tutta la passione del mondo, potrebbe capitare che i figli abbiano idee diverse del proprio futuro, ma ugualmente rispettabili e condivisibili. Ringrazio tutti quelli che aiutano a gestire la squadra sobbarcandosi magari trasferte lunghe e impegnative, senza per questo chiedere nulla in cambio. Ringrazio tutti quelli che esprimono giudizi di merito solo se sono positivi e non mettono in cattiva luce nessuno dei componenti della squadra. Ringrazio tutti quelli che aspettano la fine della stagione per dire la propria al Presidente o al Dirigente di turno. Ringrazio tutti quelli che prima di sparare sentenze guardano le cose con punti di vista differenti. Ringrazio tutti quelli pronti a tifare si, esaltarsi no.
Beh a tutti questi genitori, va il mio personalissimo Grazie. Sono sempre più convinto che state facendo il bene di vostro figlio. Un giorno vostro figlio vi ringrazierà di questo e la vostra coscienza sarà risarcita di tutti gli sforzi fatti per la migliore crescita della persona a voi più cara.
domenica 13 aprile 2014
AUGURI DI PRONTA GUARIGIONE ALL'AMICO ENRICO ROCCO TI ASPETTIAMO PRESTO SU QUALCHE CAMPO DA BASKET
In questi giorni c'è una persona che ha bisogno del nostro pensiero, delle nostre parole e del nostro affetto. E' Enrico Rocco, allenatore e amico ormai da sempre, ancora ricoverato e convalescente nel post-operazione al cuore avvenuta con successo nei giorni scorsi.
Ad Enrico, non possono che andare i miei migliori auguri di pronta guarigione e considerando di che pasta è fatto, non fatichiamo a pensare che quando tornerà presto in palestra a fare la cosa che gli riesce meglio (allenare), sarà ancora più combattivo, determinato e caparbio.
Dopo l'ottimo lavoro svolto con le giovanili di Desio, Enrico ha dimostrato sul campo che costruire, quasi da zero, un settore giovanile di alto livello è cosa possibile per chi ha competenza, entusiasmo e carisma, come lui. Ha potuto sperimentare il gusto della crescita e della maturazione di persone che certamente a lui saranno legate per sempre. E questo è forse ancora più bello e meritevole.
Seguendo l'esempio di Enrico, Genova è diventata in questi ultimi anni una realtà di prima fascia nell'ambito dei campionati giovanili e ritrovando molti spunti comuni con quanto fatto nella mia carriera da allenatore, posso capire ancora di più il lavoro e lo sforzo che sta alle spalle di tutto quanto visibile oggi.
Auguri Enrico. Inutile dirti forza e coraggio perchè hai sempre dimostrato di avere sia una che l'altro, quindi ti dico solo che Ti aspettiamo presto su qualche campo da Basket.
giovedì 3 aprile 2014
VILLAGGIO MARINO DI FOLLONICA ESTATE 2014 APERTE LE ISCRIZIONI PER UNA VACANZA DAVVERO SPECIALE
Iscrizione aperte da qualche settimana per il Villaggio Marino di Follonica. Ormai da più di qualche annetto insieme con Daniela, siamo impegnati a salvaguardare il buon funzionamento di questa "storica" struttura che ha regalato nel corso degli ultimi anni sorrisi e tante emozioni positive a tanti bambini e ragazzi che sono venuti in vacanza con noi.
Per saperne di più su iscrizioni, turni e costi di partecipazione basta cliccare sul sito internet di riferimento che è possibile trovare all'indirizzo www.villaggiomarinofollonica.it
Se conosci qualche ragazzino (tra i 6 e i 13 anni) che vuole passare una vacanza in piena autonomia con il gusto della vacanza speciale allora Follonica è il posto ideale.
sabato 15 febbraio 2014
CI HA LASCIATO UNA GRANDE PERSONA E UN OTTIMO AMICO UN EROE: GIANNI ASTI L'ALLENATORE DEGLI ALLENATORI
Ci sono persone che sono venute al mondo per fare del bene. Ci sono persone che comunque andrà la storia non si dimenticheranno mai. Ci sono persone che non ti fanno pesare mai i loro problemi, ma al contrario, più sono colpite duramente dalle vicissitudine umane e più regalano fiducia ed energia agli altri. Ci sono persone che hanno sempre una battuta buona per tutti e l'equilibrio delle parole è un modo d'intendere la vita...
