mercoledì 29 ottobre 2014

TUTTO PRONTO PER IL NUOVO TORMENTONE DELL'INVERNO 2014
LA FIP TORNA ALL'ANTICO CON LE ANNATE GIOVANILI PARI??


Ogni tanto salta fuori il tormentone del cambiamento delle annate giovanili che qualcuno vocifera più o meno a gran voce su forum o social di vario tipo. Questa volta però l'articolo pubblicato sulla Prealpina è qualcosa di più che un sentito dire e l'iter di cambiamento da parte della FIP sembra in effetti iniziato.

In più per mettere altra carne al fuoco, proprio nella mattinata di martedì 28 ottobre si sono trovati a Bologna tutti gli allenatori di alto livello che da anni frequentano i campionati d'eccellenza e le diverse finali nazionali di categoria.

Non entro nel merito di giudizi personali che contano poco o nulla... penso però che il coinvolgimento delle parti nel merito di un nuovo cambiamento sulle giovanili sia doveroso.

La Federazione ha tutto il diritto/dovere di organizzare al meglio la propria attività, ma forse dovrebbe chiarire meglio i motivi di una scelta che ai più appare inopportuna. Gli allenatori delle squadre giovanili più famose in Italia (prima di trovarsi) avrebbero forse fatto bene a sentire i diretti interessati (il SSNM?) per un chiarimento delle posizioni.

C'è da dire che alla Federazione importa molto avere minutaggi alti nei campionati giovanili per le annate dei campionati europei e soprattutto importa per quei giocatori che spesso giocano meno nei club (i lungi magari ancora acerbi), mentre alla tante Società di prima fascia sempre di più importa avere campionati di livello per far migliorare giocatori italiani ma anche tanti (troppi?) stranieri...

Stiamo alla finestra e vediamo cosa succede...

martedì 14 ottobre 2014

FINALMENTE RIESCO AD AGGIORNARE IL MIO BLOG...
ECCO PUBBLICATA L'INTERVISTA DI STARTINGFIVE.NET


Purtroppo mancano i tempi tecnici per tenere aggiornato il Blog con qualche gustoso post... mi spiace e me ne scuso con tutti quelli che cliccano fiduciosi sul mio blog alla ricerca di qualche notizia, polemica e retroscena...

Per ora una piccola anticipazione di quello che potrei scrivere più avanti nell'intervista pubblicata un paio di giorni fa proprio qui: http://startingfive.net/?id=20


sabato 28 giugno 2014

STAGIONE SPORTIVA 2014-2015 INSIEME A URANIA MILANO
FELICE DI ESSERE IL NUOVO RESPONSABILE DELLE GIOVANILI


Dopo la difficile e pesante stagione passata a Varese, con il finale amaro che conosciamo, si apre un nuovo capitolo nella mia carriera di istruttore e allenatore giovanile. Dopo una trattativa lampo, sono felice di annunciare che dal 1 luglio sarò il Responsabile del Settore Giovanile, nonchè allenatore di un paio di squadre, di una della Società storiche di Milano, Urania Basket

Sono molto contento di ripartire da una Società che vuole crescere, vuole affermarsi e che ha da sempre una mission di sviluppo importante sui giovani e sui giovani di Milano. Una bella scommessa che assomiglia molto (con le dovute differenze) all'inizio del percorso di Bluorobica. Intesa fin da subito perfetta con Luca Biganzoli che ringrazio preventivamente per la fiducia accordata nei miei confronti.

I prossimi giorni, saranno utili per capire meglio che tipo di attività andremo a strutturare. Di certo iniziare a far parte di una Società così importante e con tanto potenziale come appunto Urania è un bell'inizio di avventura.


mercoledì 18 giugno 2014

RASSEGNA STAMPA DAL QUOTIDIANO "LA PREALPINA" DI VARESE
"UN DIVORZIO CHE FA MOLTO DISCUTERE"


Le due Varese e Andrea Schiavi, un “divorzio” che ha fatto molto rumore. L’interruzione dopo soli undici mesi dell’accordo tra Pallacanestro Varese e Robur et Fides, che aveva riportato in città il tecnico tre volte campione d’Italia nove anni dopo il suo trasferimento a Bergamo, e la scelta del club di via Marzorati di puntare sull’esperienza di Franco Passera anziché sul progetto innovativo legato a Schiavi per coordinare la serie B e il settore giovanile, hanno fatto discutere molto l’ambiente del basket varesino.

E dalle considerazioni degli “addetti ai lavori” traspare il senso dell’occasione persa per dare una svolta al movimento giovanile cittadino che torna a dividersi per l’ennesima volta, e per non aver sfruttato al meglio una “eccellenza” cittadina come Schiavi. Ad aprire la “carrellata” dei pareri è Fabrizio Garbosi, dal 2003 al 2011 alla Robur et Fides tra giovanili e DNB: «I presupposti di un accordo che per l’ennesima volta provava ad unire Pallacanestro Varese e Robur dopo tanti tentativi andati a vuoto erano già discutibili: la storia dice che difficilmente avrebbe funzionato, e dunque Andrea era nel mezzo di una situazione senza sbocchi. Per quanto riguarda la Robur, è la classica scelta di una società che non ama guardare al futuro ma è fortemente legata alle sue tradizioni, preferendo la sicurezza della continuità allo stimolo del cambiamento per crescere». 

Fabrizio Natola, allenatore di lungo corso nelle giovanili di via Marzorati e poi di piazza Monte Grappa, individua invece una soluzione probabilmente irrealizzabile: «L’accordo era l’idea giusta per migliorare la qualità del lavoro in palestra: da sempre l’unione fa la forza, e mettendo insieme gli elementi migliori di due vivai così numerosi sarebbero cresciuti anche i ragazzi, ovviamente con la persona adatta in palestra. Per quanto riguarda la Robur, l’innovazione deve portare vantaggi ed essere motivata: la soluzione ideale sarebbe stato quella di far coesistere Passera e Schiavi, ma evidentemente non c’erano le condizioni».

Simile il parere di Gianni Chiapparo, prima allenatore alla Robur e poi dirigente su entrambi i fronti e artefice dell’ultima collaborazione giovanile datata 2007/2008: «Varese perde un’eccellenza, e visto che quest’anno Passera e Schiavi avevano già lavorato sotto lo stesso tetto auspicavo che riuscissero a collaborare insieme alla Robur. Spiace soprattutto che il progetto di collaborazione giovanile non prosegua: l’idea era valida ma per l’ennesima volta l’accordo è durato poco. La sana rivalità va bene per le fasce basse delle giovanili, ma nelle fasce alte mettersi insieme permette di produrre giocatori per la B e potenziali prospetti per la A».

