mercoledì 7 aprile 2010

TROFEO DELLE REGIONI 2010 - LIGNANO
CONSIDERAZIONI SPARSE IN ORDINE ALFABETICO

Tornando dall'esperienza del Trofeo delle Regioni svolto a Lignano Sabbiadoro proprio in questi gironi con la Selezione della Lombardia (annata 1995) pubblico "breve" scritto con considerazioni sparse sulla manifestazione.


A come Arbitri: il progetto sugli arbitri che la qualificazione dei migliori giocatori voluta del Settore Squadre Nazionali ha potuto riflettere anche sui giovani arbitri e miniarbitri di ogni regione, ha indubbiamente un valore importante per il nostro movimento. Il livello dei giovani fischietti presenti al Trofeo delle Regioni, si è dimostrato alto, considerando anche la giovane (alle volte giovanissima) età dei ragazzi presenti. Gli aspetti negativi (anche se anticipo che non sono un conoscitore della materia in modo approfondito) sono a mio avviso, le barriere e il distacco che si sono create in prima istanza tra referenti tecnici e commissari degli arbitri e in seconda battuta, tra arbitri e allenatori delle selezioni. In sei giorni di permanenza a Lignano (rigorosamente in alberghi separati), non pensare di organizzare neppure un incontro formale (o meno) tra commissari, RTT e Allenatori è una grave mancanza che alimenta le barriere e rafforza le diversità. Tutto questo anche alla luce di quanto scritto e fatto nel PQN, dove giovani arbitri e istruttori, hanno invece camminato fianco a fianco delle selezioni regionali per tutto l’arco temporale del progetto. Ulteriore valutazione di opportunità è la qualità degli arbitri reclutati per Lignano. Far arbitrare la più importante manifestazione in Italia in ambito giovanile a ragazzi (qualcuno non ancora maggiorenne) che (per colpe non loro) potrebbero non essere preparati ad affrontare le situazioni più disparate, potrebbe essere un problema. Se è vero che c’è una grande uniformità di giudizio e una ottima preparazione sulla tecnica arbitrale, anche pensando di avere a che fare con arbitri così giovani, è altrettanto vero che valutare contatti, infrazioni e violazioni a 18/19 anni con un livello di esperienza limitato ti espone a rischi notevoli. Cercare di non fermare per troppo tempo la carriera dei giovani fischietti, che dimostrano talento e attitudine al ruolo, ai livelli più bassi della piramide dei campionati (serie D) è obiettivo sacrosanto. Nello stesso tempo “lanciare” al fronte giovani “arbitri” senza nemmeno le minime precauzioni e protezioni contro le avversità del campo, in mezzo a molti lupi di mare come sono le minors in giro per l'Italia, è un rischio che il CIA dovrà valutare se correre o meno nel prossimo futuro.


B come Bizzosi: l’allenatore marchigiano, dopo aver sfiorato più volte la firma sul contratto con la Nazionale Italiana nei mesi scorsi, è stato ingaggiato per seguire per conto del Settore Squadre Nazionali e di Gebbia in modo particolare (impegnato a Ragusa con la Nazionale Under 16) il Trofeo delle Regioni e il suo contenitore PQN. Giudizi di merito ovviamente non se ne possono dare, anche perché è molto difficile anche per un allenatore bravo e preparato come Bizzosi (tra l’altro con esperienza e metodologia da settore giovanile) entrare a far parte di un sistema organizzato e di routine come quello del PQN nel giro di poche ore. A chiamata (un giorno prima) ha risposto si. Alla maglia della Nazionale non si può dire NO, ma magari visto che i raduni di Gebbia (Under 16) e di Bocchino (Under 18) erano stati programmati da mesi, forse, sarebbe stato più opportuno coinvolgere Bizzosi già da qualche settimana, per dar tempo di studiare situazione e programmazione del torneo ad una persona che comunque ha dimostrato di saper stare al servizio del movimento.