Ecco Gianni Asti era uno di queste persone. Gianni Asti era una persona di cuore che ha speso tutta la sua vita per gli altri; per la pallacanestro, per i giovani e per i fondamentali del basket, di fatto le sue tre grandi passioni.
I Fondamentali che lui voleva vedere erano quelli semplici... usare la mano debole, passaggi a due mani mai in salto, usare il tabellone quando si tira da sotto, avere un buona visione periferica, non dover mai palleggiare troppo... quante volte ho sentito queste parole: "Deve migliorare i fondamentali" riferiti a questo o a quel ragazzo.
Per i Giovani Gianni ha speso tutta la sua vita. Ad iniziare dagli allenamenti presso la palestrina dell'Oratorio di San Vittore con i ragazzi nati nelle annate 1945-1946 dove per ore e ore insegnava perfino il gusto del cambio di mano frontale..., fino a proseguire agli ultimi consigli dati non più tardi di un paio di mesi fa ai ragazzi del 2001 della Robur. Uno spettacolo!
La Pallacanestro per Gianni era uno stile di vita. Il rispetto, oltre per Società e compagni di squadra anche e soprattutto per gli avversari, per gli arbitri. Mamma mia quante lavate di capo ho preso per qualche protesta di troppo.... Mi diceva: "Devi avere buoni rapporti con tutti e in più sei un educatore!". Per Gianni Asti vivere la passione per il Basket significava dimostrare a tutti che era possibile essere corretti e leali anche in un mondo difficile e a volte subdolo come il basket, soprattutto quello degli ultimi anni. Denigrava e soffriva nel vedere gli interessi economici a tutti i costi, il proliferare anche a livello giovanile dei procuratori... si faceva sempre dei dubbi su certe carriere lampo di allenatori importanti... Insomma un vero e proprio Signore del nostro sport. Di quelli che è difficile trovarne altri cinque.
Dopo il ritorno estivo a Varese nel progetto Campus, il mio rapporto con Gianni era tornato ad essere per intensità e frequenza, quello degli anni 90 alla Robur et Fides. Dovendo spostarmi spesso tra Bergamo e Varese, mi capitava di viaggiare insieme a lui passandolo a prendere in Viale Certosa. Tanti discorsi, tante emozioni, tante discussioni (anche) ma per lui l'unico fine era: il bene dei ragazzi. Anteponeva sempre il bene delle persone prima ancora di qualsiasi valutazione tecnica. Lo sforzo era sempre quello di trovare la via maestra per fare del bene. E lui mi spiazzava sempre con l'arte della pazienza. Io partivo magari forte con delle valutazioni e lui mi diceva: "Stai seminando, devi avere pazienza". Che uomo... che persona.
Proprio qualche giorno fa, dopo la nomina nella Hall of Fame del Basket italiano, vedendo che sulla targa della FIP c'era scritto Giovanni Asti anzichè Gianni, gli ho domandato il perchè di questa diversità. "Io mi chiamo Giovanni - mi disse - ma all'inizio della carriera di allenatore molti miei colleghi mi chiamavano Giannino, poi siamo passati a Gianni, ma io non mi sono mai preoccupato di spiegare e di correggere gli amici dicendo che mi chiamavo Giovanni. Per loro era comodo Gianni e a me andava bene che loro fossero felici."
Sabato 8 febbraio sono andato a trovare Gianni con il pc e con un filmato girato alla Robur con saluti e messaggi da parte di molti ragazzi del settore giovanile di Robur e Campus. Ha guardato il filmato visibilmente emozionato e con la massima attenzione e poi "Sono molto felice delle cose che hanno detto. I ragazzi sanno bene cosa tu fai per loro e non si dimenticano. Non si dimenticano. I veri premi di una carriera sono questi, grazie, grazie grazie."
Mercoledì 12 febbraio a due giorni dalla morte di Gianni pur non avendo cognizione di causa riferita ai tempi tecnici della sua degenza e della sua malattia, in cuor mio sapevo che poteva anche essere l'ultima volta che lo vedevo e che lo salutavo.
Come sempre è stato lui a chiedere a me come andavano le cose e a consolarmi per l'uno e per l'altro motivo. Era sempre lui che si preoccupava degli altri. Neppure la malattia, neppure una forte sofferenza lo aveva cambiato. Ci sono delle cose che non si scordano mai nella vita e l'ultimo sguardo di Gianni mercoledì scorso sarà una di quelle cose.