L’addio di Schiavi risulta incomprensibile a Vincenzo Crocetti, per anni responsabile del Minibasket della Pallacanestro Varese che da tredici anni ha il proprio centro a Casciago: «Non capisco. Essendo super partes, Schiavi era la figura perfetta per portare avanti questa collaborazione coordinando l’investimento compiuto dalle due società. Poteva essere l’opportunità per una svolta importante, ma dopo pochi mesi è stato esautorato da una delle due parti in causa e poi lasciato a casa dall’altra dopo aver raggiunto due finali nazionali. O ci sono stati problemi comportamentali, e conoscendo bene Andrea mi sento di escluderlo, o c’è qualcosa che non va…».

 Sulla stessa falsariga si esprime Matteo Miglio, per anni nei quadri delle giovanili di Varese con Schiavi, ora spostatosi a Lugano: «Non riesco a cogliere le ragioni di questa scelta: se era bastato un solo anno di lavoro per ottenere risultati così brillanti, mi chiedo cosa sarebbe scaturito dando continuità al progetto per qualche anno E da esterno non capisco la logica per la quale sia la Pallacanestro Varese che la Robur hanno optato per l’interruzione del rapporto: se lasciato lavorare avrebbe rivoltato come un calzino tutto l’ambiente, forse proprio per questo è finita così».

martedì 10 giugno 2014

RASSEGNA STAMPA QUOTIDIANI DA "LA PROVINCIA" DI VARESE
FRANCESCO CAIELLI SI FA FORSE TROPPO DOMANDE?


RASSEGNA STAMPA DALLA PREALPINA DI LUNEDI' 9 GIUGNO 2014
ECCO I MOTIVI (UFFICIALI) DI UN DISACCORDO CHE FA MALE

Mi sembra giusto riportare gli articoli di giornale pubblicati ieri con parole importanti da parte dei dirigente di Varese a vario livello. Ringrazio tutti i genitori, gli atleti, i miei ex giocatori, gli amici e anche le tante persone che non conosco per i tanti messaggi ricevuti di stima, di affetto e di denuncia verso una scelta che in molti considerano sbagliata. Personalmente accetto invece le decisioni di Cesare Corti e di Cecco Vescovi che in questi mesi evidentemente hanno potuto farsi un idea precisa di quanto fatto. Se i due massimi dirigenti di Robur e Pall. Varese hanno una ricetta più efficace di quella che ho proposto io per migliorare l'attività dei giovani di Varese, è giusto che la percorrano senza problemi e avranno (da lontano) tutto il mio appoggio. Alla fine non tutti la dobbiamo pensare allo stesso modo... e questo spesso fa la differenza.





sabato 7 giugno 2014

LETTERA APERTA DI COACH ANDREA SCHIAVI
"GRAZIE A TUTTI DELLA BELLA ESPERIENZA"

Avrei voluto scrivere ancora tante pagine di storia sportiva a livello giovanile in nome e per conto di Varese. Avrei voluto riportare in alto (dove merita) una città che ha il Basket nel dna. Avrei voluto offrire la mia passione e le mie competenze per il luogo che mi ha visto crescere e maturare come persona.

Undici mesi fa sono tornato a Varese con un progetto ambizioso di unione, di condivisione, di crescita e di sviluppo in nome e per conto dei giovani della città di Varese. Il percorso è stato coinvolgente e intrigante anche se molto complesso. I grandi risultati sportivi ottenuti sul campo (doppie finali nazionali raggiunte, giocatori convocati nelle varie selezioni regionali e nazionali, grandi riconoscimenti da parte di moltissimi addetti ai lavori) sono solo parte delle belle cose accadute in questi mesi. I miglioramenti degli atleti e un clima sempre più benevolo nei confronti dell’attività che stavamo perpetuando sono quello che mi porto a casa di più caro e vivo rispetto ad una esperienza che oggi purtroppo finisce.

Dopo le Finali Nazionali Under 17 che inizieremo in questi giorni nelle marche, Varese rimarrà la mia città di nascita e di crescita personale ma non sarà più la città dove alleno.

Delle tante cose belle successe ringrazio innanzitutto le due persone che fin dall’inizio hanno creduto in me volendomi a tutti i costi, che sono Adalberto Tessarolo e Francesco Vescovi. A loro il mio più sentito ringraziamento personale per avermi dato la possibilità di salire in sella ad un progetto importante che Varese aspettava da anni.

Ringrazio di cuore i miei più stretti collaboratori nella gestione concreta del Supergruppo del Campus ad iniziare da Paolo Conti, Bruno Bianchi e Silvano Tavian, referenti insieme a me delle squadre. Grazie mille anche a tutte le persone che a vario titolo hanno dato una mano per cui le cose funzionassero bene ad iniziare dalla persona che mi ha voluto più bene come Gianni Asti, proseguendo con Armando Crugnola, Giovanni Todisco, Franco Passera, Romano Pagani, Marco Cattalani e tutti gli allenatori e i dirigenti di Robur e Pall. Varese.

Ringrazio tutti i genitori degli atleti che mi hanno conosciuto e più o meno apprezzato. So di essere una persona che chiede molto e capisco le difficoltà nel comprendere fino in fondo certe mie scelte e decisioni. Grazie di cuore a tutti quei papà e mamme che in questo ultimo periodo mi sono stati particolarmente vicini e addirittura si stavano prodigando per cercare di propagandare un’idea di unione che a mio parere rimane l’unica possibilità per fare le cose bene (o benissimo) a Varese.

In ultimo un pensiero particolare ai ragazzi che ho allenato. Ho cercato di mettere al centro di ogni scelta, prima le persone, poi i giocatori. Ho cercato di migliorare gli aspetti tecnici e tattici ma dando priorità (soprattutto all’inizio dell’anno) all’impegno incondizionato, agli atteggiamento positivi sopra qualsiasi cosa, all’importanza dei rapporti, alla crescita del gruppo… 
Pur nella normalità di persona che sbaglia, ho cercato in tutti i modi di dare l’esempio. Con qualcuno ho ottenuto grandi risultati e grandi soddisfazioni, con altri il percorso è stato più difficile, ma non per questo meno significativo.

Finire dopo solo un anno un lavoro che pensavo potesse veramente radicarsi nei pensieri di Dirigenti, Allenatori, Giocatori, Genitori mi dispiace tantissimo. Ringrazio tanto anche il Dott. Carlo Nicora, che in questo ultimissimo periodo si è prodigato per cercare di costruire una Robur del futuro un po’ più giovane e meno conservatrice rispetto al passato coinvolgendomi. I riscontri e i pensieri di qualche dirigente (anche in questo senso) non sono stati positivi e in effetti il rammarico più grande dell’esperienza di Varese è quello di non essere riuscito a convincere tutti delle potenzialità che erano dentro l’idea che avevo.

Con l’addio a Varese finisce una pagina breve ma molto intensa della mia esperienza sportiva come allenatore. Spero (nei prossimi giorni) di trovare un posto dove poter svolgere al meglio la mia passione, quella di far giocare (bene) la gente a Basket.

