mercoledì 26 dicembre 2012
sabato 24 novembre 2012
GIANMARCO POZZECCO L'INIZIO DI UNA CARRIERA? FORSE UN NUOVO MODO GENIALE DI ESSERE SE STESSO
Nelle settimane scorse ho ricevuto diversi pareri (alcuni anche contrastanti) sulla scelta di coinvolgere Gianmarco Pozzecco come allenatore della Selezione Regionale della Lombardia annata 1999. Gianmarco, che conosco dai tempi della sua permanenza a Varese come giocatore, mi ha da sempre colpito, oltre per il suo grande carisma, anche per il suo modo geniale di affrontare le cose.
Nel corso della sua permanenza a Varese, ma anche dopo seguendo da lontano la sua carriera, il Poz ha sempre cercato di manifestare (a suo modo) le idee che aveva, rispetto alla sua grande passione, la pallacanestro.
E' vero, l'ha fatto a suo modo e con modalità non certo convenzionali. Lo ha fatto (penso io) più per se stesso che per gli altri. Lo ha fatto per essere al centro di un qualcosa che a lui piaceva. Fin da giovane ha dimostrato che voleva scalare il mondo con il solo aiuto delle sue qualità e della sua apparente follia.
E' per questo che in una sera d'estate di qualche mese fa mi sono convinto che poteva essere la persona giusta per dare qualcosa in più ai giovani che avrebbe dovuto allenare con la Lombardia. Poteva essere la persona giusta per dare una visione di certo non convenzionale ma non per questo sbagliata dell'attività sportiva. D'altronde chi meglio di lui poteva dimostrare che con la forza di volontà, con la passione e con una certa pazzia si poteva arrivare in alto?
Pozzecco ha chiuso la propria carriera da giocatore ancora più forte di quando ha raggiunto i suoi risultati agonistici migliori a livello di squadra. Questo a dimostrazione che a quasi a 35 anni si divertiva ancora a migliorare. Questo ad avvalorare la tesi che la passione e la determinazione ti può portare dove decidi di andare.
In questi giorni nasce la sua carriera da allenatore e sono convinto che Gianmarco non possa fare che bene. L'ho visto allenare i ragazzini per qualche spezzone di allenamento, l'ho sentito dire delle cose non scontate, ma, vi assicuro, vere.
Pozzecco ha delle idee. Pensieri che in modo originale, sui generis a volte in forma bislacca ci farà conoscere e per chi lo vorrà, apprezzare.
Mi sa che sarò uno di quelli, perchè l'idea che lo sport sia passione, che giocare a pallacanestro significa (prima di tutto) vivere fino in fondo le proprie emozioni, che gioire o incazzarsi per un pallone che entra o che esce da un canestro, siano esattamente due facce della stessa medaglia, mi piace. Condivido questi pensieri e cerco di sperimentarli tutte le volte che entro in palestra ad allenare un gruppo di ragazzi.
Mi piace pensare che i ragazzi che alleno, gli atleti che cerco di far migliorare, i giocatori che cerco di istruire, abbiano più modalità di comportamento da dove poter trarre ispirazione. Sono convinto che sia più giusto far nascere delle domande piuttosto che far imparare a memoria delle risposte. Non c'è una sola strada da percorrere, non ci sono dogmi da seguire, c'è consapevolezza nel cercare in ognuno il percorso giusto, c'è condivisione che quello che stiamo facendo sia la cosa migliore, c'è la lucidità mentale che si gioca e ci si allena sempre al massimo perchè è divertente farlo, non perchè lo chiede l'allenatore...
E così, giorno dopo giorno, partita dopo partita, intervista dopo intervista, ne sono certo, Gianmarco ci farà sperimentare con la sua presenza, con la sua personalità, con le sue modalità (solo all'apparenza folli) quanto di vero ci sia nel suo modo di interpretare lo sport, ma più in generale la vita.
mercoledì 21 novembre 2012
giovedì 15 novembre 2012
sabato 6 ottobre 2012
L'ITALIA E' UN PAESE DI SPORTIVI DA SALOTTO PAROLE E MUSICA DI MARCO CACCIANIGA
L’Italia è un Paese di sportivi. Da salotto. Secondo una recente ricerca di mercato, il numero degli atleti da divano è di gran lunga superiore ai minatori dell’attività motoria, manipolo di eroi della fatica fisica, che, poi, è benessere, salute, fair play di vita. E’ curioso notare che chi pratica l’attività motoria, amatoriale finchè si vuole, ha un livello di credibilità inferiore rispetto a chi la predica dalla comoda poltrona.
Eserciti
di reverendi dello sport si inseguono dalle testate giornalistiche e televisive,
si stracciano le vesti per rigori sbagliati, mete non trasformate, asticelle
abbattute, record non polverizzati. E poi si scopre che mai, nella vita, hanno
assaporato l’emozione di una sfida, il sapore di una sconfitta, l’intensità di
un trionfo. Per le pari opportunità, tra codesti saccenti, ora vi sono anche le
gentili esperte di sport in gonna ed autoreggenti. Ricordo i tempi del Liceo.
Eskimo e scarponcini, zainetto e la rosea nella tasca dei jeans. Leggevo Gianni
Brera, i quotidiani sportivi, parlavo di calcio, basket, sport.
Gli
intellettuali ti ritenevano un ritardato se discutevi di tali amenità, invece di
concentrarti su Kant, Hegel, la critica della ragion pura, nutrimento del
sapere. Ma un passaggio smarcante di Zico, un terzo tempo di Jordan, una veloce
di Zorzi, nulla hanno da invidiare ad un procedimento di Cartesio. Sono geni, in
campi diversi. Per loro era oppio dei popoli.
Gli antichi difensori della purezza del sapere a scapito della passione
sportiva, sono gli stessi parassiti che oggi, con grande fair play da ipocrisia,
pontificano di sport da qualunque salotto via cavo, ben remunerati, scrivono
libri analizzando i contenuti positivi dello sport senza mai averlo vissuto in
prima persona e dichiarano, come fece recentemente in tv una ex intellettuale
sessantottina ora sportiva in guepierre, che “la motorietà è importante per i
bambini “.
Peccato che il termine corretto sia
motricità. E che il loro livore verso il movimento, visto in antitesi con
lo sviluppo intellettivo, abbia
contribuito a rallentare la crescita di una cultura sportiva. Decenni di
ipocrisie, approssimazione, dilettanti allo sbaraglio autoproclamatisi guru
sportivi, hanno prodotto, soprattutto nel calcio, danni difficilmente
riparabili. Pochi dubbi su codesti
“scienziati”. Chi non distingue una capovolta da una flessione, non poteva
comprendere, allora come oggi, quale fosse il nocciolo del problema. Il settore
giovanile nelle mani di semplici addestratori, privi di qualità educativa,
legati al trionfo a tutti i costi, produce il nulla. Non stimola la crescita
tecnica dei ragazzi, non ne rispetta i ritmi di apprendimento, non educa alla
sconfitta.
Pelè disse “ Ho vinto molto perché ho perso spesso “ . In Italia
l’obiettivo è il reality show da cerchietto ed orecchino, pianti e lamenti in
televisione, calciatori di categorie improbabili già dipinti come nuovi idoli.
Non c’è partita, i nostri giovani vengono “bruciati” da incantesimi di carta, ne
emergono solo alcuni rispetto al potenziale umano che suda sui campetti di
periferia. Ed in questo pantano il Doni style impera, tra i peana dei farisei
della pedata. Auguriamoci che la tempesta abbattutasi sul mondo del calcio
spazzi via per sempre i Mangiafuoco e permetta a Pinocchio di trasformarsi in
bambino, crescere e giocare, apprendere ed affermarsi, per la salvezza dei
nostri settori giovanili.
domenica 15 luglio 2012
CORSO ALLENATORE 2 ANNO A BORMIO ESPERIENZA UTILE E ANCHE DIVERTENTE
Di ritorno dal Corso Allenatore 2° anno ecco la foto dei partecipanti al corso con tutto lo staff al gran completo. Due settimane immersi nello studio del basket e in una grande attività fisica per poter effettuare i vari tirocini.
Alla fine esperienza utile, a tratti anche divertente, soprattutto per la grande sintonia che si è creata all'interno del gruppo dei corsisti. Un particolare saluto ai miei colleghi del gruppo B (Longoni in particolare) che sono stati perfetti compagni di viaggio.
Alla prossima.
Alla fine esperienza utile, a tratti anche divertente, soprattutto per la grande sintonia che si è creata all'interno del gruppo dei corsisti. Un particolare saluto ai miei colleghi del gruppo B (Longoni in particolare) che sono stati perfetti compagni di viaggio.
Alla prossima.
sabato 16 giugno 2012
giovedì 3 maggio 2012
ALTA SPECIALIZZAZIONE A MONTECATINI IMMAGINI DEL RADUNO ANNATA 1998
Bella esperienza in quel di Montecatini con il Settore Squadre Nazionali nell'ambito del Raduno collegiale Alta Specializzazione che ha riguardato dal 27 aprile al 1 maggio, l'annata 1998. Lavoro intenso per quattro giorni con 48 atleti selezionati da tutta Italia che hanno svolto sia lavoro tecnico agli ordini dei coach del Settore Andrea Capobianoco e Antonio Bocchino, sia lavoro fisico sotto le sapienti cure di Francesco Cuzzolin.
Pubblico qui sotto un po' di foto, soprattutto riferite ai miei compagni di palestra, RTT delle altre regioni. In bocca al lupo a tutti.
martedì 24 aprile 2012
PERCHE' BASTA POCO PER ROVINARE LA FESTA LA ROUTINE DEL DISCORSO IN SPOGLIATOIO
Visto che qualcuno mi chiede chiarimenti sui metodi e sulle scelte rispetto all’attività che svolgo con le mie squadre, vorrei spiegare la motivazione che mi porta per il 99% dei casi, a non fare discorsi pre-partita.
Prima della gara non entro quasi mai in spogliatoio a fare discorsi, prediche, romanzine o anche solo a dire/dare indicazioni tecniche alla squadra, sulla partita che di li a poco dovremmo affrontare. Non è vero che non lo faccio mai in assoluto, ma deve esserci una motivazione particolare, molto forte.
Ritengo che l'attività svolta in palestra possa già dare utili indicazioni su cosa fare in campo al sabato. Inoltre vorrei che i giocatori che alleno sappiano trovare motivazioni, concentrazione, determinazione a prescindere da quello che posso pensare io, come allenatore. Non penso che sia positivo creare troppa “dipendenza” tra i pensieri delle persone che compongono la squadra e il pensiero dell’allenatore. Ognuno ha il suo pensiero e se lo deve tenere. Poi ovviamente si fa quanto dice l'allenatore che è responsabile di quanto accade in campo. I pensieri si conquistano con l'esempio non con le parole.
Giusto per cercare di rendere chiaro il concetto, parto dal fondo dell’idea. Mi capita, sempre più spesso, di vedere giocatori (anche a livello giovanile) che risultano stanchi, stufi, logorati, disamorati… della loro attività sportiva. Gente che (magari con potenzialità), ma che fatica ad arrivare sul parquet di gioco con entusiasmo, passione, voglia, determinazione… e felici e gioiosi di giocare per giocare.
Dando per scontato che questo tipo di atteggiamento, si sia affinato nel tempo e non sia un aspetto caratteriale congenito dell’atleta, presumo che la negatività espressa negli atteggiamenti citati poco sopra siano dovuti a sistemi educativi progettati dagli adulti. Spesso, con i nostri discorsi e modi di fare, portiamo gli atleti a non essere sempre felici di giocare una partita di basket.
Noi allenatori siamo molto bravi (purtroppo) a tarpare le ali ai nostri ragazzi, a far scendere con i piedi per terra le persone che alleniamo e a ridurre ai minimi termini l’autostima di chi ci sta di fronte. Difficilmente esaltiamo le doti innate o lasciamo dispiegare il talento degli atleti in maniera libertaria. Per soddisfare l’ego abbiamo sempre bisogno di incidere in qualche maniera. Dobbiamo metterci sempre del nostro obbligatoriamente. Spesso però le buone intenzioni non bastano. Spesso i nostri modi di fare e di dire umiliano e mortificano i giovani giocatori, provocando quanto citato poco sopra.