So già che da questa sera sarà li a farci da angelo custode per molto tempo... e in più so per certo che tutto quello che farò, dirò, penserò nel futuro avrà anche il suo marchio di fabbrica. Lo devo alla sua persona e ai tanti consigli gratuiti che mi ha regalato in questi anni. Lo devo a me stesso per la gratitudine e l'affetto che una persona così merita.
Grazie di tutto Gianni.
Mi mancherai molto.
mercoledì 1 gennaio 2014
GIOCATO IL II° MEMORIAL PER RAFFAELE MARTINI A BERGAMO DAL 27 AL 29 DICEMBRE 2013 - UN SUCCESSO!
I tanti ragazzi che hanno giocato in questi giorni, non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, ma proprio attraverso questa manifestazione vogliamo tentare di tenero vivo oltre che il suo ricordo, anche il Suo grande impegno e la sua immensa passione per questo sport.
Raffa era un ragazzo Speciale che sapeva come unire le persone, valorizzando, senza fare differenze e distinzioni, le qualità di ognuno. La formula vincente di Raffa era credere fermamente in quello che faceva, cioè allenare, educare e far divertire i giovani educandoli a migliorare. In questo non si risparmiava e lo ha fatto fino all’ultimo.
Il messaggio forte e chiaro rivolto a voi giovanissimi giocatori di pallacanestro è… NON RISPARMIATEVI. Metteteci impegno, passione e cuore in tutto quello che fate, soprattutto nella vostra disciplina preferita; il Basket. Raffa, ne siamo sicuri, vi darà una mano dal cielo.
Grazie.
Per scaricare il libretto del torneo clicca QUI
martedì 31 dicembre 2013
giovedì 19 dicembre 2013
giovedì 12 dicembre 2013
martedì 3 dicembre 2013
domenica 29 settembre 2013
"QUANDO ALLENARE GIOCATORI E' ANCHE FORMARE UOMINI" PAROLE E MUSICA DI COACH ANDREA CAPOBIANCO
Ho trovato questa bella intervista fatta da Chiara Turrini ad Andrea Capobianco pubblicata sul sito www.basketlive.it che vorrei condividere con tutti quelli che ritengono necessario e importante sapere che dietro dei giocatori ci sono dei ragazzi, dietro degli atleti ci sono delle persone che dietro uno sportivo c'è un uomo, con le sue fragilità, i suoi errori, i suoi talenti e le sue potenzialità.
A teatro, quando cala il sipario la gente applaude. È normale che non pensi al dietro le quinte, alla frenesia di chi lavora oltre le strisce di stoffa che separano la scena e quello che sta dietro. Dietro le quinte è fatica degli addetti ai lavori e degli attori che imparano la parte, è il progetto dello spettacolo che prende forma secondo il copione. Gli spettatori non lo vedono ma gli attori lo vivono. E il regista lo sa.
In questo caso il regista è Andrea Capobianco, responsabile tecnico del Cna e del Settore Squadre Nazionali Maschili, attualmente coach degli Azzurri Under 18. Andrea, in questo periodo impegnato con i ritiri estivi, dirige con passione i lavori del dietro le quinte, perchè “la progettazione è un punto chiave di tutto il lavoro che svolgiamo e che abbiamo svolto, ad esempio con la Nazionale Sperimentale”.
L'intenso mese di giugno con la Nazionale Sperimentale ha portato i frutti sperati: Daniele Magro e Massimo Chessa sono stati convocati con Nazionale A. “Dalle recenti convocazioni si vede la buona riuscita di questo nostro lavoro – spiega il coach – una progettazione sul lungo periodo ma che sta andando nella direzione giusta”.
“Il nostro obiettivo – sottolinea – non era il risultato di una partita, che pure è arrivato, soprattutto contro la Francia. Siamo stati chiari fin da subito: è un progetto a lungo termine, ma da cui abbiamo avuto una grandissima soddisfazione. Il lavoro non era solo fisico, ma anche mentale, di motivazione. Alla fine è stato bello vedere come tutti si sono impegnati per andare oltre il limite, al di là della stanchezza. È questo che li porta a fare dei passi avanti”.