 Andrea Schiavi


domenica 25 maggio 2014

CONFERENZA EDUCAZIONE E SPORT, TRA IL SACRO E IL PROFANO
MEMORIAL FABIO ALETTI - ORATORIO BIUMO INFERIORE


Come promesso a qualcuno pubblico l'intervento che ho fatto durante la serata organizzata dagli amici dell'Oratorio di Biumo Inferiore sul tema Educazione e Sport, nell'ambito dell'organizzazione del 9° Memorial Fabio Aletti.

Mi sono sempre occupato di attività giovanile e da ormai 30 anni alleno nel settore giovanile a vario livello. Ho visto crescere tante generazioni di ragazzi e di atleti e con i relativi spostamenti logistici tra Varese, Arezzo, Bergamo e di nuovo Varese. Ho quindi potuto sperimentare anche realtà diverse per caratteristiche sociali e peculiarità geografiche. 

E’ veramente difficile generalizzare e trovare delle chiavi di lettura per poter tracciare una strada per migliorare un sistema sportivo ed educativo complesso e a volte complicato. Quello che è sicuro che è sempre più difficile fare sport. Questo lo dico per gli allenatori, ma penso anche alle mille problematiche relative alle competenze che deve avere una Società Sportiva un Presidente di Società o più semplicemente un Dirigente. 

Di sicuro certe modalità che potevano essere accettate nel passato, adesso, non lo sono più; sia a livello di competenze tecniche (difficile trovare un allenatore senza tessera in panchina, prima era la consuetudine), sia a livello di sicurezza, sia a livello amministrativo. 

C’è in generale più competenza, ma anche molta più diffidenza. C’è molta più consapevolezza che fare sport fa bene, educa e crea (tendenzialmente) influenze positive sulla personalità, ma le difficoltà del lavoro sul campo a volte superano i benefici riscontrati. 

Come la maggior parte degli allenatori svolgo questo ruolo per passione, ma comunque oggi giorno, non è permesso fare errori. Alleni con il sorriso e vieni criticato perché non insegni nulla. Alleni insegnando con dovizia di particolari e non va bene perché i ragazzi non si divertono, Alleni con la giusta modalità e quindi fai migliorare i ragazzi facendoli divertire e non va bene neppure quello perché fai giocare sempre i soliti… e potrei proseguire all’infinito… E queste cose ve le dice uno che ha un certo tipo di esperienza, figuriamoci un istruttore alle prime armi o un allenatore giovane che si sta preparando ad entrare a pieno titolo in questo mondo… 

A mio modesto parere mi pare che ci sia sempre di più una ricerca spasmodica di qualcosa che non c’è, piuttosto che il riconoscimento positivo rispetto a quello che c’è, che seppur migliorabile, è già una buona cosa. L'erba del vicino non è sempre più verde. Bisognerebbe riconoscere meglio le cose positive di quanto stiamo facendo e perseguirne contenuti e valori, fino in fondo.  

Una premessa importante nel modo di intendere il mio ruolo di Allenatore è che mi sono sempre fidato di più delle persone, piuttosto che dei massimi sistemi. Ho cercato di dare più importanza alla qualità umane, piuttosto che al saper compiere bene o male un gesto tecnico. E di questo ne sono sempre più convinto. Esperienze più o meno lontano nel tempo mi hanno sempre portato a pensare che prima si formano gli uomini (o le donne) e poi i giocatori o le giocatrici. Una grande persona è molto probabile che arrivi ad esprimere il suo massimo potenziale umano e tecnico. Diversamente fallimenti più o meno grandi sono la scontata conclusioni di percorsi a cui mancano dei pezzi e di cui siamo stati testimoni nel passato, ma ancora oggi vediamo purtroppo nelle nostre palestre. 

La direzione da prendere per allenatori, dirigenti, preparatori, istruttori che si occupano di categorie giovanili, dovrebbe essere quella di riconoscere i talenti, ma assecondando anche il merito nello sforzo rispetto al percorso. Educare i ragazzi a capire che lo sforzo quotidiano e l’attitudine a migliorare sono qualità che una volta fatte proprie possono davvero cambiare il senso a molto del nostro essere. E’ l’impegno che determina la riuscita, non solo il talento. 

Di sicuro però c’è un problema di fondo che rimane forse il più difficile da superare. Come operatori del mondo giovanile, non solo abbiamo a che fare con il periodo più intricato e difficile della vita delle persone, cioè l’adolescenza, ma in più, soprattutto negli ultimi 10 anni il mondo sta cambiando sempre più velocemente. Spesso non ce ne accorgiamo nemmeno noi un po’ più “vecchi”. Ma i giovani vanno al doppio della velocità. Non so se è un bene o un male in certi casi e situazioni, ma il sistema pare difficile da fermare o da far rallentare. 15 anni fa ci dicevamo che fare sport significava rimanere lontano da certe pratiche giovanili negative. Ma oggi giorno, se abbiamo una squadra di 15 adolescenti (tra i 14 e 17 anni) le statistiche ci dicono che almeno la metà fuma o beve alcol, la metà di questa metà fa uso di sostanze… Però noi operatori facciamo fatica a capire la situazione, figuriamoci predisporre eventuali piani di intervento, magari in accordo con gli altri ambienti educativi, famiglia, scuola, parrocchia… sarebbe bello… ma non sempre si riesce. 

Chi di noi non rimane al passo con i tempi moderni è facile che venga escluso. E’ facile non essere più in sintonia con i ragazzi che hai di fronte. Parlano un'altra lingua, si muovono diversamente. Comunicano differentemente. E se non stai al passo la fiducia inizia a mancare. In mancanza di fiducia il rapporto interpersonale non ha più l’effetto sperato e il rapporto educativo perde di efficacia. 

A mio parere tre capitoli importanti per poter provare a dare soluzioni a tutti questi problemi: 

1) Dare l’esempio sempre e comunque. Come allenatore, come istruttore, come adulti più in generale non posso sbagliare un colpo. I nostri ragazzi (soprattutto quelli più giovani) ci guardano!!

2) Far sperimentare a fondo la passione per qualche cosa. Il calcio, il basket, la pallavolo… sono il mezzo per attirare attenzione, concentrazione, impegno, dedizione… ma se riusciamo far impegnare una persona profondamente in qualche cosa abbiamo aperto una strada… 

3) Aiutare i genitori ad esserlo in maniera più efficace, utile, adeguato, fruttifera. Da quello che vedo nella mia pur incompleta esperienza la categoria dei genitori è quella più in difficoltà in questo momento e va aiutata. Comprendere che se un ragazzino sta in panchina per un po’ gli fa solo bene, se una volta si prende una lavata di capo dall’allenatore gli può servire per maturare, se perde una partita è un bene perché non si può sempre vincere, se un arbitro gli fa un torto è giusto che se ne faccia una ragione perché nella vita capiterà di subire altri torti e solo colui che sarà ben allenato a vedere il problema come opportunità di crescita e non come un alibi a cui aggrapparsi in caso di sconfitta sarà una persona migliore e potrà continuare a testa alta a vivere al meglio la propria esistenza.

giovedì 15 maggio 2014

MEMORIAL FABIO ALETTI: "TRA IL SACRO E IL PROFANO"
SERATA SPECIALE MARTEDI' 20 MAGGIO ORATORIO DI BIUMO


Serata particolare quella di martedì 20 maggio, presso l'Oratorio di Biumo Inferiore alle ore 21.00 dove, insieme con diversi amici, si parlerà di Educazione e Sport, due temi molto cari al sottoscritto. Sempre di più nel corso della mia carriera di allenatore di settore giovanile mi sono sempre domandato cosa potevo fare per migliorare i giovani giocatori da un punto di vista tecnico, ma soprattutto cosa avrei dovuto-potuto fare per far crescere di pari passo anche le persone a cui mi rivolgevo anche da un punto di vista umano.