C come Cipolat: il vulcanico padre padrone del Friuli Venezia Giulia ha speso tutto se stesso per organizzare al meglio questo torneo. Lo ha voluto fortemente candidandosi a più riprese, e lo ha costruito a sua immagine e somiglianza. Si possono muovere sia aspre critiche che gentili consigli, ma la sostanza innegabile e positiva (per quanto mi riguarda) è quella che un uomo di quasi 70 anni che spende tutto il proprio tempo e tutte le risorse personali per la pallacanestro, cercando di essere il più competente possibile, infonde certamente stima e ammirazione. Avere passione per il basket e dimostrarla tutti i giorni della propria vita, è una dote che non si può non riconoscergli. Se poi in aggiunta a questo ci fosse anche affidabilità, mansuetudine, competenza e collaborazione, allora la poltrona del Presidente del Friuli sarebbe un po’ stretta al nostro caro Ezio, e non solo per motivi di taglia.


D come donne: il basket femminile non è mai stato il mio forte e in questo senso scrivere qualcosa su di loro mi fa muovere nelle sabbie mobili. Da quello che ho visto però sono rimasto positivamente colpito dalla ritrovata atleticità di molte delle ragazzine viste all’opera. E’ chiaro che veder giocare la Lombardia (che rappresenta da sola quasi un terzo del movimento) ti aiuta ad essere felice, però, anche per il resto delle regioni visionate, le note sono finalmente positive. In questo senso mi sembra che in ambito femminile i passi di sviluppo e di miglioramento del sistema si possano vedere anche ad occhio nudo, e che forse la parte maschile del movimento, suo malgrado per la prima volta, può trarre spunti positivi dai colleghi in rosa.


E come edizione 2009: è ovvio che avendo visto solo le ultime due edizioni del Trofeo delle Regioni il mio giudizio è di parte e ha il solo scopo di creare dibattito. Nonostante tutti gli sforzi compiuti dal Comitato Organizzatore del torneo, sarebbe stato meglio (a mio avviso) dare mandato ad un professionista del settore, come appunto lo è Zucconi che organizza eventi del genere da anni e che ha organizzato Montecatini 2009, per essere il meglio possibile. Il professionista da sicurezza, maggiore visibilità e migliore organizzazione. Rispetto e ammiro la buona volontà e il volontariato attivo di chi si è speso ai massimi livelli per organizzare tutto al meglio a Lignano, ma l’operazione nei fatti probabilmente è costata di più e ha reso qualcosa di meno.


F come fila: quella interminabile e veramente straziante di ogni pasto. Colazione, pranzo e cena a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno, tutti in fila per poter cibarsi attraverso il self service della residenza Le Vele. Veramente uno strazio organizzativo che giovani, meno giovani e tutti gli altri, si sono dovuto sobbarcare, con pazienza e fiducia. Cosa si fa alle volte per il bene comune e per la pace nel mondo!? Inutile pensare di dire come fare a migliorare una cosa che non doveva essere proprio così. Zero in pagella.


G come Getur: il Villaggio Getur che ci ha ospitati, di cui conoscevo l’esistenza solo per sentito dire ha certamente qualità ottime sotto l’aspetto logistico - organizzativo. Avere riunite in pochi metri tutte le squadre e tutte le delegazioni, potendo condividere dal primo giorno fino all’ultimo tutti i momenti della manifestazione, è stata una cosa bella e motivante. La struttura (gestita in ambito religioso) di cui si fa un gran parlare per un potenziale scandalo sul taglio indiscriminato di parte delle bellissima pineta in cui è immerso, ha potenzialità forse fin troppo elevate per poter essere veramente vincente. Avere a disposizione oltre che 3.000 posti letto, campi da calcio, da calcetto, piscine, palestre… su un area veramente immensa, ti pone il cappio al collo, con la necessità di fare numeri elevati di ospiti ogni giorno, accettando tutti (con i rischi che ne potrebbero conseguire) e dovendo tenere prezzi di soggiorno ampiamente al di sotto della concorrenza. Spesso avere strutture grandi ti pone problemi di gestione anche finanziaria… è vero che la Chiesa, in questo senso, qualche santo in paradiso ce l’ha sempre.


H come Hospital: la presenza silenziosa e fattiva dei due medici della FIP, Capurro (l’arbitro) e XXXX ha dato qualche certezza in più e qualche problema in meno alle varie delegazioni e alle varie squadre spesso chiamate a garantire prevenzione, sicurezza e cure a giovani atleti di primo livello. Grazie di cuore.