Cosa c’entra tutto questo con i discorsi pre-partita da fare o non fare. Poco o forse tanto, dipende da che tipo di discorsi facciamo (fate) in spogliatoio. Non pensate di non essere voi i destinatari di questo messaggio. Tutti sbagliamo e il più bravo è quello che sbaglia meno.
I vostri giocatori, di qualsiasi età (per la maggior parte dei casi), quando iniziate a fare i discorsi pre-partita magari esaltando le qualità individuale degli avversari (o anche elencando i difetti), oppure iniziate a raccontare gli obiettivi tecnici, tattici, strategici, motivazionali… e chi più ne ha più ne metta, delle varie partite di campionato si annoiano, si deprimono, si demoralizzano. Magari all’inizio vi ascoltano pure, poi però in realtà quando, nonostante si abbiano le più buone intenzioni, le cose che dite non vengono riscontrate dai fatti, (anche solo per una volta) perdete l’attenzione dei vostri giocatori e fate maturare dei pensieri che in altro modo, forse, avreste potuto evitare.
Un altro esempio che dovrebbe chiarire meglio il concetto che sto cercando di spiegare è la verifica di che comportamento ha una squadra quando manca il proprio allenatore in palestra. Mi è capitato di essere allenatore supplente, oppure di vedere della squadre che per motivi diversi non avevano il proprio allenatore presente. In queste occasioni speciali vi rendete subito conto che tipo di approccio hanno i giocatori di quella squadra e se la loro attività di gioco è subordinata alla presenza o meno dell’allenatore di turno.
Se la squadra in campo ha una propria autodeterminazione positiva che va oltre alla presenza o meno dell’allenatore o alla presenza o meno del bel discorsetto pre-partita, allora questo gruppo rappresenta già la parte vincente del movimento dello sport.
Sono convinto che se un allenatore lascia la propria squadra (per la partita, ma ancora di più per un allenamento) ad un altro allenatore e quest’ultimo, non faticando, trova gente che s’impegna e si diverte ugualmente giocando con passione e determinazione, allora l’obiettivo dell’autonomia è stato raggiunto alla grande.
Come allenatore farei degli sforzi per far passare questo concetto ai nostri giovani atleti. Sempre di più invece si va nella direzione opposta. Il mio allenatore diventa una besta se non do il 100%! Allora mi impegno al massimo! [GIOCO PER PAURA]
C’è il procuratore? M’impegno di più. [GIOCO PER QUALUN’ALTRO]
C’è l’allenatore della nazionale? Mi sbatto di più. [GIOCO PER DIVENTARE FAMOSO]
C’è da guadagnare dei soldi? Allora do tutto. [GIOCO PER LAVORO]
Ma chi chiederà mai ad un bimbo perché gioca a palla od un amante perché ama? [GIOCO PER GIOCARE]
Prima della gara non entro quasi mai in spogliatoio a fare discorsi, prediche, romanzine o anche solo a dire/dare indicazioni tecniche alla squadra, sulla partita che di li a poco dovremmo affrontare. Non è vero che non lo faccio mai in assoluto, ma deve esserci una motivazione particolare, molto forte.
Ritengo che l'attività svolta in palestra possa già dare utili indicazioni su cosa fare in campo al sabato. Inoltre vorrei che i giocatori che alleno sappiano trovare motivazioni, concentrazione, determinazione a prescindere da quello che posso pensare io, come allenatore. Non penso che sia positivo creare troppa “dipendenza” tra i pensieri delle persone che compongono la squadra e il pensiero dell’allenatore. Ognuno ha il suo pensiero e se lo deve tenere. Poi ovviamente si fa quanto dice l'allenatore che è responsabile di quanto accade in campo. I pensieri si conquistano con l'esempio non con le parole.
Giusto per cercare di rendere chiaro il concetto, parto dal fondo dell’idea. Mi capita, sempre più spesso, di vedere giocatori (anche a livello giovanile) che risultano stanchi, stufi, logorati, disamorati… della loro attività sportiva. Gente che (magari con potenzialità), ma che fatica ad arrivare sul parquet di gioco con entusiasmo, passione, voglia, determinazione… e felici e gioiosi di giocare per giocare.
Dando per scontato che questo tipo di atteggiamento, si sia affinato nel tempo e non sia un aspetto caratteriale congenito dell’atleta, presumo che la negatività espressa negli atteggiamenti citati poco sopra siano dovuti a sistemi educativi progettati dagli adulti. Spesso, con i nostri discorsi e modi di fare, portiamo gli atleti a non essere sempre felici di giocare una partita di basket.
Noi allenatori siamo molto bravi (purtroppo) a tarpare le ali ai nostri ragazzi, a far scendere con i piedi per terra le persone che alleniamo e a ridurre ai minimi termini l’autostima di chi ci sta di fronte. Difficilmente esaltiamo le doti innate o lasciamo dispiegare il talento degli atleti in maniera libertaria. Per soddisfare l’ego abbiamo sempre bisogno di incidere in qualche maniera. Dobbiamo metterci sempre del nostro obbligatoriamente. Spesso però le buone intenzioni non bastano. Spesso i nostri modi di fare e di dire umiliano e mortificano i giovani giocatori, provocando quanto citato poco sopra.
Cosa c’entra tutto questo con i discorsi pre-partita da fare o non fare. Poco o forse tanto, dipende da che tipo di discorsi facciamo (fate) in spogliatoio. Non pensate di non essere voi i destinatari di questo messaggio. Tutti sbagliamo e il più bravo è quello che sbaglia meno.
I vostri giocatori, di qualsiasi età (per la maggior parte dei casi), quando iniziate a fare i discorsi pre-partita magari esaltando le qualità individuale degli avversari (o anche elencando i difetti), oppure iniziate a raccontare gli obiettivi tecnici, tattici, strategici, motivazionali… e chi più ne ha più ne metta, delle varie partite di campionato si annoiano, si deprimono, si demoralizzano. Magari all’inizio vi ascoltano pure, poi però in realtà quando, nonostante si abbiano le più buone intenzioni, le cose che dite non vengono riscontrate dai fatti, (anche solo per una volta) perdete l’attenzione dei vostri giocatori e fate maturare dei pensieri che in altro modo, forse, avreste potuto evitare.
Un altro esempio che dovrebbe chiarire meglio il concetto che sto cercando di spiegare è la verifica di che comportamento ha una squadra quando manca il proprio allenatore in palestra. Mi è capitato di essere allenatore supplente, oppure di vedere della squadre che per motivi diversi non avevano il proprio allenatore presente. In queste occasioni speciali vi rendete subito conto che tipo di approccio hanno i giocatori di quella squadra e se la loro attività di gioco è subordinata alla presenza o meno dell’allenatore di turno.
Se la squadra in campo ha una propria autodeterminazione positiva che va oltre alla presenza o meno dell’allenatore o alla presenza o meno del bel discorsetto pre-partita, allora questo gruppo rappresenta già la parte vincente del movimento dello sport.
Sono convinto che se un allenatore lascia la propria squadra (per la partita, ma ancora di più per un allenamento) ad un altro allenatore e quest’ultimo, non faticando, trova gente che s’impegna e si diverte ugualmente giocando con passione e determinazione, allora l’obiettivo dell’autonomia è stato raggiunto alla grande.
Come allenatore farei degli sforzi per far passare questo concetto ai nostri giovani atleti. Sempre di più invece si va nella direzione opposta. Il mio allenatore diventa una besta se non do il 100%! Allora mi impegno al massimo! [GIOCO PER PAURA]
C’è il procuratore? M’impegno di più. [GIOCO PER QUALUN’ALTRO]
C’è l’allenatore della nazionale? Mi sbatto di più. [GIOCO PER DIVENTARE FAMOSO]
C’è da guadagnare dei soldi? Allora do tutto. [GIOCO PER LAVORO]
Ma chi chiederà mai ad un bimbo perché gioca a palla od un amante perché ama? [GIOCO PER GIOCARE]
venerdì 13 aprile 2012
DOPO LA PASQUA ECCO IL TEMUTO ALFABETO AGGIORNAMENTO A PRESTO PER IL PROSEGUO
Di ritorno da un periodo davvero impegnativo tra Trofeo delle Regioni, Trofeo Garbosi, Memorial Barilà e il Torneo Internazionale di Rho (attualmente ancora in corso) non posso rinunciare alla pubblicazione all’annuale del post "ALFABETO" che tanto ha fatto discutere negli anni scorsi tra gli addetti ai lavori. Scrivo con la presunzione di poter aiutare il sistema della pallacanestro giovanile a progredire anche grazie attraverso analisi e considerazioni fatte ad alta voce che considero costruttive. Inizio a pubblicare le prime lettere dell’alfabeto. Nei prossimi giorni darò seguito al resto.
A come Arbitri: Ovviamente non poteva mancare la valutazione sulla componente arbitrale vista e valutata nelle varie competizioni svolte nel periodo di Pasqua in giro per l’Italia. Il giudizio sarebbe stato 10 e lode se non avessi assistito al fischio di tre falli tecnici durante la finale del Trofeo delle Regioni. Due tecnici sanzionati agli allenatori delle due squadre rei di aver protestato troppo. Ma da fuori non si è visto e capito nulla. Un altro sanzionato ad un giocatore reo di essersi buttato (probabilmente è solo scivolato) a metà campo per simulazione. La mia considerazione-domanda è questa: se i due giovani arbitri (in procinto di essere promossi dalla C Regionale alle DNC) non avessero preso parte ad un raduno così lungo e con validi istruttori a dare conigli utili, con molte ore di video per affinare tecnica e valutazioni, con parecchie indicazioni su come gestire i comportamenti dei tesserati e così via… avrebbero fatto valutazioni diverse sugli episodi poco sopra citati? Prima del raduno episodi del genere potevano essere ignorati dai due arbitri?
Se la risposta è no, allora ben ci stanno i fischi e le lamentele del pubblico presente al Palasavelli spazientito da delle fischiate che non si sono capite. Se la risposta è si, allora farei fare una riflessione alle persone responsabili per meglio calibrare le informazioni utili da inoltrare alle nuove generazioni dei fischietti.
B come Barilà: Un bel torneo giovanile, giunto ormai all’ottava edizione, ma che con gli anni sotto l’effige del Torneo Rizzi supera i quattro lustri (mi sa che siamo alla quota di 23 edizioni). Nulla di nuovo sotto il sole in termini di risultato sportivo con la solita supremazia tecnica e fisica dei croati del Cedevita Zagabria. Di ottimo livello anche la qualità dei giocatori del Team Ohio, ma la considerazione riguarda le ottime impressioni destate da Umana Venezia (alla fine terza), l’ABC Robur Varese (quarta) e le altre italiane al seguito: Montepaschi, Assigeco, ma anche Malaspina, Desio e Brindisi. Da anni siamo convinti che se si riuscisse in qualche modo a ridurre a 16 squadre le contendenti, ne guadagnerebbe lo spettacolo e la qualità dello stesso torneo, magari giocando solo sui campi più belli (Malnate, Clivio, Castellanza… il Campus??). E’ chiaro che far quadrare i conti con tornei del genere è sempre più difficile e mai come quest’anno la macchina organizzativa dell’instancabile Giuseppe Livio ha funzionato molto bene. Speriamo solo che gli attriti tra Comitato Organizzatore e la Federazione non portino all’abbandono di una manifestazione importante, storica, bella e affascinante.