Ecco la serata di Biumo, in occasione dell'annuale Memorial Fabio Aletti, sarà una bella occasione di confronto, per capire meglio cosa è meglio fare (o non fare) per recuperare i veri valori dello Sport entrando in sintonia con i giovani che abbiamo di fronte.

domenica 11 maggio 2014

RITROVO CON GLI AMICI DELL'ASSOCIAZIONE RAFFA PER SEMPRE
TUTTI INVITATI PER UNA FESTA E UN RITROVO SPECIALE


Si svolgerà presso il locale "One Restaurant" di Dalmine la serata NO MARTINI, NO PARTY, organizzata dall'Associazione Raffa per Sempre, come momento di ritrovo di tutti gli amici di Raffa (e non solo) che vogliono condividere oltre che la passione per il basket anche un momento speciale di amicizia e di incontro.

Dalla ore 19.00 di sabato 24 maggio si svolgerà idealmente una partita di basket da quattro quarti con la fase di riscaldamento (dalle 19 alle 20), il primo periodo (dalle 20 alle 21) e così fino ad arrivare alla mezzanotte.

Vi aspettiamo!!


martedì 22 aprile 2014

UNA NUOVA E GRANDE ESPERIENZA NELLA PASQUA DI VARESE
GRAZIE DI CUORE A CHI PERMETTE TUTTO QUESTO


Vivere la Pasqua a Varese ha sempre un fascino particolare. Il Torneo Garbosi da 35 anni e il nuovo Torneo Giovani Leggende (dopo Rizzi e Barilà) rappresentano l'appuntamento cestistico più importante dell'annata sportiva e unisce idealmente tutta la provincia e non solo. Le emozioni poi della sfilata di tante squadre e tanti ragazzi che giocano a basket e della premiazione al PalaWhirlpool di Masnago sono l'epilogo e la concretizzazione di un lavoro certosino di organizzazione che senza Paolo Vittori, Luca Vittori, Walter Ghiringhelli, Linda Brautigam, Giuseppe Livio, Gianni Chiapparo... e tante altre persone buone di cuore e operose nelle mente, non si potrebbero assolutamente ne pensare ne realizzare.

Un grazie di cuore a queste persone è doveroso per una città che vive la Pasqua della pallacanestro in maniera intensa e unica. Forse però nel resto dell'anno la fatica che Varese sta facendo per comprendere veramente in che direzione il mondo stia andando è altrettanto forte ed evidente...

Quattro giorni vissuti a Varese da varesino puro a contatto diretto con la città e le sue persone mi hanno fatto tornare indietro di dieci anni. Molte delle impressioni che avevo all'epoca sono tornate di attualità. Varese, non solo per motivi geografici spesso tende a isolarsi dal resto del mondo. E' vero che a Pasqua Varese è la capitale del basket giovanile perchè tutti sono felici di essere li. Ma tutto il resto dell'anno?

Aprirsi al mondo, connettere competenze, creare sinergie, collaborare per il bene comune, unire le migliori risorse umane... queste erano e rimangono le sfide che Varese, la sua provincia, le sue persone devono superare per diventare nel futuro meglio di quello che si è adesso. La sfida è aperta.






mercoledì 16 aprile 2014

STOP AL RUOLO DI COORDINATORE COMMISSIONE TECNICA
IN SEI ANNI E' STATO FATTO UN OTTIMO LAVORO


Apprendo ufficialmente leggendo dal sito del Comitato Regionale (QUI)  che non sono più il Coordinatore della Commissione Tecnica Regionale della Lombardia (QUI).

Negli ultimi sei anni ho cercato di collaborare con il Comitato Regionale in maniera fattiva e concreta per migliorare e gestire al meglio l'attività giovanile agonistica regionale. Ho sempre cercato di privilegiare oltre che il buon senso, anche il bene comune delle Società della Lombardia, ben sapendo delle responsabilità e della difficile posizione in cui ero.

Sono molto contento e orgoglioso di come sono andate le cose in questi anni e mi spiace molto non poter più contribuire ad aiutare il sistema a migliorare.

E' stato fatto un grande lavoro e la Lombardia, non solo in questi ultimi anni, ma da sempre, ha rappresentato la regione pilota in molte delle cose che adesso fanno parte dell'attività giovanili di tutti i giorni a livello nazionale. I campionati d'eccellenza (all'inizio open), la fascia elite, il cambio epocale sulla libertà di gestione tecnica nei campionati Under 14 e Under 13, il ripristino delle Finali Nazionali Under 14, i tempi da 10 minuti (anzichè da 8) nel Campionato Under 13, la costituzione della fascia Under 13 Elite con la formula a 24 squadre (Gold, Silver, Bronze) tanto osannata da tutti in questo ultimo periodo... ma potrei ancora continuare con il positivo esperimento (a mio modesto parere) della fascia Under 16 Elite, l'impegno da parte di tutti gli uffici gare della Lombardia di far disputare almeno 24 gare per ogni squadra giovanile iscritta ad un campionato, le Finali Regionali delle fasce Elite (Final Eight) e Regionali (con le Conference) da gestire come eventi di richiamo sul territorio, le Finali Interregionali della fascia Elite (Under 17 e Under 15) che proprio la Lombardia l'anno scorso ha organizzato a Codogno e che nel prossimo futuro diventeranno parte integrante dell'attività del Settore Giovanile a livello Nazionale...

Insomma un sacco di cose e di idee che mi sento di poter rivendicare in qualche modo come padre fondatore. Tutto questo mi riempie di orgoglio e sono molto felice di come sono andate le cose.

In qualche occasione ovviamente ho discusso con l'amico Enrico Ragnolini su cosa fare e come farlo per migliorare l'attività in Lombardia e non solo. Ma parlare, discutere, trovare soluzioni con persone appassionate e competenti e soprattutto capaci di ascoltare... oltre che essere la base della democrazia, apre spesso gli scenari più interessanti per le soluzioni del caso.