I come Italia: molti di questi ragazzi hanno già vestito nei mesi scorsi la maglia dell’Italia. Raduni interregionali, alta specializzazione, ultimamente a Giulianova raduni a 16 giocatori veri e propri. Inevitabilmente sono già avvenute delle selezioni importanti perché gli europei per l’annata 1995 si avvicinano a grandi passi (estate 2011). Mi domando perché si faccia finta di niente e il “movimento” continui ad avere una programmazione contraria alla logica. Perché prima c’è il Torneo Impariamo Insieme (Under 14) gestito direttamente dal SSNM e poi c’è il Trofeo delle Regioni (Under 15) gestito dalle Regioni. Non sarebbe più logico usare una normale programmazione per cui dai numeri alti (Trofeo delle Regioni giocatori coinvolti 216) si passa a fare un po’ di selezione (Torneo Impariamo Insieme giocatori coinvolti 96) e non viceversa?


L come livello: il Progetto di Qualificazione Nazionale ha certamente innalzato il livello delle regioni con meno numeri e qualità. Negli anni passati (senza PQN) era impensabile avere regioni “di seconda fascia” che potessero presentarsi al torneo con l’ambizione di giocarsi una delle finali che contano davvero. La speranza per loro era solo quella di non fare brutte figure. Invece quest’anno l’eliminazione (a sorpresa) di molte delle regioni più accreditate dagli addetti ai lavori per la vittoria finale (Veneto e Lazio su tutte) rende merito e onore alle regioni più piccole e teoricamente più indietro. Aver avuto la pazienza di progettare con competenze illuminate un miglioramento dei propri migliori atleti della propria regione è un bel segnale di lungimiranza per i Comitati Regionali coinvolti. La mia personale paura è che tutto questo bel lavoro prodotto, senza una vero progetto proiettato anche nel futuro (almeno da parte dei Comitati Regionali) possa svanire nel nulla oppure possa “ridare” al movimento meno di quello che è costato. La vera linea di partenza per questi ragazzi è alla fine di questo bellissimo torneo e di questa esperienza. E’ solo dopo il 6 aprile 2010 che si può (a mio avviso si deve) pensare in grande per questi giovani. Certamente i migliori vestiranno la maglia dell’Italia (e ne saranno ovviamente contenti), ma dal ventesimo giocatore in poi chi si occuperà di loro? Siamo sicuri di lasciare tutto in mano alle sole Società che spesso faticano a preoccuparsi per davvero dei bisogni di questi talenti nostrani? Siamo sicuri che i Comitati Regionali (soprattutto nelle regioni con meno Società serie a livello di settore giovanile) anche attraverso dei piccoli progetti College, non possano coinvogliare risorse per non disperdere tutto questo importante lavoro di reclutamento e di formazione?


M come Menù: se il Settore Squadre Nazionali (ed i suoi medici incaricati) avesse solo dato un’occhiata (senza per altro mettere vincoli e/o paletti) a quello che la cucina della struttura Getur ha dato ai ragazzi sarebbe già un invidiabile successo. So cosa significa gestire una struttura simile e so che dare da mangiare a 800 persone al giorno per tre pasti non è semplice se si considera, dieta, risorse, tempi tecnici di preparazione degli alimenti. Vi posso assicurare che il menù presentato a Lignano non è certo quello che un dietologo (anche dilettante) consiglierebbe per uno sportivo in fase di sviluppo. Oltre alla qualità delle derrate che obbligatoriamente non può essere alta se pago 40 euro di pensione completa al giorno, c’è da rivedere proprio anche la scelta delle pietanze da servire. Non posso immaginare che il fritto (e non solo) possa far parte del menù quotidiano di una atleta che sta svolgendo gare e allenamenti giornalieri, oltretutto in pieno sviluppo adolescenziale.