C come Coach: Ne abbiamo visti di tutti i tipi. Al Trofeo delle Regioni, anche in considerazione del fatto che si allenano giocatori di Società diverse (e comunque non propri) quasi tutti i coach si sono allineati al bon ton del “bravo allenatore”. Negli altri tornei c’è stata più energia da mettere a disposizione con i soliti “urlatori”, quelli della serie “se sbagli ti cambio”, e anche quelli che “che sono venuto a fare che non capite nulla?”. Ci sono poi anche quelli bravi. Quelli che senza arrivismo provano ad insegnare qualcosa, che capiscono le difficoltà di chi li sta di fronte, che sanno elargire la parola giusta al momento opportuno. E’ a loro che il movimento punta. Non si può essere allenatori solo di tecnica. Non si può essere solo allenatori di grinta e determinazione. Cerchiamo di essere professionali quando serve ma anche amichevoli. Diamo utili consigli, ma riconosciamo quando è più utile stare zitti. Usiamo il bastone quando è giusto, perché l’impegno non deve mai venire meno, ma anche la carota ha la sua importanza. Facciamo crescere gli Atleti con la consapevolezze delle proprie convinzioni, ma studiamo anche il contrario di quello che cerchiamo di insegnare. Solo così allargheremo la vedute di chi ci sta di fronte e di chi da noi vuole imparare tutto.
D come Delusione: E’ anni che tento come allenatore di arrivare nelle prime quattro squadre classificate al Torneo Barilà e non ci sono mai riuscito. Qualcosa va sempre storto. Quest’anno di mezzo tra la mia squadre e una finale al Palawhirlpool si è messa la maggiore convinzione e determinazione di una grande ABC Varese, che con un Michel De Jace in formato de luxe ci ha tolto questa opportunità. Comunque non dispero, prima o poi ci riuscirò…
E come Elezioni: Argomento scottante in questo periodo. Dopo la candidatura a Premier del Basket nostrano di Gianni Petrucci i giochi ai vertici sembrano fatti. C’è comunque il siparietto delle poltrone attigue che merita attenzione, con la candidatura a ruoli importanti di persone note e meritevoli. Complesse alchimie in chiave politica anche per la probabile riduzione del numero dei Consiglieri Federali, che permetterebbe al governo del Basket di essere più snello nelle decisioni. Staremo a vedere. In sordina, e con molti se e con molti ma, è partita anche la campagna elettorale per la presidenza della regione che rappresenta il 25% del movimento della pallacanestro. Si cercano persone stimate, competenti, incline al dialogo e che conoscano bene il movimento in ogni sua parte. Beh non è poco ma pensiamo che in Lombardia ci possano essere persone di questo calibro. In bocca al lupo.
F come Foto: Ovviamente quale occasioni migliori d’incontro con tante persone per scattare un sacco di foto ricordo di prestigio e di momenti importanti. La passione per le fotografie non cala anche se ogni tanto mi viene fatta rivolta la critica che non posso usare la macchina fotografica quando voglio. Da un po’ di tempo vedo sempre più persone, genitori, amici, semplici appassionati, con macchine fotografiche bellissime assieparsi sui campi da gioco. L’idea del sito www.fotobasket.it di pubblicare on-line tutte le foto scattate durante le partite di basket giovanile in Lombardia (e non solo) è secondo il mio parere vincente, intrigante e utile. Vincente perché il sito riscontra quotidianamente un sacco di utenti, intrigante perché tutti gli autori sono alla ricerca della foto perfetta e utile perché aggiornare una news sui siti internet di riferimento con una bella fotografia ha tutto un altro effetto. Se poi a qualche fotografo dilettante si aprono delle porte inaspettate per poter trasformare una passione in un lavoro, beh direi che li raggiungiamo l’apoteosi.
G come Garbosi: Ormai ha compiuto 33 anni il più importante Torneo Giovanile per fasce basse in Italia. Ogni volta per Varese è una sfida avvincente nell’organizzare sempre meglio una manifestazione che ha rappresentato nel passato una passerella per molti degli Atleti e dei campioni che calcano i parquet nelle diverse categorie. Il ricordo di quei giorni rimane per tutti indelebile. Si dimenticano gli allenamenti, le sconfitte, a volte anche le vittorie, ma le sensazioni di giocare con il piacere nel cuore, insieme ad amici ed avversari, quello non si scorderà mai. Al Trofeo Garbosi ancora di più. Ancora una volta Paolo Vittori e il suo staff (il figlo Luca, Gianni Chiapparo, Valter Giringhelli. Linda Brautigam…) hanno fatto centro. Complimenti.
H come Hit Parade: Significative le valutazioni che si possono fare riferite alle varie classifiche individuale al Trofeo delle Regioni 2012. Davvero una bella impressione mi ha destato Marco Timperi (Abruzzo), capocannoniere del torneo con 117 punti in sei gare (che fa quasi venti punticini ad allacciata di scarpe) per un fisico ancora in via di definizione ma con evidenti gradi di futuribilità. Secondo posto nella speciale classifica dei giocatori più prolifici per Lorenzo Spano (Sardegna) che non ho visto, terzo, Caroti (della Toscana), quarto l’ineguagliabile capacità di uno contro uno del colored dei Crabs Rimini, Daniel Perez Rodriguez (Emilia). Non mi stupisce che nella classifica marcatori si debba arrivare al nono posto per vedere un giocatore della squadra che ha vinto il torneo, per la precisione Alberto Norbis. Ma d’altronde mai come in questo caso la forza della Lombardia era proprio il collettivo. Nella classifica della valutazione complessiva spicca la prima posizione assoluta di Andrea La Torre (del Lazio) ottimo giocatore, energico ed esuberante al punto giusto. Di seguito un altro buonissimo talento del basket nostrano come Riccardo Zani (Emilia). Terzo il talento cristallino di Lorenzo Nosi di cui ho grande stima e che anche in questa occasione (anche se ci sono da migliorare un po’ di aspetti tecnici) ha confermato i tanti pregi. Nella classifica dei rimbalzi difensivi spicca la capacità di posizionamento di Andrea La Torre (48 rimbalzi, che fa 8 a gara), seguito dall’atletismo di Rege Cambrin (Liguria) e (terzo) il già citato Nosi (Toscana). Primato nei rimbalzi offensivi per Marco Timperi (che sarà alto 1.87, ma che ha evidentemente grande rapidità e ottimo posizionamento) per quasi 5 rimbalzi a partita conquistati. Secondo posto per il giocatore che forse ha ancora più di tutti potenzialità ancora inespresse: Marco Vercellino (Piemonte). Terzo posto per un altro pezzo da 90: il nostro Curtis Nwohuocha (Lombardia). Primato degli assist a Valentini (Piemonte) e record di palloni recuperati per Mastromatteo (Puglia) con 5 furti per partita. Classifica importante quella delle stoppate. I tre più grandi intimidatori nel pitturato sono stati Giovanni Cervini (Umbria) che non ho visto, secondo Riccardo Cattapan (Piemonte) e terzo con nove stoppate date Tommaso Guariglia (Toscana) che come il collega di reparto piemontese rispetto al CQN di Rimini è migliorato davvero tanto.
A livello di statistiche di squadra spiccano i 486 punti realizzati dall’Emilia (ultima la Sicilia con 332), con il Lazio in testa alla classifica della miglior percentuale nel tiro da due (45%) e con la Lombardia a comandare da oltre l’arco con il 33% nelle triple (ultima l’Umbria 15%). Precisione ai liberi per Lazio e Liguria al 64% dalla linea della carità e un sacco di falli fatti dal Friuli, totale 162 (ultima la Liguria con 76).
In ultimo, davvero ottimo il solito lavoro di raccolta dei dati stitistici effettuato da statbasket.it. Ormai da qualche anno Guido Corti con la sua "Informatica Comense" raccoglie, per conto della Federazione tutte le statistiche delle manifestazioni più importanti in Italia e ci aiuta con il punteggio pubblicato on-line in tempo reale ad essere meno lontano da chi sta giocando per una manifestazione importante. Complimenti.
I come Italia: Molto gradito da tutte le componenti l’idea di assemblare nel giro dei giorni del Trofeo delle Regioni anche i raduni delle Nazionali Under 16 e Under 18. E’ vero che nel periodo pasquale ci sono già un sacco di appuntamenti importanti, ma avere la possibilità di vedere all’opera i migliori atleti delle varie rappresentative nazionali nel bel mezzo dei loro percorsi in preparazioni alle competizioni estive è ottima cosa. In più, anche per i ragazzi del 97 presenti al Trofeo delle Regioni, vedere sul campo i compagni più grandi è uno bello stimolo per proseguire con determinazione il percorso di miglioramento. Esperimento da ripetere se possibile.
L come Lombardia: Erano ben nove anni che la Lombardia non vinceva il Trofeo delle Regioni. L’ultima squadra vincente fu l’annata 1989 con Giovanni Todisco allenatore di un ottimo gruppo di giocatori. Anche nelle precedente stagione (annata 1988) possiamo dire che la Lombardia non fece una brutta figura. Titolo vinto con la squadra dei sogni: Gallinari, Aradori, Poletti, Rosignoli, Santambrogio… allenata da Max Mazzali. Beh, a Porto San Giorgio, vedere il volto felice di Enrico Ragnolini, dopo anni di angherie e sofferenze rispetto alla simpatica presa in giro degli altri Presidente Regionali, mi ha regalato una gioia profonda. Il Comitato Regionale, vista la grande mole di lavoro svolto in ottica Selezioni, si meritava una vittoria, e così è stato. Ho vissuto in prima persona le ultime quattro edizioni del Trofeo delle Regioni. In ordine cronologico quella affrontata nel 2009 come Allenatore con il gruppo dei ragazzi del 1994 era battaglia persa in partenza. Anche se come Selezione della Lombardia abbiamo fatto molto bene (De Vico, Leone, Tedoldi, Amato, Seratoni, Bartoli, Piva…), vincere la finale di Montecatini contro la corazzata toscana (Imbrò, Tessitori, Bianconi…) avrebbe sfiorato il miracoloso. Poi però con il punteggio a meno 2 ad una manciata di minuti dalla fine in rimonta, pareva tutto più fattibile. Peccato. Nel 2010 il gruppo del 1995 era una squadra molto futuribile, ma forse non ancora pronta per giocare ai massimi livelli. Arrivammo noni, ma le successive convocazioni di due dei nostri giocatori agli Europei Under 16 (Spatti e Merlati) ci convinsero che il lavoro era stato comunque produttivo per il sistema. Con l’annata 1996 dopo una fase di preparazione al Trofeo delle Regioni con ottimi spunti e risultati, la Selezione del Veneto (con Rossato in testa) fece una partita perfetta e ci relegò alle finali di consolazione, arrivando alla fine quinti (con una sola sconfitta di misura), ma producendo in molti dei giocatori presenti nella Selezione Regionale un senso di rivincita enorme che si tramutò poche settimane dopo in una finale tutta lombarda alle Finali Nazionali di Caserta. Con il gruppo dei ragazzi del 1997 c’erano tutti i presupposti per un ottimo risultato. L’annata in questione da sempre ha rappresentato nelle varie manifestazioni nazionali (Garbosi, Zanatta, Torneo a Ferrara) un elevato tasso tecnico per la nostra regione. E’ così è stato. Vittoria di un gruppo molto forte nelle potenzialità, ma ancora di più nella convinzione di ognuno. E se poi ci aggiungiamo che a Rimini, nel raduno del SSNM, Centro di Qualificazione Nazionale su 32 Atleti 9 erano lombardi, la somma (per una volta) fa il totale esatto.
M come Marche: per capire che tipo di impegno si sono assunti le persone del Comitato Regionale delle Marche, per organizzare al meglio il TDR 2012, basta ripensare all’entusiasmo viscerale che gli stessi Dirigenti delle Marche dimostravano sul campo già un anno prima, durante l’edizione a Torino. Già a quell’epoca, il Presidente Paolini e i suoi più stretti collaboratori erano in fermento per organizzare tutto alla perfezione nella loro bella regione. Si pensava ai momenti collettivi serali, si studiava una logistica che potesse aiutare lo scambio di relazione tra le diverse delegazioni, si pensava a campi da gioco capienti e funzionali. E’ così è stato. Ottima organizzazione, qualità logistica di buon livello, tante persone disponibili a risolvere i normali problemi di una organizzazione complessa… insomma una bella edizione del Trofeo. Poi è chiaro che qualche problemino c’è stato, indipendente dalla volontà del Comitato. Certe distanze tra i campi da gioco e gli alberghi erano di difficile gestione, soprattutto tenendo conto di una rete viaria un po’ retrò. Un menù non proprio dietetico da parte dell’Hotel Holiday, dove c’erano la gran parte delle delegazioni, non aveva proprio il sapore di una raduno del Settore. In ultimo, a mio parere, otto giorni (da martedì a martedì) per un torneo giovanile è tanto, forse troppo. Pensare di viaggiare e giocare già al primo girono e giocare un giorno due partite, come del resto si fa in un tutti i tornei in giro per l’Italia, sarebbe utile per risparmiare qualcosa a livello economico e tornerebbe anche utile a tutti quelli che il Trofeo lo organizzano, lo giocano, lo allenano e lo seguono.
to be continued...