Da una parte quindi il Comitato con le sue esigenze, dall'altro ho sempre tenuto in grande considerazione la base del nostro movimento. Le Società a tutti i livelli. Le big, quelle che da anni si occupano di settore giovanile ad alto livello (intervistando e chiamando costantemente i loro responsabili), le Società di medio livello che ho sempre difeso in ambito di ammissioni alle seconde fase cercando di allargare il numero delle squadre ammesse alle seconde fasi interregionali... (vedi i 6 passaggi nell'Under 17 e i 5 nell'Under 15) e soprattutto le Società di base. Quelle che in maniera continua, laboriosa, certosina... tessono la tela più grande del nostro movimento. Quelle che rendono il nostro sport il secondo per numero di tesserati, per numero di spettatori e per numero di appassionati.

Detto questo, e mi sembrava giusto dirlo... ci sono ovviamente dei ringraziamenti da fare. Il ruolo che ho svolto come Coordinatore della Commissione Tecnica si connetteva in maniera forte con l'ufficio gare del Comitato e un grazie speciale va ad Elena Begnis vero cuore pulsante dell'ufficio e non solo, ad Alberto Bellondi e a tutti gli altri collaboratori.

Un grazie di cuore a due persone speciali. Al mio predecessore Enrico Rocco (che mi ha coinvolto per primo a livello federale affidandomi la Selezione Regionale dei ragazzi del 1994) e ad Enrico Ragnolini che prima ancora che nominarmi RTT (Referente Tecnico Territoriale), mi aveva già coinvolto appunto come Coordinatore della Commissione Tecnica, perchè aveva forse intravisto in me un barlume di idee innovative e interessanti.

Un caro saluto e un pensiero di stima per Pino Ventre, Alberto Sacchi e Davide Losi che si sono dimostrati persone veramente speciali, prima ancora che entrando nel merito delle questioni, per una condivisione importante e unica nella passione per il nostro sport.

Mi scuso con le Società a cui nel corso degli anni ho fatto dei torti, soprattutto nella difficile composizione dei gironi intertoto di ogni estate. Prendo lo spunto per scusarmi ancora con Pavia per lo spareggio che l'anno scorso ho fatto fare a livello Under 15 d'eccellenza con Cernusco, non accorgendomi del cambio di denominazione della Società anche se la squadra era la stessa che era arrivata pari in classifica proprio con Cernusco negli Under 14 d'eccellenza. Ho sempre cercato di studiare, informarmi, capire e confrontarmi con i miei referenti (e non solo) per sbagliare il meno possibile. Ma l'errore in tante decisioni prese era dietro l'angolo. Scusate.

Svesto i panni da Coordinatore della Commissione Tecnica Regionale e mantengono ovviamente con entusiasmo e passione il ruolo più importante di Referente Tecnico Territoriale che sto cercando di onorare con il solito impegno e la solita dedizione, anche grazie alla grande stima nei confronti di Andrea Capobianco persona vera in un mondo "difficile" come il nostro. #avantitutta


* nella foto la riunione svolta a Milano il 12/03/2011 tra i Coordinatori delle Commissioni Regionali

martedì 15 aprile 2014

QUANTO E' DIFFICILE ESSERE GENITORI AL MEGLIO DI SE STESSI
GRAZIE DI CUORE A CHI FA BENE IL GENITORE


In quasi 30 anni di carriera di allenatore e istruttore tra Varese, Bergamo, Arezzo... considerando anche le esperienze a livello federale come selezionatore-referente a livello provinciale, regionale e nazionale, ho visto e sperimentato in maniera trasversale i rapporti con tutto il mondo dei Genitori.

Da qualche mese ho la grande fortuna di conoscere veramente cosa significhi essere genitore, e ancora di più prendo al volo questo spunto per ringraziare pubblicamente tutti i genitori che hanno avuto loro figli allenati da sottoscritto e che sono stati capaci di svolgere il loro ruolo in maniera positiva ed efficace.

Ringrazio tutti quelli che hanno aiutato e supportato l'attività dei figli tenendosi a giusta distanza, motivandoli a dare il meglio, soprattutto senza sostituire mai l'allenatore in campo. Ringrazio tutti quelli che hanno saputo dire anche dei no per la convinzione che il bene del proprio figlio era quello di non giustificarlo sempre e comunque. Ringrazio tutti quelli che pur soffrendo hanno capito che la sgridata, la punizione o la panchina potevano essere la giusta misura da prendere in quel momento. Ringrazio tutti quelli che non hanno mai pensato di fare il procuratore del proprio figlio per garantire (garantirsi) chissà qualche status. Ringrazio tutti quelli che vogliono bene al proprio figlio a prescindere dalla prestazione in campo. Ringrazio tutti quelli che non sono gelosi e invidiosi dei compagni di squadra più bravi. Ringrazio tutti quelli che in tribuna non alzano la voce contro l'arbitro per difendere eventuali torti subiti. Ringrazio tutti quelli che sanno capire quando è il caso di non venire alla partita. Ringrazio tutti quelli che sono felici anche per la vittoria di un secondo posto. Ringrazio tutti quelli che capiscono che l'allenatore può sbagliare e lo comprendono. Ringrazio tutti quelli che si dimostrano disponibili e comprensibili sia davanti, che alle spalle. Ringrazio tutti quelli che capiscono che la vita e le esperienze dei figli sono le loro non quelle dei genitori e che pur avendo tutta la passione del mondo, potrebbe capitare che i figli abbiano idee diverse del proprio futuro, ma ugualmente rispettabili e condivisibili. Ringrazio tutti quelli che aiutano a gestire la squadra sobbarcandosi magari trasferte lunghe e impegnative, senza per questo chiedere nulla in cambio. Ringrazio tutti quelli che esprimono giudizi di merito solo se sono positivi e non mettono in cattiva luce nessuno dei componenti della squadra. Ringrazio tutti quelli che aspettano la fine della stagione per dire la propria al Presidente o al Dirigente di turno. Ringrazio tutti quelli che prima di sparare sentenze guardano le cose con punti di vista differenti. Ringrazio tutti quelli pronti a tifare si, esaltarsi no.

Beh a tutti questi genitori, va il mio personalissimo Grazie. Sono sempre più convinto che state facendo il bene di vostro figlio. Un giorno vostro figlio vi ringrazierà di questo e la vostra coscienza sarà risarcita di tutti gli sforzi fatti per la migliore crescita della persona a voi più cara.


domenica 13 aprile 2014

AUGURI DI PRONTA GUARIGIONE ALL'AMICO ENRICO ROCCO
TI ASPETTIAMO PRESTO SU QUALCHE CAMPO DA BASKET


In questi giorni c'è una persona che ha bisogno del nostro pensiero, delle nostre parole e del nostro affetto. E' Enrico Rocco, allenatore e amico ormai da sempre, ancora ricoverato e convalescente nel post-operazione al cuore avvenuta con successo nei giorni scorsi.