N come Nazionale: aver pensato di organizzare una serata dedicata alla maglia azzurra e al valore intrinseco che questa maglia ha per chi la indossa è una grande idea. I ragazzi presenti hanno infatti apprezzato lo sforzo della FIP di presentare l’azzurro come qualcosa di raggiungibile, di motivante e di importante. Ci sono però molti aspetti che lasciano a desiderare. La prima riguarda il titolo della serata: “Siete pronti a diventare grandi? - La Maglia Azzurra ti aspetta.” Il professor Roberto Colli preparatore fisico delle Nazionali Giovanili durante il clinic della mattina di pasquetta ha dichiarato apertamente che dei 216 ragazzi che fanno parte delle selezioni maschili, più o meno agli europei 2011 arriveranno in sette/otto. Anche al sottoscritto come alla FIP piace pensare a titoli ad effetto, ma illudere i ragazzi con la chimera della chiamata in maglia azzurra mi sembra una forzatura e forse anche un modo inopportuno per poter far apprezzare agli atleti il valore della Nazionale. In secondo luogo la regia dell’evento non è stata all’altezza dell’evento. Ritardo di 45 minuti sull’orario e questo alla fine ci sta. Assolutamente troppi 24 giocatori (ex nazionali) presentati sul palco uno ad uno con tanto di domande preparate a tavolino (qualcuna delle quali veramente imbarazzanti) per quasi due ore di sfilata spesso poco motivante e con un clima che da serio e interessato (all’inizio) si è trasformato in anarchia pura nel giro di qualche mezz’ora. E se neppure il rimprovero di Meneghin ha sortito gli effetti sperati, c’è da farsi delle domande. Inoltre è due anni che all’avvio della serata la FIP propone un video con immagini (anche belle e suggestive) della storia della Nazionale e del recente passato azzurro. Ma in entrambe le occasioni la musica di sottofondo troppo bassa, non ha sortito l'effetto sperato. Peccato. Io non dico tanto, ma provare l’impianto di diffusione sonora prima della premiazione pare brutto?


P come Palloni: nella prima giornata del Trofeo delle Regioni della passata stagione (Montecatini 2009) ho avuto la fortuna di vedere per primo i palloni della manifestazione. Al primo allenamento svolto al PalaMadigan il giorno prima dell’apertura del torneo il buon Giuseppe Zucconi (organizzatore dell’evento) si è presentato con i Molten GE7. Per chi non lo sapesse sono i palloni che vendono nei bazar al mare (di secondo livello però) paragonabili a quelli di gomma per i play ground. Dopo l’incazzatura dello scorso anno e le raccomandazioni del caso (a chi di dovere) di quest’anno, arrivo alla prima partita e con la curiosità di un bambino nel cercare il nascondiglio della Nutella nelle mensole di casa, scopro i palloni della manifestazione. Molten GG7 nuovi di pacca, appena gonfiati. Ora per decenza non ho detto (quasi) nulla ai referenti di turno, ma possibile che non si sappia che giocare con un pallone nuovo di pacca appena comprato è una roba molto difficile, soprattutto se questa roba la devono fare ragazzini ancora in evoluzione tecnica? Qua devo obbligatoriamente dare un consiglio alla FIP. I palloni vanno benissimo, anzi grazie per aver risparmiato da qualche altra parte (non oso immaginare dove) e aver comprato dei palloni bellissimi. Però adesso, vi prego, date questi palloni a qualcuno da usare (con parsimonia) per poi poterli far arrivare al prossimo Trofeo delle Regioni di Torino 2011, in condizioni finalmente perfette.