A come Arbitri: Ovviamente non poteva mancare la valutazione sulla componente arbitrale vista e valutata nelle varie competizioni svolte nel periodo di Pasqua in giro per l’Italia. Il giudizio sarebbe stato 10 e lode se non avessi assistito al fischio di tre falli tecnici durante la finale del Trofeo delle Regioni. Due tecnici sanzionati agli allenatori delle due squadre rei di aver protestato troppo. Ma da fuori non si è visto e capito nulla. Un altro sanzionato ad un giocatore reo di essersi buttato (probabilmente è solo scivolato) a metà campo per simulazione. La mia considerazione-domanda è questa: se i due giovani arbitri (in procinto di essere promossi dalla C Regionale alle DNC) non avessero preso parte ad un raduno così lungo e con validi istruttori a dare conigli utili, con molte ore di video per affinare tecnica e valutazioni, con parecchie indicazioni su come gestire i comportamenti dei tesserati e così via… avrebbero fatto valutazioni diverse sugli episodi poco sopra citati? Prima del raduno episodi del genere potevano essere ignorati dai due arbitri?
Se la risposta è no, allora ben ci stanno i fischi e le lamentele del pubblico presente al Palasavelli spazientito da delle fischiate che non si sono capite. Se la risposta è si, allora farei fare una riflessione alle persone responsabili per meglio calibrare le informazioni utili da inoltrare alle nuove generazioni dei fischietti.
B come Barilà: Un bel torneo giovanile, giunto ormai all’ottava edizione, ma che con gli anni sotto l’effige del Torneo Rizzi supera i quattro lustri (mi sa che siamo alla quota di 23 edizioni). Nulla di nuovo sotto il sole in termini di risultato sportivo con la solita supremazia tecnica e fisica dei croati del Cedevita Zagabria. Di ottimo livello anche la qualità dei giocatori del Team Ohio, ma la considerazione riguarda le ottime impressioni destate da Umana Venezia (alla fine terza), l’ABC Robur Varese (quarta) e le altre italiane al seguito: Montepaschi, Assigeco, ma anche Malaspina, Desio e Brindisi. Da anni siamo convinti che se si riuscisse in qualche modo a ridurre a 16 squadre le contendenti, ne guadagnerebbe lo spettacolo e la qualità dello stesso torneo, magari giocando solo sui campi più belli (Malnate, Clivio, Castellanza… il Campus??). E’ chiaro che far quadrare i conti con tornei del genere è sempre più difficile e mai come quest’anno la macchina organizzativa dell’instancabile Giuseppe Livio ha funzionato molto bene. Speriamo solo che gli attriti tra Comitato Organizzatore e la Federazione non portino all’abbandono di una manifestazione importante, storica, bella e affascinante.
C come Coach: Ne abbiamo visti di tutti i tipi. Al Trofeo delle Regioni, anche in considerazione del fatto che si allenano giocatori di Società diverse (e comunque non propri) quasi tutti i coach si sono allineati al bon ton del “bravo allenatore”. Negli altri tornei c’è stata più energia da mettere a disposizione con i soliti “urlatori”, quelli della serie “se sbagli ti cambio”, e anche quelli che “che sono venuto a fare che non capite nulla?”. Ci sono poi anche quelli bravi. Quelli che senza arrivismo provano ad insegnare qualcosa, che capiscono le difficoltà di chi li sta di fronte, che sanno elargire la parola giusta al momento opportuno. E’ a loro che il movimento punta. Non si può essere allenatori solo di tecnica. Non si può essere solo allenatori di grinta e determinazione. Cerchiamo di essere professionali quando serve ma anche amichevoli. Diamo utili consigli, ma riconosciamo quando è più utile stare zitti. Usiamo il bastone quando è giusto, perché l’impegno non deve mai venire meno, ma anche la carota ha la sua importanza. Facciamo crescere gli Atleti con la consapevolezze delle proprie convinzioni, ma studiamo anche il contrario di quello che cerchiamo di insegnare. Solo così allargheremo la vedute di chi ci sta di fronte e di chi da noi vuole imparare tutto.
D come Delusione: E’ anni che tento come allenatore di arrivare nelle prime quattro squadre classificate al Torneo Barilà e non ci sono mai riuscito. Qualcosa va sempre storto. Quest’anno di mezzo tra la mia squadre e una finale al Palawhirlpool si è messa la maggiore convinzione e determinazione di una grande ABC Varese, che con un Michel De Jace in formato de luxe ci ha tolto questa opportunità. Comunque non dispero, prima o poi ci riuscirò…
E come Elezioni: Argomento scottante in questo periodo. Dopo la candidatura a Premier del Basket nostrano di Gianni Petrucci i giochi ai vertici sembrano fatti. C’è comunque il siparietto delle poltrone attigue che merita attenzione, con la candidatura a ruoli importanti di persone note e meritevoli. Complesse alchimie in chiave politica anche per la probabile riduzione del numero dei Consiglieri Federali, che permetterebbe al governo del Basket di essere più snello nelle decisioni. Staremo a vedere. In sordina, e con molti se e con molti ma, è partita anche la campagna elettorale per la presidenza della regione che rappresenta il 25% del movimento della pallacanestro. Si cercano persone stimate, competenti, incline al dialogo e che conoscano bene il movimento in ogni sua parte. Beh non è poco ma pensiamo che in Lombardia ci possano essere persone di questo calibro. In bocca al lupo.
F come Foto: Ovviamente quale occasioni migliori d’incontro con tante persone per scattare un sacco di foto ricordo di prestigio e di momenti importanti. La passione per le fotografie non cala anche se ogni tanto mi viene fatta rivolta la critica che non posso usare la macchina fotografica quando voglio. Da un po’ di tempo vedo sempre più persone, genitori, amici, semplici appassionati, con macchine fotografiche bellissime assieparsi sui campi da gioco. L’idea del sito www.fotobasket.it di pubblicare on-line tutte le foto scattate durante le partite di basket giovanile in Lombardia (e non solo) è secondo il mio parere vincente, intrigante e utile. Vincente perché il sito riscontra quotidianamente un sacco di utenti, intrigante perché tutti gli autori sono alla ricerca della foto perfetta e utile perché aggiornare una news sui siti internet di riferimento con una bella fotografia ha tutto un altro effetto. Se poi a qualche fotografo dilettante si aprono delle porte inaspettate per poter trasformare una passione in un lavoro, beh direi che li raggiungiamo l’apoteosi.
G come Garbosi: Ormai ha compiuto 33 anni il più importante Torneo Giovanile per fasce basse in Italia. Ogni volta per Varese è una sfida avvincente nell’organizzare sempre meglio una manifestazione che ha rappresentato nel passato una passerella per molti degli Atleti e dei campioni che calcano i parquet nelle diverse categorie. Il ricordo di quei giorni rimane per tutti indelebile. Si dimenticano gli allenamenti, le sconfitte, a volte anche le vittorie, ma le sensazioni di giocare con il piacere nel cuore, insieme ad amici ed avversari, quello non si scorderà mai. Al Trofeo Garbosi ancora di più. Ancora una volta Paolo Vittori e il suo staff (il figlo Luca, Gianni Chiapparo, Valter Giringhelli. Linda Brautigam…) hanno fatto centro. Complimenti.
H come Hit Parade: Significative le valutazioni che si possono fare riferite alle varie classifiche individuale al Trofeo delle Regioni 2012. Davvero una bella impressione mi ha destato Marco Timperi (Abruzzo), capocannoniere del torneo con 117 punti in sei gare (che fa quasi venti punticini ad allacciata di scarpe) per un fisico ancora in via di definizione ma con evidenti gradi di futuribilità. Secondo posto nella speciale classifica dei giocatori più prolifici per Lorenzo Spano (Sardegna) che non ho visto, terzo, Caroti (della Toscana), quarto l’ineguagliabile capacità di uno contro uno del colored dei Crabs Rimini, Daniel Perez Rodriguez (Emilia). Non mi stupisce che nella classifica marcatori si debba arrivare al nono posto per vedere un giocatore della squadra che ha vinto il torneo, per la precisione Alberto Norbis. Ma d’altronde mai come in questo caso la forza della Lombardia era proprio il collettivo. Nella classifica della valutazione complessiva spicca la prima posizione assoluta di Andrea La Torre (del Lazio) ottimo giocatore, energico ed esuberante al punto giusto. Di seguito un altro buonissimo talento del basket nostrano come Riccardo Zani (Emilia). Terzo il talento cristallino di Lorenzo Nosi di cui ho grande stima e che anche in questa occasione (anche se ci sono da migliorare un po’ di aspetti tecnici) ha confermato i tanti pregi. Nella classifica dei rimbalzi difensivi spicca la capacità di posizionamento di Andrea La Torre (48 rimbalzi, che fa 8 a gara), seguito dall’atletismo di Rege Cambrin (Liguria) e (terzo) il già citato Nosi (Toscana). Primato nei rimbalzi offensivi per Marco Timperi (che sarà alto 1.87, ma che ha evidentemente grande rapidità e ottimo posizionamento) per quasi 5 rimbalzi a partita conquistati. Secondo posto per il giocatore che forse ha ancora più di tutti potenzialità ancora inespresse: Marco Vercellino (Piemonte). Terzo posto per un altro pezzo da 90: il nostro Curtis Nwohuocha (Lombardia). Primato degli assist a Valentini (Piemonte) e record di palloni recuperati per Mastromatteo (Puglia) con 5 furti per partita. Classifica importante quella delle stoppate. I tre più grandi intimidatori nel pitturato sono stati Giovanni Cervini (Umbria) che non ho visto, secondo Riccardo Cattapan (Piemonte) e terzo con nove stoppate date Tommaso Guariglia (Toscana) che come il collega di reparto piemontese rispetto al CQN di Rimini è migliorato davvero tanto.
A livello di statistiche di squadra spiccano i 486 punti realizzati dall’Emilia (ultima la Sicilia con 332), con il Lazio in testa alla classifica della miglior percentuale nel tiro da due (45%) e con la Lombardia a comandare da oltre l’arco con il 33% nelle triple (ultima l’Umbria 15%). Precisione ai liberi per Lazio e Liguria al 64% dalla linea della carità e un sacco di falli fatti dal Friuli, totale 162 (ultima la Liguria con 76).
In ultimo, davvero ottimo il solito lavoro di raccolta dei dati stitistici effettuato da statbasket.it. Ormai da qualche anno Guido Corti con la sua "Informatica Comense" raccoglie, per conto della Federazione tutte le statistiche delle manifestazioni più importanti in Italia e ci aiuta con il punteggio pubblicato on-line in tempo reale ad essere meno lontano da chi sta giocando per una manifestazione importante. Complimenti.
I come Italia: Molto gradito da tutte le componenti l’idea di assemblare nel giro dei giorni del Trofeo delle Regioni anche i raduni delle Nazionali Under 16 e Under 18. E’ vero che nel periodo pasquale ci sono già un sacco di appuntamenti importanti, ma avere la possibilità di vedere all’opera i migliori atleti delle varie rappresentative nazionali nel bel mezzo dei loro percorsi in preparazioni alle competizioni estive è ottima cosa. In più, anche per i ragazzi del 97 presenti al Trofeo delle Regioni, vedere sul campo i compagni più grandi è uno bello stimolo per proseguire con determinazione il percorso di miglioramento. Esperimento da ripetere se possibile.