Ad Enrico, non possono che andare i miei migliori auguri di pronta guarigione e considerando di che pasta è fatto, non fatichiamo a pensare che quando tornerà presto in palestra a fare la cosa che gli riesce meglio (allenare), sarà ancora più combattivo, determinato e caparbio.

Dopo l'ottimo lavoro svolto con le giovanili di Desio, Enrico ha dimostrato sul campo che costruire, quasi da zero, un settore giovanile di alto livello è cosa possibile per chi ha competenza, entusiasmo e carisma, come lui. Ha potuto sperimentare il gusto della crescita e della maturazione di persone che certamente a lui saranno legate per sempre. E questo è forse ancora più bello e meritevole.

Seguendo l'esempio di Enrico, Genova è diventata in questi ultimi anni una realtà di prima fascia nell'ambito dei campionati giovanili e ritrovando molti spunti comuni con quanto fatto nella mia carriera da allenatore, posso capire ancora di più il lavoro e lo sforzo che sta alle spalle di tutto quanto visibile oggi.

Auguri Enrico. Inutile dirti forza e coraggio perchè hai sempre dimostrato di avere sia una che l'altro, quindi ti dico solo che Ti aspettiamo presto su qualche campo da Basket.

giovedì 3 aprile 2014

VILLAGGIO MARINO DI FOLLONICA ESTATE 2014
APERTE LE ISCRIZIONI PER UNA VACANZA DAVVERO SPECIALE


Iscrizione aperte da qualche settimana per il Villaggio Marino di Follonica. Ormai da più di qualche annetto insieme con Daniela, siamo impegnati a salvaguardare il buon funzionamento di questa "storica" struttura che ha regalato nel corso degli ultimi anni sorrisi e tante emozioni positive a tanti bambini e ragazzi che sono venuti in vacanza con noi.

Per saperne di più su iscrizioni, turni e costi di partecipazione basta cliccare sul sito internet di riferimento che è possibile trovare all'indirizzo www.villaggiomarinofollonica.it

Se conosci qualche ragazzino (tra i 6 e i 13 anni) che vuole passare una vacanza in piena autonomia con il gusto della vacanza speciale allora Follonica è il posto ideale.

sabato 15 febbraio 2014

CI HA LASCIATO UNA GRANDE PERSONA E UN OTTIMO AMICO
UN EROE: GIANNI ASTI L'ALLENATORE DEGLI ALLENATORI


Ci sono persone che sono venute al mondo per fare del bene. Ci sono persone che comunque andrà la storia non si dimenticheranno mai. Ci sono persone che non ti fanno pesare mai i loro problemi, ma al contrario, più sono colpite duramente dalle vicissitudine umane e più regalano fiducia ed energia agli altri. Ci sono persone che hanno sempre una battuta buona per tutti e l'equilibrio delle parole è un modo d'intendere la vita...

Ecco Gianni Asti era uno di queste persone. Gianni Asti era una persona di cuore che ha speso tutta la sua vita per gli altri; per la pallacanestro, per i giovani e per i fondamentali del basket, di fatto le sue tre grandi passioni.

I Fondamentali che lui voleva vedere erano quelli semplici... usare la mano debole, passaggi a due mani mai in salto, usare il tabellone quando si tira da sotto, avere un buona visione periferica, non dover mai palleggiare troppo... quante volte ho sentito queste parole: "Deve migliorare i fondamentali" riferiti a questo o a quel ragazzo.

Per i Giovani Gianni ha speso tutta la sua vita. Ad iniziare dagli allenamenti presso la palestrina dell'Oratorio di San Vittore con i ragazzi nati nelle annate 1945-1946 dove per ore e ore insegnava perfino il gusto del cambio di mano frontale..., fino a proseguire agli ultimi consigli dati non più tardi di un paio di mesi fa ai ragazzi del 2001 della Robur. Uno spettacolo!

La Pallacanestro per Gianni era uno stile di vita. Il rispetto, oltre per Società e compagni di squadra anche e soprattutto per gli avversari, per gli arbitri. Mamma mia quante lavate di capo ho preso per qualche protesta di troppo.... Mi diceva: "Devi avere buoni rapporti con tutti e in più sei un educatore!". Per Gianni Asti vivere la passione per il Basket significava dimostrare a tutti che era possibile essere corretti e leali anche in un mondo difficile e a volte subdolo come il basket, soprattutto quello degli ultimi anni. Denigrava e soffriva nel vedere gli interessi economici a tutti i costi, il proliferare anche a livello giovanile dei procuratori... si faceva sempre dei dubbi su certe carriere lampo di allenatori importanti... Insomma un vero e proprio Signore del nostro sport. Di quelli che è difficile trovarne altri cinque.

Dopo il ritorno estivo a Varese nel progetto Campus, il mio rapporto con Gianni era tornato ad essere per intensità e frequenza, quello degli anni 90 alla Robur et Fides. Dovendo spostarmi spesso tra Bergamo e Varese, mi capitava di viaggiare insieme a lui passandolo a prendere in Viale Certosa. Tanti discorsi, tante emozioni, tante discussioni (anche) ma per lui l'unico fine era: il bene dei ragazzi. Anteponeva sempre il bene delle persone prima ancora di qualsiasi valutazione tecnica. Lo sforzo era sempre quello di trovare la via maestra per fare del bene. E lui mi spiazzava sempre con l'arte della pazienza. Io partivo magari forte con delle valutazioni e lui mi diceva: "Stai seminando, devi avere pazienza". Che uomo... che persona.

Proprio qualche giorno fa, dopo la nomina nella Hall of Fame del Basket italiano, vedendo che sulla targa della FIP c'era scritto Giovanni Asti anzichè Gianni, gli ho domandato il perchè di questa diversità. "Io mi chiamo Giovanni - mi disse - ma all'inizio della carriera di allenatore molti miei colleghi mi chiamavano Giannino, poi siamo passati a Gianni, ma io non mi sono mai preoccupato di spiegare e di correggere gli amici dicendo che mi chiamavo Giovanni. Per loro era comodo Gianni e a me andava bene che loro fossero felici."

Sabato 8 febbraio sono andato a trovare Gianni con il pc e con un filmato girato alla Robur con saluti e messaggi da parte di molti ragazzi del settore giovanile di Robur e Campus. Ha guardato il filmato visibilmente emozionato e con la massima attenzione e poi "Sono molto felice delle cose che hanno detto. I ragazzi sanno bene cosa tu fai per loro e non si dimenticano. Non si dimenticano. I veri premi di una carriera sono questi, grazie, grazie grazie."

Mercoledì 12 febbraio a due giorni dalla morte di Gianni pur non avendo cognizione di causa riferita ai tempi tecnici della sua degenza e della sua malattia, in cuor mio sapevo che poteva anche essere l'ultima volta che lo vedevo e che lo salutavo.