Filosofia cestistica
"Alla base di questo sport che non è solo uno sport ci sono i valori. – evidenzia il coach – E lo sport per la società può fare molto. Ad esempio un passaggio non è un gesto del braccio verso un compagno. È un atto che ci porta a rinunciare alla possibilità di prenderci gli applausi per illuminare il palco di un nostro compagno. Ai bambini del minibasket bisogna dire bravi se passano la palla più che se tirano, perchè solo così si può comprendere che una squadra è unita per un bene comune”.
Patti chiari, amicizia lunga
Formare ventenni, gestire adulti. Coach Capobianco ha allenato tutte le categorie, dal minibasket alla Nazionale (nel curriculum manca solo l'A dilettanti), e per questo gira l'Italia, perchè “ per capire le cose bisogna guardarle a 360°”. Dice di non credere in regole prestabilite riguardo il suo mestiere. “Allenare vuol dire avere a che fare prima di tutto con persone, e quindi gestire relazioni interpersonali. Poi la questione è: io allenatore e tu giocatore, insieme, cosa possiamo fare? Dove possiamo arrivare?” Alla base di questo rapporto di fiducia devono esserci chiarezza, coerenza e tolleranza.
La chiarezza è il valore alla base della comunicazione. Per cui un giocatore deve essere lasciato libero di scegliere, capace di assumersi la responsabilità di intraprendere la via che premia, quella della fatica: “Assolutamente, dobbiamo lasciarli scegliere, far sì che si assumano questa responsabilità quando noi diciamo loro chiaramente che il sacrificio e lo sforzo sono l'unica via per diventare forti”.
La coerenza è quello che dà credibilità alla persona. “Io penso che tutti i giocatori meritino, e debbano essere allenati per arrivare al loro massimo, sia che ciò voglia dire renderli supercampioni, sia giocatori tutto sommato mediocri. Tutti hanno la loro dignità non solo come giocatori ma in quanto persone. La coerenza è anche quel valore per cui io stesso devo dare sempre il massimo, per essere d'esempio ai ragazzi. Cerco sempre di portare me stesso in palestra”.
La tolleranza è quello che sta alla base dei rapporti: per cui in certi casi fare un passo indietro è farne uno in avanti, perchè vuol dire accettare la diversità dell'Altro senza per questo respingerla.
“Da qui nasce la consapevolezza, che è quello che dobbiamo insegnare a ogni singolo giocatore, e dobbiamo farlo per ogni singolo esercizio - spiega Andrea, che però si schernisce: “Detto questo, nessuno è infallibile e gli errori purtroppo capitano”.
“Allenare un giocatore, soprattutto se giovane, - continua – non vuol dire accontentarlo, ma prendersi cura della sua persona, aiutarlo a crescere. Vuol dire guardare specialmente alle cose che non vanno bene, lavorare sui limiti. È questo il dovere di un coach, e allenare vuol dire prendersi il proprio ruolo. Con chiarezza, coerenza e tolleranza”.
Beata gioventù
Coach C ha visto passare dalle sue palestre generazioni di giocatori. Passano gli anni, cambiano i tempi. Che differenza c'è oggi con quando ha iniziato? “Le differenze tra generazioni ci sono, come è normale ci siano. Ma non è vero il luogo comune 'non ci sono più i ragazzi di una volta'. O meglio, certo, i giovani sono cambiati, ma non sono peggiorati. È cambiato il modo in cui manifestano i valori, ed è forse più difficile tirar fuori il cuore. Ma c'è, c'è ancora, si gioca ancora nei campetti all'aperto, la passione esiste, va tirata fuori”.
Qual è la problematica più difficile quando si tratta di lavorare coi giovani? “Oggi si dice che i ragazzi sono superficiali. Io non la penso assolutamente così, anzi. Ma devono essere meno diffidenti, devono credere in chi vuole aiutarli a crescere. Hanno dentro le cose, ma non è facile fargliele tirare fuori. Penso che debbano avere il coraggio di essere profondi, e quando lo fanno capitano cose bellissime, piccole cose: ragazzi che vanno via poi tornano a salutare, che ringraziano di averli corretti severamente...Perchè siamo allenatori, ma anche, pur nel nostro ruolo, punti di riferimento importanti per la loro vita”.
La giusta distanza
Allenare è una vocazione? Andrea Capobianco aveva iniziato l'università, Facoltà di Medicina. Esami regolari fino al terzo anno poi la scelta: voglio allenare. I genitori, lei preside, lui avvocato, superato il pallore iniziale lo lasciano assumersi la responsabilità della scelta.