L come Lombardia: Erano ben nove anni che la Lombardia non vinceva il Trofeo delle Regioni. L’ultima squadra vincente fu l’annata 1989 con Giovanni Todisco allenatore di un ottimo gruppo di giocatori. Anche nelle precedente stagione (annata 1988) possiamo dire che la Lombardia non fece una brutta figura. Titolo vinto con la squadra dei sogni: Gallinari, Aradori, Poletti, Rosignoli, Santambrogio… allenata da Max Mazzali. Beh, a Porto San Giorgio, vedere il volto felice di Enrico Ragnolini, dopo anni di angherie e sofferenze rispetto alla simpatica presa in giro degli altri Presidente Regionali, mi ha regalato una gioia profonda. Il Comitato Regionale, vista la grande mole di lavoro svolto in ottica Selezioni, si meritava una vittoria, e così è stato. Ho vissuto in prima persona le ultime quattro edizioni del Trofeo delle Regioni. In ordine cronologico quella affrontata nel 2009 come Allenatore con il gruppo dei ragazzi del 1994 era battaglia persa in partenza. Anche se come Selezione della Lombardia abbiamo fatto molto bene (De Vico, Leone, Tedoldi, Amato, Seratoni, Bartoli, Piva…), vincere la finale di Montecatini contro la corazzata toscana (Imbrò, Tessitori, Bianconi…) avrebbe sfiorato il miracoloso. Poi però con il punteggio a meno 2 ad una manciata di minuti dalla fine in rimonta, pareva tutto più fattibile. Peccato. Nel 2010 il gruppo del 1995 era una squadra molto futuribile, ma forse non ancora pronta per giocare ai massimi livelli. Arrivammo noni, ma le successive convocazioni di due dei nostri giocatori agli Europei Under 16 (Spatti e Merlati) ci convinsero che il lavoro era stato comunque produttivo per il sistema. Con l’annata 1996 dopo una fase di preparazione al Trofeo delle Regioni con ottimi spunti e risultati, la Selezione del Veneto (con Rossato in testa) fece una partita perfetta e ci relegò alle finali di consolazione, arrivando alla fine quinti (con una sola sconfitta di misura), ma producendo in molti dei giocatori presenti nella Selezione Regionale un senso di rivincita enorme che si tramutò poche settimane dopo in una finale tutta lombarda alle Finali Nazionali di Caserta. Con il gruppo dei ragazzi del 1997 c’erano tutti i presupposti per un ottimo risultato. L’annata in questione da sempre ha rappresentato nelle varie manifestazioni nazionali (Garbosi, Zanatta, Torneo a Ferrara) un elevato tasso tecnico per la nostra regione. E’ così è stato. Vittoria di un gruppo molto forte nelle potenzialità, ma ancora di più nella convinzione di ognuno. E se poi ci aggiungiamo che a Rimini, nel raduno del SSNM, Centro di Qualificazione Nazionale su 32 Atleti 9 erano lombardi, la somma (per una volta) fa il totale esatto.
M come Marche: per capire che tipo di impegno si sono assunti le persone del Comitato Regionale delle Marche, per organizzare al meglio il TDR 2012, basta ripensare all’entusiasmo viscerale che gli stessi Dirigenti delle Marche dimostravano sul campo già un anno prima, durante l’edizione a Torino. Già a quell’epoca, il Presidente Paolini e i suoi più stretti collaboratori erano in fermento per organizzare tutto alla perfezione nella loro bella regione. Si pensava ai momenti collettivi serali, si studiava una logistica che potesse aiutare lo scambio di relazione tra le diverse delegazioni, si pensava a campi da gioco capienti e funzionali. E’ così è stato. Ottima organizzazione, qualità logistica di buon livello, tante persone disponibili a risolvere i normali problemi di una organizzazione complessa… insomma una bella edizione del Trofeo. Poi è chiaro che qualche problemino c’è stato, indipendente dalla volontà del Comitato. Certe distanze tra i campi da gioco e gli alberghi erano di difficile gestione, soprattutto tenendo conto di una rete viaria un po’ retrò. Un menù non proprio dietetico da parte dell’Hotel Holiday, dove c’erano la gran parte delle delegazioni, non aveva proprio il sapore di una raduno del Settore. In ultimo, a mio parere, otto giorni (da martedì a martedì) per un torneo giovanile è tanto, forse troppo. Pensare di viaggiare e giocare già al primo girono e giocare un giorno due partite, come del resto si fa in un tutti i tornei in giro per l’Italia, sarebbe utile per risparmiare qualcosa a livello economico e tornerebbe anche utile a tutti quelli che il Trofeo lo organizzano, lo giocano, lo allenano e lo seguono.
to be continued...
venerdì 16 marzo 2012
INTERVISTA PER UNA TESI DI LAUREA ON LINE IL QUESTIONARIO SUL BASKET GIOVANILE
Con piacere, dopo un periodo di assenza sul mio Blog, pubblico le risposte che ho inoltrato al questionario sul basket che uno studente Isef mi ha proposto per la sua tesi di laurea.
1. Date una personale definizione di Basket
Il Basket è un appassionante Sport di Squadra dove per divertirsi vincendo bisogna abbinare efficacemente: intelligenza, forza, velocità, rapidità, tecnica, tattica, strategia.
2. Definizione di Minibasket
Il Minibasket è un appassionante Gioco di Squadra dove per divertirsi bisogna abbinare efficacemente: intelligenza, forza, velocità, rapidità, tecnica, tattica.
3. Cosa dovrebbe aver acquisito un giocatore che arriva (o esce) dal settore minibasket?
Direi il modo giusto di stare in palestra rispettando compagni, istruttori, regole. In più essere capace di fare delle scelte semplici di risoluzione dei problemi tecnico-tattici riferiti al gioco.
4. Cosa dovrebbe aver acquisito un giocatore che conclude l'iter del settore giovanile?
Conoscere la tecnica del gioco del Basket a 360° sapendo eseguire efficacemente i fondamentali;
Conoscere la tattica del gioco del Basket a 360° avendo potuto sperimentare nella varie stagioni da giovanili tutto quanto può succedere a livello senior;
Saper interpretare un ruolo all’interno di un gruppo o di una squadra, sapendo riconoscere responsabilità, necessità, problemi, attitudini…
5. In attacco un giocatore cosa deve saper fare,con la palla e senza la palla ?
In attacco un giocatore dovrebbe saper eseguire il fondamentale idoneo a quella situazione sul campo, leggendo e applicando efficacemente una esecuzione tecnica.
6. In difesa cosa deve essere in grado di fare?
Non penso che sia diverso dall’attacco. Applicazione efficace di un fondamentale difensivo.
7. In ambito cestistico cos'è il talento?
Il talento è quella persona che ti convince con i fatti che i limiti che hai pensato fino a ieri erano sbagliati.
8. Qual è il metodo d'apprendimento migliore?
Prove ed errori con rinforzi positivi.
9. Quando insegniamo i fondamentali è meglio far eseguire tante ripetizioni dello stesso movimento o è lecito far vedere anche varie sfaccettature dello stesso fondamentale?
L’insegnamento del fondamentale a secco con ripetizioni infinite è superato e può appartenere solo ai professionisti dello sport che necessitano di automatizzazione massima (a grandi velocità) con minimo dispendio energetico. L’insegnamento del fondamentale in ambito giovanile dovrebbe essere (per la grande maggioranza dei minuti a disposizione) applicato a risposte di difensore (o affini) in modo da assemblare un movimento tecnico ad una scelta del perché eseguo quel fondamentale. Se un giocatore sa eseguire alla perfezione un cambio di mano frontale, ma non sa quando farlo è certamente meno efficace di un altro giocatore che sa eseguire meno bene del primo il fondamentale menzionato, ma che ha in testa il momento esatto di quando farlo.
10. In una società, che abbia sia il settore Minibasket sia il settore giovanile ed anche la squadra senior, per quanto riguarda il metodo di lavoro,deve avere una linea guida che unisca i tre settori?
Se la linea guida è disgregata si, altrimenti è un danno. Mi spiego: se l’istruttore del Minibasket è uno molto tecnico, forse è meglio che nelle categorie Under 13, 14 si svolgano allenamenti molto aperti e libertari. Se negli Under 19 si da grande importanza alla difesa con tanti minuti di esercitazione in quella direzione, forse negli Under 17 sarebbe opportuno occuparsi di più di attacco.
Detto questo ritengo comunque giusto che un Settore Giovanile abbia una filosofia di fondo ben riconosciuta.
11. Il fondamentale della finta è una cosa che dobbiamo insegnare o lasciamo che i ragazzi l'acquisiscano da soli?
In linea di massima ritengo la finta non come l'interruzione di un fondamentale, cioè come la prima parte di un movimento di attacco. Ogni volta che ricevo la palla, se ci sono le condizioni di spazio e tempo rispetto alla difesa penso di tirare. Non penso di fare una finta di tiro. Se poi, dopo aver iniziato ad eseguire il mio tiro, le condizioni (spazio-tempo) cambiano, devo essere in grado di modificare la scelta.
Ci sono comunque delle situazione in cui è necessario eseguire delle finte. Contro zona, tiri da sotto, per smarcarsi dalla difesa… in quel caso è necessario un insegnamento preventivo.
1. Date una personale definizione di Basket
Il Basket è un appassionante Sport di Squadra dove per divertirsi vincendo bisogna abbinare efficacemente: intelligenza, forza, velocità, rapidità, tecnica, tattica, strategia.
2. Definizione di Minibasket
Il Minibasket è un appassionante Gioco di Squadra dove per divertirsi bisogna abbinare efficacemente: intelligenza, forza, velocità, rapidità, tecnica, tattica.
3. Cosa dovrebbe aver acquisito un giocatore che arriva (o esce) dal settore minibasket?
Direi il modo giusto di stare in palestra rispettando compagni, istruttori, regole. In più essere capace di fare delle scelte semplici di risoluzione dei problemi tecnico-tattici riferiti al gioco.
4. Cosa dovrebbe aver acquisito un giocatore che conclude l'iter del settore giovanile?
Conoscere la tecnica del gioco del Basket a 360° sapendo eseguire efficacemente i fondamentali;
Conoscere la tattica del gioco del Basket a 360° avendo potuto sperimentare nella varie stagioni da giovanili tutto quanto può succedere a livello senior;
Saper interpretare un ruolo all’interno di un gruppo o di una squadra, sapendo riconoscere responsabilità, necessità, problemi, attitudini…
5. In attacco un giocatore cosa deve saper fare,con la palla e senza la palla ?
In attacco un giocatore dovrebbe saper eseguire il fondamentale idoneo a quella situazione sul campo, leggendo e applicando efficacemente una esecuzione tecnica.
6. In difesa cosa deve essere in grado di fare?
Non penso che sia diverso dall’attacco. Applicazione efficace di un fondamentale difensivo.
7. In ambito cestistico cos'è il talento?
Il talento è quella persona che ti convince con i fatti che i limiti che hai pensato fino a ieri erano sbagliati.
8. Qual è il metodo d'apprendimento migliore?
Prove ed errori con rinforzi positivi.
9. Quando insegniamo i fondamentali è meglio far eseguire tante ripetizioni dello stesso movimento o è lecito far vedere anche varie sfaccettature dello stesso fondamentale?
L’insegnamento del fondamentale a secco con ripetizioni infinite è superato e può appartenere solo ai professionisti dello sport che necessitano di automatizzazione massima (a grandi velocità) con minimo dispendio energetico. L’insegnamento del fondamentale in ambito giovanile dovrebbe essere (per la grande maggioranza dei minuti a disposizione) applicato a risposte di difensore (o affini) in modo da assemblare un movimento tecnico ad una scelta del perché eseguo quel fondamentale. Se un giocatore sa eseguire alla perfezione un cambio di mano frontale, ma non sa quando farlo è certamente meno efficace di un altro giocatore che sa eseguire meno bene del primo il fondamentale menzionato, ma che ha in testa il momento esatto di quando farlo.
10. In una società, che abbia sia il settore Minibasket sia il settore giovanile ed anche la squadra senior, per quanto riguarda il metodo di lavoro,deve avere una linea guida che unisca i tre settori?