Come sempre è stato lui a chiedere a me come andavano le cose e a consolarmi per l'uno e per l'altro motivo. Era sempre lui che si preoccupava degli altri. Neppure la malattia, neppure una forte sofferenza lo aveva cambiato. Ci sono delle cose che non si scordano mai nella vita e l'ultimo sguardo di Gianni mercoledì scorso sarà una di quelle cose.

So già che da questa sera sarà li a farci da angelo custode per molto tempo... e in più so per certo che tutto quello che farò, dirò, penserò nel futuro avrà anche il suo marchio di fabbrica. Lo devo alla sua persona e ai tanti consigli gratuiti che mi ha regalato in questi anni. Lo devo a me stesso per la gratitudine e l'affetto che una persona così merita.

Grazie di tutto Gianni.
Mi mancherai molto.


mercoledì 1 gennaio 2014


GIOCATO IL II° MEMORIAL PER RAFFAELE MARTINI
A BERGAMO DAL 27 AL 29 DICEMBRE 2013 - UN SUCCESSO!


L’Associazione “Raffa per Sempre” vuole ringraziare tutti i partecipanti al 2° Memorial in ricordo di Raffa e sottolineare che tutto questo è possibile grazie ad un grande affetto che tutti noi proviamo per il nostro Amico Raffaele. Anche se non presente oggi, sappiamo che ci segue sempre…

I tanti ragazzi che hanno giocato in questi giorni, non hanno avuto la fortuna di conoscerlo, ma proprio attraverso questa manifestazione vogliamo tentare di tenero vivo oltre che il suo ricordo, anche il Suo grande impegno e la sua immensa passione per questo sport.

Raffa era un ragazzo Speciale che sapeva come unire le persone, valorizzando, senza fare differenze e distinzioni, le qualità di ognuno. La formula vincente di Raffa era credere fermamente in quello che faceva, cioè allenare, educare e far divertire i giovani educandoli a migliorare. In questo non si risparmiava e lo ha fatto fino all’ultimo.

Il messaggio forte e chiaro rivolto a voi giovanissimi giocatori di pallacanestro è… NON RISPARMIATEVI. Metteteci impegno, passione e cuore in tutto quello che fate, soprattutto nella vostra disciplina preferita; il Basket. Raffa, ne siamo sicuri, vi darà una mano dal cielo.

Grazie.

Per scaricare il libretto del torneo clicca QUI

domenica 29 settembre 2013

"QUANDO ALLENARE GIOCATORI E' ANCHE FORMARE UOMINI"
PAROLE E MUSICA DI COACH ANDREA CAPOBIANCO


Ho trovato questa bella intervista fatta da Chiara Turrini ad Andrea Capobianco pubblicata sul sito www.basketlive.it che vorrei condividere con tutti quelli che ritengono necessario e importante sapere che dietro dei giocatori ci sono dei ragazzi, dietro degli atleti ci sono delle persone che dietro uno sportivo c'è un uomo, con le sue fragilità, i suoi errori, i suoi talenti e le sue potenzialità.


A teatro, quando cala il sipario la gente applaude. È normale che non pensi al dietro le quinte, alla frenesia di chi lavora oltre le strisce di stoffa che separano la scena e quello che sta dietro. Dietro le quinte è fatica degli addetti ai lavori e degli attori che imparano la parte, è il progetto dello spettacolo che prende forma secondo il copione. Gli spettatori non lo vedono ma gli attori lo vivono. E il regista lo sa.

 In questo caso il regista è Andrea Capobianco, responsabile tecnico del Cna e del Settore Squadre Nazionali Maschili, attualmente coach degli Azzurri Under 18. Andrea, in questo periodo impegnato con i ritiri estivi, dirige con passione i lavori del dietro le quinte, perchè “la progettazione è un punto chiave di tutto il lavoro che svolgiamo e che abbiamo svolto, ad esempio con la Nazionale Sperimentale”.

L'intenso mese di giugno con la Nazionale Sperimentale ha portato i frutti sperati: Daniele Magro e Massimo Chessa sono stati convocati con Nazionale A. “Dalle recenti convocazioni si vede la buona riuscita di questo nostro lavoro – spiega il coach – una progettazione sul lungo periodo ma che sta andando nella direzione giusta”.

“Il nostro obiettivo – sottolinea – non era il risultato di una partita, che pure è arrivato, soprattutto contro la Francia. Siamo stati chiari fin da subito: è un progetto a lungo termine, ma da cui abbiamo avuto una grandissima soddisfazione. Il lavoro non era solo fisico, ma anche mentale, di motivazione. Alla fine è stato bello vedere come tutti si sono impegnati per andare oltre il limite, al di là della stanchezza. È questo che li porta a fare dei passi avanti”.

Filosofia cestistica
"Alla base di questo sport che non è solo uno sport ci sono i valori. – evidenzia il coach – E lo sport per la società può fare molto. Ad esempio un passaggio non è un gesto del braccio verso un compagno. È un atto che ci porta a rinunciare alla possibilità di prenderci gli applausi per illuminare il palco di un nostro compagno. Ai bambini del minibasket bisogna dire bravi se passano la palla più che se tirano, perchè solo così si può comprendere che una squadra è unita per un bene comune”.

Patti chiari, amicizia lunga
Formare ventenni, gestire adulti. Coach Capobianco ha allenato tutte le categorie, dal minibasket alla Nazionale (nel curriculum manca solo l'A dilettanti), e per questo gira l'Italia, perchè “ per capire le cose bisogna guardarle a 360°”. Dice di non credere in regole prestabilite riguardo il suo mestiere. “Allenare vuol dire avere a che fare prima di tutto con persone, e quindi gestire relazioni interpersonali. Poi la questione è: io allenatore e tu giocatore, insieme, cosa possiamo fare? Dove possiamo arrivare?” Alla base di questo rapporto di fiducia devono esserci chiarezza, coerenza e tolleranza.
La chiarezza è il valore alla base della comunicazione. Per cui un giocatore deve essere lasciato libero di scegliere, capace di assumersi la responsabilità di intraprendere la via che premia, quella della fatica: “Assolutamente, dobbiamo lasciarli scegliere, far sì che si assumano questa responsabilità quando noi diciamo loro chiaramente che il sacrificio e lo sforzo sono l'unica via per diventare forti”.
La coerenza è quello che dà credibilità alla persona. “Io penso che tutti i giocatori meritino, e debbano essere allenati per arrivare al loro massimo, sia che ciò voglia dire renderli supercampioni, sia giocatori tutto sommato mediocri. Tutti hanno la loro dignità non solo come giocatori ma in quanto persone. La coerenza è anche quel valore per cui io stesso devo dare sempre il massimo, per essere d'esempio ai ragazzi. Cerco sempre di portare me stesso in palestra”.
La tolleranza è quello che sta alla base dei rapporti: per cui in certi casi fare un passo indietro è farne uno in avanti, perchè vuol dire accettare la diversità dell'Altro senza per questo respingerla.
“Da qui nasce la consapevolezza, che è quello che dobbiamo insegnare a ogni singolo giocatore, e dobbiamo farlo per ogni singolo esercizio - spiega Andrea, che però si schernisce: “Detto questo, nessuno è infallibile e gli errori purtroppo capitano”.