Oggi Andrea paragona la sua attività di allenatore a quella di un insegnante: “In un certo senso sì, una vocazione, ma più che altro è un ruolo che deve restare entro certi confini”. La famiglia dei giocatori, ad esempio. Spesso i ragazzi stanno più tempo col coach che a casa, si creano legami. Andrea non è sposato e non ha figli, ma sarebbe sbagliato usare la metafora dell'allenatore anche un po' padre. Ognuno ha il proprio ruolo. “Su questo tema, mi piace ricordare uno dei giocatori che conosco meglio e a cui sono molto legato, Giuseppe Poeta. Lui deve molto alla sua famiglia, che io conosco da anni, perchè l'ha aiutato in ogni momento senza mai rubare il ruolo all'allenatore. Credo nella pallacanestro e nell'educazione fatte di collaborazioni, e allenatore e genitori devono guardare sempre alla crescita del ragazzo. Quando non accade questo, ognuno deve stare al suo posto”. Le è capitato di affrontare situazioni in cui i ruoli erano confusi? “Certo. E quando non ero più solo allenatore ma qualcosa di simile a un padre ho dovuto mettere una distanza, erigere muri per proteggere i rapporti tra le persone”.
Panta rei
“Poi c'è il tempo – aggiunge Andrea – un fattore troppo importante. È il tempo che ci fa capire realmente come sono andate le cose, chiarisce tutto”. L'esempio è inequivocabile: “Come durante una partita, pianifichi di vincere dopo una strategia di pressing sui 40'. All'inizio prendi dei canestri, prendi un parziale, ma ci sta. Perchè alla fine gli avversari sono stanchi e tu vinci grazie al tuo progetto iniziale. Il tempo è la verifica. Io credo molto nei miracoli, ma noi non possiamo farne. Possiamo però credere nelle nostre idee e portarle avanti con coraggio, prendendoci la responsabilità di scelte 'fuori moda' perchè siamo sereni e saldi nelle nostre intenzioni”.
Solo cose belle
Questo è il capitolo “soddisfazioni”. “La serenità non te la dà una vittoria né te la toglie una sconfitta. Mi è servito tutto quello che ho vissuto coi ragazzi, nel bene e nel male. E poi, quando li vedi a certi livelli...ripaga degli sforzi fatti”. Certo, Capobianco ha vinto molti premi di squadra e come miglior allenatore, ma dice che quelle soddisfazioni non sono niente se confrontate con i piccoli gesti di umanità nel quotidiano della professione. “La più grande? Forse quando Giuseppe Poeta, Luca Infante e Valerio Amoroso, tutti e tre cresciuti con me, vestirono insieme la maglia della Nazionale...”.
O quando a vestirla è proprio il coach: “Un'enorme soddisfazione per me è poter indossare i colori della Nazionale, è sempre stato il mio sogno. Mi vengono i brividi ogni volta che indosso quella maglia. Certo, sono stato contento delle offerte da parte di alcuni club, ma per me l'onore più grande è questo”.
domenica 8 settembre 2013
mercoledì 28 agosto 2013
RAFFAELE MARTINI PER SEMPRE CON NOI LA NOTIZIA PIU' BRUTTA. ERA IL 28 AGOSTO DEL 2011
Era la mattina del 28 agosto del 2011 e una telefonata proprio dal suo cellulare mi annunciava la morte di Raffa Martini. Incredibile. Un colpo al cuore, una sensazione strana di impotenza mista a tristezza che per giorni è rimasta viva nel mio cuore e nella mia mente.
Raffa era una persona speciale che da sempre si è occupato degli altri. Soprattutto dei più giovani, ma anche dei suoi coetani e dei suoi amici. Raffa era l'allenatore di Bergamo che meglio di altri ha incarnato il ruolo dell'istruttore evoluto cercando con idee e contenuti innovativi, di migliorare e far progredire una provincia con grande potenzialità ancora inespresse.
Raffa era quello delle "cazziate" a muso duro, ma anche dei grandi rapporti interpersonali con cui costruire il futuro. Raffa era quello che aggiustava tutto quello che vedeva rotto. Raffa era l'amico per la serata giusta, l'allenatore per la squadra da migliorare, il dirigente capace di intravedere le potenzialità e le prospettive giuste.
Raffa se n'è andato troppo presto e non penso che questa ingiustizia possa essere ripagata con nulla al mondo.