Se la linea guida è disgregata si, altrimenti è un danno. Mi spiego: se l’istruttore del Minibasket è uno molto tecnico, forse è meglio che nelle categorie Under 13, 14 si svolgano allenamenti molto aperti e libertari. Se negli Under 19 si da grande importanza alla difesa con tanti minuti di esercitazione in quella direzione, forse negli Under 17 sarebbe opportuno occuparsi di più di attacco.
Detto questo ritengo comunque giusto che un Settore Giovanile abbia una filosofia di fondo ben riconosciuta.
11. Il fondamentale della finta è una cosa che dobbiamo insegnare o lasciamo che i ragazzi l'acquisiscano da soli?
In linea di massima ritengo la finta non come l'interruzione di un fondamentale, cioè come la prima parte di un movimento di attacco. Ogni volta che ricevo la palla, se ci sono le condizioni di spazio e tempo rispetto alla difesa penso di tirare. Non penso di fare una finta di tiro. Se poi, dopo aver iniziato ad eseguire il mio tiro, le condizioni (spazio-tempo) cambiano, devo essere in grado di modificare la scelta.
Ci sono comunque delle situazione in cui è necessario eseguire delle finte. Contro zona, tiri da sotto, per smarcarsi dalla difesa… in quel caso è necessario un insegnamento preventivo.
giovedì 16 febbraio 2012
IN LIBRERIA: "UN GANCIO IN MEZZO AL CIELO" IL DIARIO DI GIULIA CI DONA SPERANZA
Con piacere ed emozione riporto l'articolo pubblicato sull'Eco di Bergamo (sezione web), QUI che informa sull'uscita in libreria del diario - libro di Giulia Gabrieli, "Un gancio in mezzo al cielo".
Giulia, una ragazzina vispa, intelligente e sempre sorridente ha dimostrato sul campo cose significa vivere la sofferenza con la vera fede nel cuore. Un cuore, quello di Giulia, che non ha conosciuto confini. Un percorso di vita purtroppo interrotto troppo presto dalla malattia ma che nel corso di questi mesi ha continuato a rigenerarsi positivamente nei pensieri di molte persone.
Grazie Giulia dell'amicizia che ci hai riservato, grazie per il bell'esempio di come essere persone migliori. Daniela ti abbraccia.
Era il suo sogno quello di scrivere un libro e, anche durante la malattia, ha sempre scritto e trasmesso tramite le sue poesie e i suoi racconti, le sue emozioni. Dall'11 febbraio - in concomitanza con la Giornata Mondiale del Malato e l'anniversario dell'apparizione di Maria a Lourdes - è in libreria «Un gancio in mezzo al cielo», edito da Paoline, la testimonianza di Giulia Gabrieli, quattordici anni, malata di tumore, morta la sera del 19 agosto 2011, che ha saputo trasformare i suoi due anni di malattia in un inno alla vita, in un crescendo spirituale.
Giulia era una ragazza normale, residente nel quartiere San Tomaso di Bergamo: bella, solare, amava viaggiare, vestirsi bene e adorava lo shopping. Un'esplosione di raffinata vitalità, che la malattia, misteriosamente, non ha stroncato, ma amplificato.
Nelle pagine di questo libro, che è stato il suo diario, narra la sua lotta per affrontare la malattia e la sua speranza di guarire ma anche l'abbandono alla volontà di Dio. I medici sono i suoi amici, i suoi «supereroi»; i genitori, gli amici, le amiche e gli insegnanti i suoi angeli custodi, coloro che la sostengono e la incoraggiano.
Giulia amava la musica e, in modo speciale, un grande classico di Claudio Baglioni cantato da Laura Pausini: «Strada facendo». «Strada facendo vedrai che non sei più da sola / …dai che ce la fai! / Strada facendo troverai anche tu un gancio in mezzo al cielo... / Sì, mi dà leggerezza, una grande speranza…» sono alcune delle strofe della canzone e per questa ragione Giulia ha voluto intitolare il suo diario: «Un gancio in mezzo al cielo».
In appendice un articolo scritto da Fabio Finazzi per L'Eco di Bergamo sulla vicenda di Giulia. Il ricavato dei diritti d'autore di questo libro sarà destinato in parte all'Airc, Associazione italiana per la Ricerca sul Cancro, e in parte a sostenere progetti di solidarietà a favore di giovani e bambini malati.
mercoledì 15 febbraio 2012
RIUNIONE TECNICA PAO A LOGRATO (BRESCIA) ALLENAMENTO INTEGRATO: CONCETTI, PROSPETTIVA, SVILUPPO
Nella serata di lunedì 13 febbraio 2012, insieme al mio amico, collega di Selezioni Regionali, Andrea Molina, siamo andati a Lograto (vicino a Brescia) per tenere una riunione tecnica PAO a poco più di 200 allenatori della zona. Titolo dell'incontro: "Allenamento integrato: concetti, prospettiva e sviluppo."
Perchè integrare la pallacanestro con la preparazione fisica?
1) I giocatori (che siano di categoria giovanile o senior poco importa) tendenzialmente sono più motivati a giocare a basket facendo preparazione fisica. Questa forte motivazione spinge gli atleti stessi ad essere più intensi e forse più concentrati nelle varie esercitazioni;
2) Durante l'integrazione alleniamo sia l'aspetto tecnico (anche se ovviamente non possiamo [dobbiamo] stare a correggere troppo nel particolare) che l'aspetto fisico, rispetto all'obiettivo prefissato;
3) Svolgere allenamenti di questo tipo (in modo continuativo) aiuta efficacemente l'innalzamento della prestazione;
4) In età giovanile, l'allenamento integrato, sviluppa (meglio) il proprio potenziale
Quando svolgere allenamenti integrati?
Possiamo fare questi tipi di allenamenti sempre. Meglio se strutturati ad inizio stagione e dopo la pausa di Natale per recuperare quelle capacità (soprattutto di tipo metabolico) che ci possono aiutare a tenere il campo senza fare troppa fatica. Ma lo svolgimento di queste esercitazioni può essere costante anche durante tutto l'anno. Se si hanno tre allenamenti, suddividere la parte di attivazione (riscaldamento) in 20 minuti iniziali facendo esercizi di questo tipo può essere utile.
Con chi fare queste esercitazioni?
Con i dovuti carichi e con le dovute modalità possiamo fare esercizi di questo tipo per tutti, anche per gli Under 13. Per non fare danni, più che l'età conta la struttura fisica di chi ho di fronte. Un ragazzino tredicenne muscolarmente già ben strutturato farà certamente meno fatica di un sedicenne alto due metri che fatica a stare piegato sulle gambe perchè ancora indietro nello sviluppo.
Dove farle?
Ovviamente in palestra, ma soprattutto per chi ha solo un ora e mezzo di allenamento e può sfruttare degli spazi fuori dal campo, molti esercizi, possono essere svolti prima di entrare sul parquet. Poi nelle giornate in cui è permesso stare all'aperto, aggiungere mezz'ora di allenamento, gestendo fuori dal campo esercitazioni di preparazione, ci fa guadagnare del tempo prezioso.
Qui di seguito vi propongo la serie di esercizi integrati che ho svolto l'altra sera a Lograto:
Aspetto tecnico: Passaggio
Aspetto fisico: Resistenza alla forza
1° esercizio (diag. 1): A coppie sulla riga di fondo un pallone medicinale di 1 Kg
Passaggi (5) due mani al petto, correndo al massimo
Passaggi (5) mano interna, correndo al massimo
Passaggi al volo con leggera parabola
Passaggi al volo senza parabola (anticipare il salto)
Una fila passa la palla dietro schiena, l'altra normale
Tre scivolamenti (passando la palla) poi scatto
2° esercizio (diag. 2): due file riga di fondo
Passaggi fino a metà campo, al fischio chi è senza palla decide dove andare a tirare in terzo tempo e il compagno deve passare la palla per farlo tirare in corsa senza palleggiare
3° esercizio (diag. 3): a coppie uno sulla riga di fondo con pallone medicinale e l'altro davanti a lui sulla riga del tiro libero (e prolungameto)
Andata e ritorno (3 volte) passando la palla due mani al bersaglio (uno corre indietro e l'altro corre in avanti)
Andata e ritorno (3 volte) chi corre in avanti passa la palla sopra la testa
Andata e ritrono (3 volte) chi corre in avanti passa la palla al volo in salto
4° esercizio (diag. 4): uno in angolo e uno sulla riga lateriale all'altezza del tiro libero
passaggi fino correndo uno indietro e l'altro in avanti, poi corsa cambiando lato del campo (riga laterale opposta) per poi finire sulla riga di fondo sula lato corto da dove siamo partiti
5° esercizio (diag. 5): uno in angolo uno base dell'area
passaggi con corsa in diagonale fino a metà campo e poi fino dall'altro parte del campo
6° esercizio (diag. 6): due file (da tre) distanza riga del tiro libero (il primo con palla medicinale)
passaggio all'altra fila e corro a toccare la riga laterale dalla parte della fila dove ho passato
uguale, passaggi al volo
uguale, tocco la riga laterlae sul mio stesso lato
uguale, tocco il tabellone e poi mi rimetto in fila
7° esercizio: tap-in tutto campo
uguale, uno la butta sul tabellone quello dopo in alto
uguale, uno la butta sul tabellone quello dopo al volo si gira e la passa a quello dopo di lui
8° esercizio (diag. 7): tap-in metà campo (due gruppi da 6)
le file partono dall'ultima tacca del tiro libero
butto la palla sul tabellone, superando il canestro e corro a toccare la riga laterale dall'altra parte
uguale, ma la palla posso anche passarla diretta al compagno sull'altro lato dell'area
9° esercizio (diag. 8): quattro file nella metà campo (due palloni angoli opposti)
giocatore a metà campo con palla che fa dai e vai con l'angolo, tirando a canestro, apertura e cambio fila; dall'altra parte ugualmente dai e vai e senza tirare faccio apertura alla fila opposta
10° esercizio (diag. 9): metà campo tutti con palla tranne 4 giocatori con un pallone medicinale
al via quelli che non hanno la palla si devono passare il pallone rispettando le regole dei passi e prendere toccando (senza lanciare) i giocatori (con palla) che scappano.
Cliccando QUI potete vedere (fatti male) tutti i diagrammi degli esercizi proposti.
Perchè integrare la pallacanestro con la preparazione fisica?
1) I giocatori (che siano di categoria giovanile o senior poco importa) tendenzialmente sono più motivati a giocare a basket facendo preparazione fisica. Questa forte motivazione spinge gli atleti stessi ad essere più intensi e forse più concentrati nelle varie esercitazioni;
2) Durante l'integrazione alleniamo sia l'aspetto tecnico (anche se ovviamente non possiamo [dobbiamo] stare a correggere troppo nel particolare) che l'aspetto fisico, rispetto all'obiettivo prefissato;
3) Svolgere allenamenti di questo tipo (in modo continuativo) aiuta efficacemente l'innalzamento della prestazione;
4) In età giovanile, l'allenamento integrato, sviluppa (meglio) il proprio potenziale
Quando svolgere allenamenti integrati?
Possiamo fare questi tipi di allenamenti sempre. Meglio se strutturati ad inizio stagione e dopo la pausa di Natale per recuperare quelle capacità (soprattutto di tipo metabolico) che ci possono aiutare a tenere il campo senza fare troppa fatica. Ma lo svolgimento di queste esercitazioni può essere costante anche durante tutto l'anno. Se si hanno tre allenamenti, suddividere la parte di attivazione (riscaldamento) in 20 minuti iniziali facendo esercizi di questo tipo può essere utile.
Con chi fare queste esercitazioni?
Con i dovuti carichi e con le dovute modalità possiamo fare esercizi di questo tipo per tutti, anche per gli Under 13. Per non fare danni, più che l'età conta la struttura fisica di chi ho di fronte. Un ragazzino tredicenne muscolarmente già ben strutturato farà certamente meno fatica di un sedicenne alto due metri che fatica a stare piegato sulle gambe perchè ancora indietro nello sviluppo.
Dove farle?