“Allenare un giocatore, soprattutto se giovane, - continua – non vuol dire accontentarlo, ma prendersi cura della sua persona, aiutarlo a crescere. Vuol dire guardare specialmente alle cose che non vanno bene, lavorare sui limiti. È questo il dovere di un coach, e allenare vuol dire prendersi il proprio ruolo. Con chiarezza, coerenza e tolleranza”.

Beata gioventù
Coach C ha visto passare dalle sue palestre generazioni di giocatori. Passano gli anni, cambiano i tempi. Che differenza c'è oggi con quando ha iniziato? “Le differenze tra generazioni ci sono, come è normale ci siano. Ma non è vero il luogo comune 'non ci sono più i ragazzi di una volta'. O meglio, certo, i giovani sono cambiati, ma non sono peggiorati. È cambiato il modo in cui manifestano i valori, ed è forse più difficile tirar fuori il cuore. Ma c'è, c'è ancora, si gioca ancora nei campetti all'aperto, la passione esiste, va tirata fuori”.
Qual è la problematica più difficile quando si tratta di lavorare coi giovani? “Oggi si dice che i ragazzi sono superficiali. Io non la penso assolutamente così, anzi. Ma devono essere meno diffidenti, devono credere in chi vuole aiutarli a crescere. Hanno dentro le cose, ma non è facile fargliele tirare fuori. Penso che debbano avere il coraggio di essere profondi, e quando lo fanno capitano cose bellissime, piccole cose: ragazzi che vanno via poi tornano a salutare, che ringraziano di averli corretti severamente...Perchè siamo allenatori, ma anche, pur nel nostro ruolo, punti di riferimento importanti per la loro vita”.

La giusta distanza
Allenare è una vocazione? Andrea Capobianco aveva iniziato l'università, Facoltà di Medicina. Esami regolari fino al terzo anno poi la scelta: voglio allenare. I genitori, lei preside, lui avvocato, superato il pallore iniziale lo lasciano assumersi la responsabilità della scelta.
Oggi Andrea paragona la sua attività di allenatore a quella di un insegnante: “In un certo senso sì, una vocazione, ma più che altro è un ruolo che deve restare entro certi confini”. La famiglia dei giocatori, ad esempio. Spesso i ragazzi stanno più tempo col coach che a casa, si creano legami. Andrea non è sposato e non ha figli, ma sarebbe sbagliato usare la metafora dell'allenatore anche un po' padre. Ognuno ha il proprio ruolo. “Su questo tema, mi piace ricordare uno dei giocatori che conosco meglio e a cui sono molto legato, Giuseppe Poeta. Lui deve molto alla sua famiglia, che io conosco da anni, perchè l'ha aiutato in ogni momento senza mai rubare il ruolo all'allenatore. Credo nella pallacanestro e nell'educazione fatte di collaborazioni, e allenatore e genitori devono guardare sempre alla crescita del ragazzo. Quando non accade questo, ognuno deve stare al suo posto”. Le è capitato di affrontare situazioni in cui i ruoli erano confusi? “Certo. E quando non ero più solo allenatore ma qualcosa di simile a un padre ho dovuto mettere una distanza, erigere muri per proteggere i rapporti tra le persone”.

Panta rei
“Poi c'è il tempo – aggiunge Andrea – un fattore troppo importante. È il tempo che ci fa capire realmente come sono andate le cose, chiarisce tutto”. L'esempio è inequivocabile: “Come durante una partita, pianifichi di vincere dopo una strategia di pressing sui 40'. All'inizio prendi dei canestri, prendi un parziale, ma ci sta. Perchè alla fine gli avversari sono stanchi e tu vinci grazie al tuo progetto iniziale. Il tempo è la verifica. Io credo molto nei miracoli, ma noi non possiamo farne. Possiamo però credere nelle nostre idee e portarle avanti con coraggio, prendendoci la responsabilità di scelte 'fuori moda' perchè siamo sereni e saldi nelle nostre intenzioni”.

Solo cose belle
Questo è il capitolo “soddisfazioni”. “La serenità non te la dà una vittoria né te la toglie una sconfitta. Mi è servito tutto quello che ho vissuto coi ragazzi, nel bene e nel male. E poi, quando li vedi a certi livelli...ripaga degli sforzi fatti”. Certo, Capobianco ha vinto molti premi di squadra e come miglior allenatore, ma dice che quelle soddisfazioni non sono niente se confrontate con i piccoli gesti di umanità nel quotidiano della professione. “La più grande? Forse quando Giuseppe Poeta, Luca Infante e Valerio Amoroso, tutti e tre cresciuti con me, vestirono insieme la maglia della Nazionale...”.
O quando a vestirla è proprio il coach: “Un'enorme soddisfazione per me è poter indossare i colori della Nazionale, è sempre stato il mio sogno. Mi vengono i brividi ogni volta che indosso quella maglia. Certo, sono stato contento delle offerte da parte di alcuni club, ma per me l'onore più grande è questo”.

mercoledì 28 agosto 2013

RAFFAELE MARTINI PER SEMPRE CON NOI
LA NOTIZIA PIU' BRUTTA. ERA IL 28 AGOSTO DEL 2011


Era la mattina del 28 agosto del 2011 e una telefonata proprio dal suo cellulare mi annunciava la morte di Raffa Martini. Incredibile. Un colpo al cuore, una sensazione strana di impotenza mista a tristezza che per giorni è rimasta viva nel mio cuore e nella mia mente.

Raffa era una persona speciale che da sempre si è occupato degli altri. Soprattutto dei più giovani,  ma anche dei suoi coetani e dei suoi amici. Raffa era l'allenatore di Bergamo che meglio di altri ha incarnato il ruolo dell'istruttore evoluto cercando con idee e contenuti innovativi, di migliorare e far progredire una provincia con grande potenzialità ancora inespresse.

Raffa era quello delle "cazziate" a muso duro, ma anche dei grandi rapporti interpersonali con cui costruire il futuro. Raffa era quello che aggiustava tutto quello che vedeva rotto. Raffa era l'amico per la serata giusta, l'allenatore per la squadra da migliorare, il dirigente capace di intravedere le potenzialità e le prospettive giuste.

Raffa se n'è andato troppo presto e non penso che questa ingiustizia possa essere ripagata con nulla al mondo.

La morte di Raffa ha pesato in alcune scelte personali perchè le capacità di Raffa erano anche quelle di dare equilibrio e stabilità a situazioni complicate e complesse.

A due anni esatti dalla morte di Raffaele Martini la sensazione di mancanza e di tristezza è la stessa di quel 28 agosto 2011. Forse adesso ancora più di allora (i primi giorni sembrava perfino uno scherzo) le sue parole, le sue azioni, i suoi atteggiamenti mancano e mancano tanto.