La morte di Raffa ha pesato in alcune scelte personali perchè le capacità di Raffa erano anche quelle di dare equilibrio e stabilità a situazioni complicate e complesse.
A due anni esatti dalla morte di Raffaele Martini la sensazione di mancanza e di tristezza è la stessa di quel 28 agosto 2011. Forse adesso ancora più di allora (i primi giorni sembrava perfino uno scherzo) le sue parole, le sue azioni, i suoi atteggiamenti mancano e mancano tanto.
lunedì 15 luglio 2013
lunedì 8 luglio 2013
domenica 7 luglio 2013
RASSEGNA STAMPA DI DOMENICA 7 LUGLIO 2013 DALLA PREALPINA: VARESE PUNTA SUI GIOVANI
UN QUARTO POSTO CHE SA DI IMPRESA PER I BLU UNDER 15 DI BERGAMO UN GRUPPO INCREDIBILE
Finisce al quarto posto l'avventura dei ragazzi Under 15 di Bluorobica alle Finali Nazionali di Cento. Un esperienza davvero unica nel suo genere perchè essere arrivati alle Finali era già un sogno, essere entrati nelle prime quattro squadre in Italia ha dell'incredibile, ma gratifica e amplifica tutto quanto è stato vissuto in questi mesi.
La finale terzo, quarto posto a Cento ha definitivamente chiuso il mio rapporto con Bergamo, anche se ovviamente con un orecchio sintonizzato alle finali di Bormio durante la prossima settimana.
Ieri (sabato 6/07) è stato il giorno dei saluti e dei ringraziamenti e ancora una volta devo ringraziare di cuore Atelti e Genitori del gruppo Under 15 per il grande affetto e stima dimostrata. Il ricordo di questi giorni e di questi mesi sarà indelebile.
sabato 6 luglio 2013
FINALI NAZIONALI UNDER 15 D'ECCELLENZA A CENTO BLUOROBICA SETTORE GIOVANILE UN RISULTATO INCREDIBILE
Quello che fortunatamente abbiamo vissuto durante le Finali Nazionali di Cento a livello Under 15 è stato qualcosa di incredibile. Negli anni a Bergamo di imprese ne sono state fatte tante. Il secondo posto di Bologna con gli Under 19, il terzo a Montecatini con gli Under 16, forse ancora di più il secondo posto con i 93 a Vasto... una serie interminabili di risultati importanti e di sfide vinte e stravinte... con squadre che erano più motivate che forti e con persone in gamba, prima che giocatori.
Quanto successo però in questi giorni a Cento ha dell'incredibile perchè nemmeno con la più fervida immaginazione si poteva pensare di passare dal quarto posto in Lombardia alla disputa della finale 3°-4° posto in Italia proprio contro l'altra lombarda Libertas Cernusco.
Abbiamo vissuto giornate speciali con la certezza di aver dato tutto. Ci siamo divertiti, impegnati, incavolati... sempre con l'unico fine di provare a dare il massimo e ci siamo riusciti.
Con la partita di questo pomeriggio (16.45) finisce la mia personale storia a Bergamo e se ne apre un'altra non troppo lontano in una città che conosco molto bene. Ma di questo avremo modo di parlarne magari domani. Per ora, Grazie Ragazzi e Forza Blu!
domenica 30 giugno 2013
RASSEGNA STAMPA DALL'ECO DI BERGAMO INTERVISTA SUL DIVORZIO CON BLUOROBIOCA
Pubblico interamente l'articolo apparso nell'edizionew on-line dell'Eco di Bergamo nei giorni scorsi. Intervista di Arturo Zambaldo rintracciabile QUI
Doverosa possibilità concessa ad Andrea Schiavi di replicare a ciò che ha determinato la fine del suo rapporto con la Blu Orobica dopo nove anni di intenso impegno nelle vesti di responsabile del settore giovanile. E lo fa con serenità e con la chiarezza che lo ha sempre contraddistinto.
A chi, ad esempio sostiene che alla prima squadra (la Comark, tanto per intenderci) non è che siano arrivati giocatori dalla Blu Orobica in grado di diventare titolari, Schiavi puntualizza “Limitandomi al passato campionato, il bergamasco Planezio ha giocato con continuità nel Casalpusterlengo, nella Lega nazionale dilettanti, segno evidente che lo avevamo consegnato alla Comark con le carte in regola per spiccare il volo”.