Ovviamente in palestra, ma soprattutto per chi ha solo un ora e mezzo di allenamento e può sfruttare degli spazi fuori dal campo, molti esercizi, possono essere svolti prima di entrare sul parquet. Poi nelle giornate in cui è permesso stare all'aperto, aggiungere mezz'ora di allenamento, gestendo fuori dal campo esercitazioni di preparazione, ci fa guadagnare del tempo prezioso.
Qui di seguito vi propongo la serie di esercizi integrati che ho svolto l'altra sera a Lograto:
Aspetto tecnico: Passaggio
Aspetto fisico: Resistenza alla forza
1° esercizio (diag. 1): A coppie sulla riga di fondo un pallone medicinale di 1 Kg
Passaggi (5) due mani al petto, correndo al massimo
Passaggi (5) mano interna, correndo al massimo
Passaggi al volo con leggera parabola
Passaggi al volo senza parabola (anticipare il salto)
Una fila passa la palla dietro schiena, l'altra normale
Tre scivolamenti (passando la palla) poi scatto
2° esercizio (diag. 2): due file riga di fondo
Passaggi fino a metà campo, al fischio chi è senza palla decide dove andare a tirare in terzo tempo e il compagno deve passare la palla per farlo tirare in corsa senza palleggiare
3° esercizio (diag. 3): a coppie uno sulla riga di fondo con pallone medicinale e l'altro davanti a lui sulla riga del tiro libero (e prolungameto)
Andata e ritorno (3 volte) passando la palla due mani al bersaglio (uno corre indietro e l'altro corre in avanti)
Andata e ritorno (3 volte) chi corre in avanti passa la palla sopra la testa
Andata e ritrono (3 volte) chi corre in avanti passa la palla al volo in salto
4° esercizio (diag. 4): uno in angolo e uno sulla riga lateriale all'altezza del tiro libero
passaggi fino correndo uno indietro e l'altro in avanti, poi corsa cambiando lato del campo (riga laterale opposta) per poi finire sulla riga di fondo sula lato corto da dove siamo partiti
5° esercizio (diag. 5): uno in angolo uno base dell'area
passaggi con corsa in diagonale fino a metà campo e poi fino dall'altro parte del campo
6° esercizio (diag. 6): due file (da tre) distanza riga del tiro libero (il primo con palla medicinale)
passaggio all'altra fila e corro a toccare la riga laterale dalla parte della fila dove ho passato
uguale, passaggi al volo
uguale, tocco la riga laterlae sul mio stesso lato
uguale, tocco il tabellone e poi mi rimetto in fila
7° esercizio: tap-in tutto campo
uguale, uno la butta sul tabellone quello dopo in alto
uguale, uno la butta sul tabellone quello dopo al volo si gira e la passa a quello dopo di lui
8° esercizio (diag. 7): tap-in metà campo (due gruppi da 6)
le file partono dall'ultima tacca del tiro libero
butto la palla sul tabellone, superando il canestro e corro a toccare la riga laterale dall'altra parte
uguale, ma la palla posso anche passarla diretta al compagno sull'altro lato dell'area
9° esercizio (diag. 8): quattro file nella metà campo (due palloni angoli opposti)
giocatore a metà campo con palla che fa dai e vai con l'angolo, tirando a canestro, apertura e cambio fila; dall'altra parte ugualmente dai e vai e senza tirare faccio apertura alla fila opposta
10° esercizio (diag. 9): metà campo tutti con palla tranne 4 giocatori con un pallone medicinale
al via quelli che non hanno la palla si devono passare il pallone rispettando le regole dei passi e prendere toccando (senza lanciare) i giocatori (con palla) che scappano.
Cliccando QUI potete vedere (fatti male) tutti i diagrammi degli esercizi proposti.
martedì 7 febbraio 2012
venerdì 3 febbraio 2012
"PER CHI NON SI PERMETTE, ALMENO UNA VOLTA DI SFUGGIRE DAI CONSIGLI SENSATI"
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e chi non cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore
chi fa della televisione il suo guru,
Lentamente muore
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia l'incertezza
per la certezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di sfuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non fugge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
Lentamente muore
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che,
essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
sabato 7 gennaio 2012
RIUNIONE PAO A SANTARCANGELO MIGLIORAMENTO CON L'UTILIZZO DEGLI SCHEMI
RIUNIONE PAO DEL 4 GENNAIO 2011 A SANTARCANGELO
“MIGLIORARE UN GIOVANE GIOCATORI CON L’UTILIZZO DI GIOCHI A TERMINE”
“Non tutto quello che affronti può essere cambiato, ma se non inizi a ragionare con la tua testa e a fare qualcosa concretamente per il futuro delle persone a cui vuoi bene, allora sarai solo uno spettatore di un domani più triste.”
Premessa 1) Non penso di essere un buon allenatore, non penso di essere un buon insegnante, non penso di possedere qualità tecniche speciali, come non penso di conoscere la pallacanestro nel dettaglio. So però che ascoltare e guardare le “risposte” delle persone che alleni tutti i giorni; valutando sguardi, atteggiamenti, emozioni… può aiutare profondamente i propri modi di essere. Tutti questi feed-back hanno modificato profondamente il mio modo di essere allenatore e istruttore; in allenamento, in partita e anche fuori dal campo.
Nel corso degli anni, ho sempre cercato di chiedermi se quella cosa che avevo detto, quella che avevo cercato d’insegnare, quell’atteggiamento che avevo tenuto…, aveva fatto veramente migliorare la persona che avevo di fronte. Se era servita veramente. Spesso mi sono dimenticato che ero li per i ragazzi con cui stavo e non il contrario. Molte volte mi dimenticavo che io ero lo strumento per il loro miglioramento e non qualcosa di diverso.
Su questa visione delle cose spesso ho fallito e solo tempo, esperienza, capacità di autocritica, analisi, ascolto, visione degli altri, consigli di gente più esperta… hanno prodotto in me dei cambiamenti.
Ho cercato di ascoltare a cuore aperto quello che gli altri (anche se spesso più giovani di me) hanno cercato di dirmi. Se non avete paura di rendervi vulnerabili, ascoltate tutti e poi guardate dentro il fondo del vostro cuore quello che è rimasto. Da li partite e siate d’esempio per i vostri ragazzi.
Premessa 2) Giusto per essere chiari, tutto quello che dirò e farò questa sera è il frutto dell’idea che mi sono fatto dell’insegnamento della pallacanestro in ambito giovanile a livello personale e che trasformo in atti concreti con le mie squadre. Fare poi l’RTT della Lombardia è altra cosa. Metto a disposizione la mia persona e parte delle mie competenze, per fare al meglio quello che mi viene chiesto dal Comitato Regionale e dal Settore. Specifico la cosa perché non vorrei che si confondessero i ruoli.
Come migliorare un giovane giocatore con uso degli schemi:
fin dalla categoria Under 14 (fine Under 13) inseriamo dei giochi di movimento organizzati;
schieramenti diversi per situazioni (spesso) simili;
è più facile far apprendere a questa età delle cose (all’apparenza) difficili, ma che a 17 anni, sarebbero ancora più complesse da insegnare e apprendere;
eseguire uno schema per il giovane giocatore è un problema da risolvere;
stare in una posizione, eseguire un movimento pre-ordinato, saper usare entrambe le mani, guardare i compagni, guardare i difensore, capire le situazioni, ascoltare le indicazioni;
all’interno dei giochi, dare importanza massima alla lettura dei vantaggi più efficaci da sfruttare;
una volta che si è preso un vantaggio, cercare di mantenerlo e (se possibile) concretizzare;
chi è libero tira se è in un posto dove ha buone (qualche) probabilità di fare canestro;
alternare azioni con chiamata ad azioni di lettura;
Principi di massima di tutti giochi a chiamata:
almeno tre/quattro giocatori devono toccare la palla nei primi tre passaggi;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un ribaltamento;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un blocco fatto bene;
l’azione può avere anche più blocchi, seguendo questa scaletta cronologica: 1° cieco, 2° diagonale, 3° sulla palla;
solo dopo i primi tre/quattro passaggi è possibile prendere iniziativa in palleggio (a meno che non ci sia già un vantaggio irrinunciabile);
dopo tre passaggi, dopo il (i) blocco (blocchi), dopo un ribaltamento, costruire azioni di 1 contro 1 di tipo dinamico;
non si rinuncia mai ad un tiro da liberi (vale 2 errori);
chi va per liberare un compagno in uscita con blocchi ha diritto di precedenza sui giri verso il canestro;
Gioco numero 5 (schieramento 5 fuori):
chi passa la palla si allontana dalla parte opposta al passaggio;
chi non riceve tagli veloce al ferro; poi post basso, poi blocco cieco
dall’angolo per ribaltare
sul ribaltamento blocco cieco e mi apro per ricevere
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Gioco numero 2 (schieramento 4 esterni uno nel cerchio):
dai e segui d’ingresso
passare la palla in angolo
arrivare al ferro, sfruttando il blocco cieco
chi passa la palla si allontana
il giocatore interno dopo il blocco cieco si apre (vantaggio?) per ribaltare
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Perché i giocatori con questo sistema migliorano:
sono fortemente motivati a fare una cosa difficile, complessa, e da grandi…;
una volta che se ne imparato uno è più facile insegnare il secondo, il terzo, il quarto…
capiscono immediatamente i vantaggi e diventano ancora più motivati;
si limitano nell’abuso dell’1 contro 1 dal palleggio di tipo statico;
giocano costruendo (spesso) per gli altri e poi anche per se stessi;
danno grande valore alle collaborazioni;
dopo esercizi trovano il miglior timing nelle azioni di squadra;
dopo esercizi automatizzano gesti e movimenti, migliorando le esecuzioni (differenza tra solfeggio e suonare subito Chopin)
più diventano grandi e più devono migliorare le esecuzioni in maniera analitica;
anche i giocatori più alti vengono coinvolti obbligatoriamente;
Conclusione: Nel nostro mondo dove ognuno di noi vorrebbe insegnare qualcosa ad un altro, mi rendo sempre più conto che spesso la vera capacità di riuscire ad entrare nell'intimo di qualcuno, insegnando qualcosa di vero, sta nel guardare, ascoltare e riconoscere nell'altro le cose belle e meritevoli che risiedono già dentro di lui e che vorremmo emergessero.
Spesso ci perdiamo in grandi discorsi, sia in termini tecnici che tattici che di atteggiamento sul modo di essere persone e atleti migliori, in realtà non ci rendiamo conto che tutte queste cose, chi ci sta di fronte, le ha già dentro di se.
Infatti il vero modo di educare è quello di tirare fuori le potenzialità che sono già dentro le persone con cui abbiamo a che fare.
Ci dovremmo convincere di questo nonostante l’inevitabile voglia e necessità di far risaltare il nostro modo di essere, la nostra personalità e le nostre conoscenze.
Scavare nel profondo delle persone, ricercando doti e attitudini da far emergere, è un compito difficile ma necessario per ritrovarsi poi un giorno con la soluzione in mano e con una persona migliore di fronte.
“MIGLIORARE UN GIOVANE GIOCATORI CON L’UTILIZZO DI GIOCHI A TERMINE”
“Non tutto quello che affronti può essere cambiato, ma se non inizi a ragionare con la tua testa e a fare qualcosa concretamente per il futuro delle persone a cui vuoi bene, allora sarai solo uno spettatore di un domani più triste.”
Premessa 1) Non penso di essere un buon allenatore, non penso di essere un buon insegnante, non penso di possedere qualità tecniche speciali, come non penso di conoscere la pallacanestro nel dettaglio. So però che ascoltare e guardare le “risposte” delle persone che alleni tutti i giorni; valutando sguardi, atteggiamenti, emozioni… può aiutare profondamente i propri modi di essere. Tutti questi feed-back hanno modificato profondamente il mio modo di essere allenatore e istruttore; in allenamento, in partita e anche fuori dal campo.
Nel corso degli anni, ho sempre cercato di chiedermi se quella cosa che avevo detto, quella che avevo cercato d’insegnare, quell’atteggiamento che avevo tenuto…, aveva fatto veramente migliorare la persona che avevo di fronte. Se era servita veramente. Spesso mi sono dimenticato che ero li per i ragazzi con cui stavo e non il contrario. Molte volte mi dimenticavo che io ero lo strumento per il loro miglioramento e non qualcosa di diverso.
Su questa visione delle cose spesso ho fallito e solo tempo, esperienza, capacità di autocritica, analisi, ascolto, visione degli altri, consigli di gente più esperta… hanno prodotto in me dei cambiamenti.
Ho cercato di ascoltare a cuore aperto quello che gli altri (anche se spesso più giovani di me) hanno cercato di dirmi. Se non avete paura di rendervi vulnerabili, ascoltate tutti e poi guardate dentro il fondo del vostro cuore quello che è rimasto. Da li partite e siate d’esempio per i vostri ragazzi.
Premessa 2) Giusto per essere chiari, tutto quello che dirò e farò questa sera è il frutto dell’idea che mi sono fatto dell’insegnamento della pallacanestro in ambito giovanile a livello personale e che trasformo in atti concreti con le mie squadre. Fare poi l’RTT della Lombardia è altra cosa. Metto a disposizione la mia persona e parte delle mie competenze, per fare al meglio quello che mi viene chiesto dal Comitato Regionale e dal Settore. Specifico la cosa perché non vorrei che si confondessero i ruoli.
Come migliorare un giovane giocatore con uso degli schemi:
fin dalla categoria Under 14 (fine Under 13) inseriamo dei giochi di movimento organizzati;
schieramenti diversi per situazioni (spesso) simili;
è più facile far apprendere a questa età delle cose (all’apparenza) difficili, ma che a 17 anni, sarebbero ancora più complesse da insegnare e apprendere;
eseguire uno schema per il giovane giocatore è un problema da risolvere;
stare in una posizione, eseguire un movimento pre-ordinato, saper usare entrambe le mani, guardare i compagni, guardare i difensore, capire le situazioni, ascoltare le indicazioni;
all’interno dei giochi, dare importanza massima alla lettura dei vantaggi più efficaci da sfruttare;
una volta che si è preso un vantaggio, cercare di mantenerlo e (se possibile) concretizzare;
chi è libero tira se è in un posto dove ha buone (qualche) probabilità di fare canestro;
alternare azioni con chiamata ad azioni di lettura;
Principi di massima di tutti giochi a chiamata:
almeno tre/quattro giocatori devono toccare la palla nei primi tre passaggi;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un ribaltamento;
ogni azione deve (dovrebbe) avere almeno un blocco fatto bene;
l’azione può avere anche più blocchi, seguendo questa scaletta cronologica: 1° cieco, 2° diagonale, 3° sulla palla;
solo dopo i primi tre/quattro passaggi è possibile prendere iniziativa in palleggio (a meno che non ci sia già un vantaggio irrinunciabile);
dopo tre passaggi, dopo il (i) blocco (blocchi), dopo un ribaltamento, costruire azioni di 1 contro 1 di tipo dinamico;
non si rinuncia mai ad un tiro da liberi (vale 2 errori);
chi va per liberare un compagno in uscita con blocchi ha diritto di precedenza sui giri verso il canestro;
Gioco numero 5 (schieramento 5 fuori):
chi passa la palla si allontana dalla parte opposta al passaggio;
chi non riceve tagli veloce al ferro; poi post basso, poi blocco cieco
dall’angolo per ribaltare
sul ribaltamento blocco cieco e mi apro per ricevere
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Gioco numero 2 (schieramento 4 esterni uno nel cerchio):
dai e segui d’ingresso
passare la palla in angolo
arrivare al ferro, sfruttando il blocco cieco
chi passa la palla si allontana
il giocatore interno dopo il blocco cieco si apre (vantaggio?) per ribaltare
secondo ribaltamento blocco sulla palla
Perché i giocatori con questo sistema migliorano:
sono fortemente motivati a fare una cosa difficile, complessa, e da grandi…;
una volta che se ne imparato uno è più facile insegnare il secondo, il terzo, il quarto…
capiscono immediatamente i vantaggi e diventano ancora più motivati;
si limitano nell’abuso dell’1 contro 1 dal palleggio di tipo statico;
giocano costruendo (spesso) per gli altri e poi anche per se stessi;
danno grande valore alle collaborazioni;
dopo esercizi trovano il miglior timing nelle azioni di squadra;
dopo esercizi automatizzano gesti e movimenti, migliorando le esecuzioni (differenza tra solfeggio e suonare subito Chopin)
più diventano grandi e più devono migliorare le esecuzioni in maniera analitica;
anche i giocatori più alti vengono coinvolti obbligatoriamente;
Conclusione: Nel nostro mondo dove ognuno di noi vorrebbe insegnare qualcosa ad un altro, mi rendo sempre più conto che spesso la vera capacità di riuscire ad entrare nell'intimo di qualcuno, insegnando qualcosa di vero, sta nel guardare, ascoltare e riconoscere nell'altro le cose belle e meritevoli che risiedono già dentro di lui e che vorremmo emergessero.
Spesso ci perdiamo in grandi discorsi, sia in termini tecnici che tattici che di atteggiamento sul modo di essere persone e atleti migliori, in realtà non ci rendiamo conto che tutte queste cose, chi ci sta di fronte, le ha già dentro di se.
Infatti il vero modo di educare è quello di tirare fuori le potenzialità che sono già dentro le persone con cui abbiamo a che fare.
Ci dovremmo convincere di questo nonostante l’inevitabile voglia e necessità di far risaltare il nostro modo di essere, la nostra personalità e le nostre conoscenze.
Scavare nel profondo delle persone, ricercando doti e attitudini da far emergere, è un compito difficile ma necessario per ritrovarsi poi un giorno con la soluzione in mano e con una persona migliore di fronte.
giovedì 17 novembre 2011
PUBBLICATA INTERVISTA D'INIZIO STAGIONE DA BLUOROBICA.COM: STAGIONE 2011-2012
Qualche giorno fa abbiamo pubblicato sul sito bluorobica.com delle interviste ai vari allenatori del nostro Settore Giovanile. Ripropongo la mia...
Mi presento: Sono Andrea Schiavi, da otto anni Responsabile del Settore Giovanile Bluorobica e quest'anno insieme ad uno staff sempre più nutrito e valido cercherò di allenare i gruppi Under 17 e Under 15 d'eccellenza. Durante la stagione poi seguirò ovviamente con interesse anche tutte le altre Squadre Giovanili della nostra Società.
Aspettative? Un mio "prezioso" maestro, Allenatore di Pallacanestro anche lui, Gianni Asti, ad ogni inizio stagione quando allenavo a Varese, diceva spesso che gli obiettivi della stagione potevano essere essenzialmente tre: Migliorare i Fondamentali degli Atleti; Migliorare l'Immagine della Società e, se possibile, Migliorare i Risultati rispetto alla stagione precedente. Penso proprio che questi tre obiettivi possano ben rappresentare anche quanto stiamo programmando di fare in Bluorobica per la stagione in corso. Abbiamo a cuore lo sviluppo tecnico-tattico dei ragazzi del nostro Settore Giovanile, salvaguardando talento individuale e stimolando le varie personalità ad emergere. Per quanto possibile proveremo a rendere l'immagine di Bluorobica sempre più un esempio di come si possa fare bene Settore Giovanile con umiltà e dedizione e poi con il talento individuale dei nostri giocatori e la forza di gruppo delle nostre squadre proveremo anche a vincere più partite possibili nelle varie competizioni agonistiche.
Che cosa vorresti che i tuoi giocatori prendessero da te e cosa invece non vorresti che prendessero? Nel corso della mia carriera di allenatore ho cambiato molto il mio modo d'intendere l'insegamento della Pallacanestro. Sono partito ad inizio carriera, come ogni giovane rampante a pensare di poter cambiare il mondo grazie alle idee che avevo. Poi mi sono accorto che spesso i contenuti che volevo far passare difficilmente avevano presa sulla gente che avevo in palestra. Grazie ad una stagione particolarmente difficile a Varese ho iniziato a pensare il tutto in maniera diversa. E poi un giorno un ragazzo che allenavo, con un bel discorsetto, mi ha aperto gli occhi. Da quel giorno ho provato a mettermi a servizio delle persone che allenavo e non viceversa. Ho provato più che ad interpretare il ruolo dell'allenatore dispensando concetti, nozioni, regole... ad assecondare richieste, bisogni, necessità delle persone che avevo di fronte. Beh, anche se il pecorso non è mai finito ed è certamente difficoltoso sia nei contenuti da vivere che negli atteggiamenti da tenere, devo dire che si è aperto decisamente un mondo nuovo. Direi che se i "miei" giocatori riuscissero (sforzandosi) a pensare quello che può pensare la persona che gli sta davanti o a fianco, non fidandosi solo del proprio ego, sarebbe una gran cosa.
Per le cose da non prendere del sottoscritto basta guardare il filmato delle partita al Torneo Barilà a Varese con gli Under 17 contro Zagabria di qualche anno fa. Un deficente indemoniato che se la prende con tutto il mondo... per poco o nulla.
Se dovessi scegliere un allenatore "famoso" che possa rappresentare il tuo modo ideale di allenare, chi sarebbe? Ho imparato tanto dagli Allenatori che ho potuto vedere in palestra ogni giorno nel corso della mia carriera. Vivendo per diversi anni a contatto con la serie A al Campus ho visto metodologia e modi di fare di tanti importanti Allenatori, oltre ovviamente ai bravissimi colleghi con cui ho collaborato non solo a Varese ma anche a Bergamo, Treviglio... con le Selezioni Regionali e ultimamente anche con le Nazionali Giovanili. Anche qui all'inizio della carriera è normale trarre spunti da quanto vedi dagli altri. Replichi di volta in volta la situazione che pensi sia migliore in quel contesto prendendo spunti da esperienze passate. Da un po' di anni a questa parte ho smesso di replicare e con apparente irragionevolezza cerco di adattare il mondo a me stesso. Non farò forse la carriera che potenzialmente potrei fare a comportarmi come da manuale, però mi sento bene, mi diverto molto a stare in palestra e sono felice.
Il fondamentale che ti piace insegnare di più e perchè? Ovviamente la Difesa è il fondamentale a cui tengo particolarmente... e che mi piace allenare in palestra (sic!). Scherzo! Nota a margine: Leggo e sento da più parti che in Bluorobica non si insegna a difendere. Spero che sia solo una valutazione superficiale di non addetti ai lavori, perchè è facile capire che il punteggio basso non sia sinonimo sempre e comunque di buona difesa, ma più semplicemente di minor numero di possessi o di eventualmente poca qualità offensiva. Detto questo che poco c'entra con la domanda, penso che il Passaggio rappresenti il fondamentale che può veramente fare la differenza tra un buon giocatore e un ottimo giocatore. E' per questo che quando alleno le mie squadre cerco di farne capire l'importanza e l'utilità. Di solito chi fa canestro vede aumentare la propria autostima già in maniera intrinsica per la riuscita di una giocata. Apprezzare un buon passaggio premiando chi lo compie è atto dovuto per Allenatori che hanno a cuore tutte le parti dell'insieme.
Un sogno da realizzare a breve con la tua squadra? Qualcuno più famoso di me diceva che "I sogni sono la misura del nostra carattere". Bluorobica da un po' di anni, con i risultati ottenuti sul campo, sta facendo sempre il massimo per mantenersi nell'elite del Basket Giovanile che conta davvero, dimostrando determinazione, qualità e grande carattere. Aver vissuto negli ultimi due anni i percorsi (molto differenti) delle Finali Scudetto a Vasto con gli Under 17 nel 2010 e a Caserta con gli Under 15 nel 2011, mi ha spesso portato a domandarmi cosa avrei fatto se quelle partite di finale le avessimo vinte. Le risposte reali purtroppo non ci sono perchè le abbiamo perse, però, nel prossimo imminente futuro spero proprio che, anche grazie a Raffa che dal cielo ci darà una mano, si possa riuscire a rispondere alla domanda di cui sopra.
Buon Basket a Tutti.
venerdì 11 novembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
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