Un attimo di pausa e Schiavi si addentra nella stagione sportiva da poco conclusa “Nella scorsa estate è stata la volta di Carnovali e Tomasini di averli piazzarli in pianta stabile nella formazione maggiore. E' vero che, magari, in parte le aspettative non sono state pari alle attese ma i minutaggi di entrambi, sul parquet hanno lasciato a desiderare”. Spontaneo interpretare il messaggio rivolto a coach Adriano Vertemati “D'accordo, spetta all'allenatore la scelta di utilizzare le pedine che registra a referto ma non escluderei alcuni rigorosi imput provenienti dall'alto. Poi, per carità, so bene che quando sei schiavo del risultato non c'è tecnico che privilegi al giocatore esperto il baby di turno”.
Altra divergenza che avrebbe contribuito all'inatteso e, perché, chiacchierato “divorzio” sarebbe stato il nuovo progetto prospettato da Schiavi alla dirigenza, ritenuto da questa eccessivamente dispendioso. Al riguardo Schiavi risponde senza la minima titubanza “Ritenevo che per una progressiva maturazione fisico-tecnica dei miei atleti sarebbe stato opportuno trasferirli, momentaneamente, in un sodalizio minore stipulando un preciso accordo di piena collaborazione. Oppure inserire quelli più promettenti in una nostra formazione iscrivendola, che so io, in un campionato di livello adeguato. In un caso o nell'altro, al termine dei rispettivi tornei, qualcuno sarebbe approdato nella Comark già in grado di imporsi o giu di lì”. Infine alla domanda sul futuro professionale di Schiavi che alla sua guida, le varie formazioni della Blu Orobica hanno puntualmente conseguito, anche in ambito nazionale, fior di risultati precisa “Di proposte ne ho ricevute parecchie e naturalmente ne sono orgoglioso. E' probabile che a giorni prenderò una definitiva decisione”.
Una cosa è, comunque, certa: Andrea Schiavi non rimarrà con le mani in mano: a sentenziarlo è il suo ricco curriculum.
Arturo Zambaldo
Doverosa possibilità concessa ad Andrea Schiavi di replicare a ciò che ha determinato la fine del suo rapporto con la Blu Orobica dopo nove anni di intenso impegno nelle vesti di responsabile del settore giovanile. E lo fa con serenità e con la chiarezza che lo ha sempre contraddistinto.
A chi, ad esempio sostiene che alla prima squadra (la Comark, tanto per intenderci) non è che siano arrivati giocatori dalla Blu Orobica in grado di diventare titolari, Schiavi puntualizza “Limitandomi al passato campionato, il bergamasco Planezio ha giocato con continuità nel Casalpusterlengo, nella Lega nazionale dilettanti, segno evidente che lo avevamo consegnato alla Comark con le carte in regola per spiccare il volo”.
Un attimo di pausa e Schiavi si addentra nella stagione sportiva da poco conclusa “Nella scorsa estate è stata la volta di Carnovali e Tomasini di averli piazzarli in pianta stabile nella formazione maggiore. E' vero che, magari, in parte le aspettative non sono state pari alle attese ma i minutaggi di entrambi, sul parquet hanno lasciato a desiderare”. Spontaneo interpretare il messaggio rivolto a coach Adriano Vertemati “D'accordo, spetta all'allenatore la scelta di utilizzare le pedine che registra a referto ma non escluderei alcuni rigorosi imput provenienti dall'alto. Poi, per carità, so bene che quando sei schiavo del risultato non c'è tecnico che privilegi al giocatore esperto il baby di turno”.
Altra divergenza che avrebbe contribuito all'inatteso e, perché, chiacchierato “divorzio” sarebbe stato il nuovo progetto prospettato da Schiavi alla dirigenza, ritenuto da questa eccessivamente dispendioso. Al riguardo Schiavi risponde senza la minima titubanza “Ritenevo che per una progressiva maturazione fisico-tecnica dei miei atleti sarebbe stato opportuno trasferirli, momentaneamente, in un sodalizio minore stipulando un preciso accordo di piena collaborazione. Oppure inserire quelli più promettenti in una nostra formazione iscrivendola, che so io, in un campionato di livello adeguato. In un caso o nell'altro, al termine dei rispettivi tornei, qualcuno sarebbe approdato nella Comark già in grado di imporsi o giu di lì”. Infine alla domanda sul futuro professionale di Schiavi che alla sua guida, le varie formazioni della Blu Orobica hanno puntualmente conseguito, anche in ambito nazionale, fior di risultati precisa “Di proposte ne ho ricevute parecchie e naturalmente ne sono orgoglioso. E' probabile che a giorni prenderò una definitiva decisione”.
Una cosa è, comunque, certa: Andrea Schiavi non rimarrà con le mani in mano: a sentenziarlo è il suo ricco curriculum.
Arturo Zambaldo
sabato 29 giugno 2013
martedì 25 giugno 2013
lunedì 24 giugno 2013
RASSEGNA STAMPA DI LUNEDI' 24 GIUGNO 2013 ABC CONTINUA IL TOTO-ALLENATORE
sabato 22 giugno 2013
DALLA GAZZETTA DELLO SPORT DI SABATO 22 GIUGNO SCHIAVI SCELTA NUMERO UNO DI COSTA VOLPINO
Citato pure sulla Gazzetta dello Sport... quale onore! Nelle prossime ore, ovviamente ne sapremo di più sul futuro... Per ora nulla è deciso!
Ecco un altro articolo pubblicato su www.varesesport.com ecco qui il link: QUI
mercoledì 19 giugno 2013
L'ECO DI BERGAMO ON-LINE TORNA SUL CASO SCHIAVI "SCHIAVI E BLUOROBICA: DIVORZIO CHE FA DISCUTERE"
Nuovo articolo sulle mie dimmissioni da Bluorobica pubblicato nell'edizione on-line dell'Eco di Bergamo (QUI). Pubblico volentieri l'articolo e senza nemmeno commentare... magari più avanti.
Articolo da l'Eco di Bergamo versione on-line (martedì 18 giugno):
Che la fine del rapporto tra il responsabile della Blu Orobica, Andrea Schiavi e il sodalizio presieduto da Paolo Andreini desse vita a differenti interpretazioni era, pressoché, annunciato. Del resto, specie, negli ultimi tempi della pur duratura convivenza (la bellezza di nove anni) era venuto meno l'idilio tra il quarantacinquenne tecnico varesino e sopratutto la compartecipata società del numero uno Gianfranco Testa, fresca del passaggio nella Lega due-silver.
“Sponsor” sin dall'inizio di Schiavi, è stato Andreini, lo stesso che ha preso la decisione di interromperne la collaborazione, a detta di molti, sofferta. Quale la ragione del mancato rinnovo del contratto? Secondo i bene informati, Schiavi aveva sottoposto al club di appartenenza un ambizioso progetto ritenuto non alla portata con i costi a bilancio. Ma argomento economico a parte che ha avuto in ogni caso una palpabile incidenza, a deteriorare i rapporti, con la Comark, sono sopraggiunte divergenze di vedute sempre più continue.
Discorso di fondo: le non esaltanti prestazioni in prima squadra di giocatori prelevati, come da specifici accordi, appunto dalle giovanili di Schiavi. Considerazioni queste, però, puntualmente rigettate da Schiavi il quale a buon diritto ha comunque, legittamente posto sull'altro piatto della bilancia i lusinghieri risultati conseguiti ovunque dalle formazioni da lui forgiate. Certo, occorre stabilire se l'obiettivo fosse stato quello di privilegiare titoli e medaglie ad iosa a livello dei vari team oppure di fornire al coach di turno il maggior numero di baby già utilizzabili nelle categorie superiori. L'optimum sarebbe stato di coniugare al meglio l'una e l'altra aspettativa ma pretendere la botte piena e la moglie ubriaca è quasi sempre impossibile in qualsiasi campo.
Arturo Zambaldo
PUBBLICATA LA RASSEGNA STAMPA DEL "CASO" SCHIAVI ARTICOLI TRATTI DA L'ECO DI BERGEMO E PRALPINA DI VARESE
Dopo la fine del rapporto di collaborazione con Bluorobica sono stati pubblicati degli articoli giornalistici su vari quotidiani cittadini. Entrando nel merito qui sotto è possibile leggere gli articoli pubblicati sul l'Eco di Bergamo martedì 18 giugno e sulla Prealpina di Varese lunedì 17 giugno. Buona lettura.
Iscriviti a:
Post (Atom)



.bmp)

.bmp)




.bmp)











.bmp)
.bmp)
.bmp)











.bmp)