Q come Qualificazione: la manifestazione "Trofeo delle Regioni" è bella e motivante. La festa dei Comitati Regionali e dei suoi Presidenti pure. Ma la durata del torneo a mio avviso va assolutamente rivista. Il periodo è il più infausto possibile. Le vacanze di Natale erano certamente meglio, perchè non c'era tanta concorrenza con altri tornei (Varese, Moncalieri, Caserta, Pesaro...) e poi perchè i migliori ragazzi del '95 sono già tutti sotto pressione nella parte finale dell'attività con i club. In ultimo otto giorni di torneo sono troppi, assolutamente esagerati!. Ottimizzare meglio l’evento, oltre che ridurre i costi, darebbe più intensità e brio a tutto il torneo. Le squadre dovrebbero essere 16 e non 18, con uno spareggio di qualificazione tra le ultime classificate dell’anno precedente, oppure con l’inserimento dei migliori atleti di regioni più piccole in altre selezioni. Il torneo dovrebbe prevedere nei primi due giorni lo svolgimento del primo girone di qualificazione (4 squadre – 3 partite) il terzo giorno quarti di finale incrociati (prime contro seconde e terze contro quarte). Quarto giorno semifinali. Quinto giorno finali. Le squadre dovrebbero avere le possibilità di avere 14 giocatori coinvolti, primo perché nel PQN si parla tanto di coinvolgimento di atleti (magari alti e un po' più indietro) secondo perché avere 14 atleti convocati ti permette, in caso di infortunio, di arrivare alla partita sempre in condizioni numeriche accettabili. Nella finale con il Friuli, i padroni di casa hanno giocato in 9 con tre infortunati in panchina inutilizzabili. In ultimo (ma cosa più importante) eliminerei tutte le regole speciali (divieto della zona, cambi obbligatori, blocchi, regola dei 5 secondi...). Possibile che si debba sempre inventare qualcosa per "limitare" qualcosa o qualcuno. Non è immaginabile tra persone ragionevoli, pensare a due squadre di ragazzini di 15 anni che arrivano in una palestra a giocare una partita normale, come vogliono, con le loro caratteristiche e le loro peculiarità, senza che ci sia un regista più o meno occulto che dica a tutti (e a prescindere) cos’è bene e cos’è male cosa si può fare e cosa no? Le imposizioni di sistema mi sembra portino solo ad un autoritarismo ormai superato, che di certo non porta benefecio al movimento, anzi. Castrare fantasia, possibilità e opportunità non aiuta ne a essere se stessi ne certamente ad essere migliori.


R come Rocco: dopo tre anni da Referente Tecnico Territoriale della Lombardia, Enrico dopo aver preso il testimone da Giovanni Todisco (che a sua volta l’aveva preso da Cedro Galli) lascia l’incarico dopo i canonici tre anni di mandato. In questo lasso di tempo i due secondi posti a Montecatini (93 e 94) e il settimo posto a Lignano (95), battendo la terza classificata nel girone (Marche) sono quanto di meglio si potesse fare per una regione che è vero che rappresenta il 30% del movimento di base, ma che ha in Società non professionistiche (Bluorobica, Desio, ABC Varese…) le migliori, per produzione di talenti. Non avere in regione Società di massima serie che facciano investimenti duraturi e competenti sui settori giovanili, crea limiti profondi nel reclutamento e nella migliore formazione possibile per i giovani giocatori lombardi. Enrico Rocco ha costruito con i mezzi a disposizione, dei veri e piccoli capolavori, fatti soprattutto di tanta gente disponibile a dare tutto, in cambio di poco o nulla. Se poi ci aggiungiamo le critiche (che ci sono state e ci saranno sempre) su questo lavoro capillare e certosino allora il quadretto è completo.


S come Staff: l’idea di creare all’interno di ogni regione uno staff formato da persone con esperienza diversa che possa supportare il miglioramento dei giovani giocatori è un concetto innovativo e certamente da perseguire. Dare mandato agli RTT di condurre con più o meno valenza gli allenamenti, migliorando nei fatti anche l’allenatore (più o meno giovane) di turno, ha anche questo una non secondaria rilevanza. Ai migliori giocatori (della regione) devono essere affiancati i migliori allenatori. Da li in poi come fare ad organizzare questo semplice assioma ne possiamo discutere trovando la soluzione migliore in base anche alle caratteristiche territoriali di ogni regione. Rappresentare all’interno del Torneo delle Regioni la qualità e le caratteristiche pecuniarie di regione diverse, con “modus operandi” alternativi tra di loro ma non per questo non complementari, crescendo “insieme” nelle diversità, mi sembra un bell’obiettivo. Produrre squadre tutte uguali, con sistemi simili che creano solo polli di allevamento, per paura che qualcuno vada fuori dalle righe, è una involuzione intellettuale degna del più becero autoritarismo. RTT quindi in prima linea con gestione diretta di allenamenti durante la preparazione e seduti in panchina durante le partite per dare significato al lavoro svolto.


T come tecnici: durante le 99 partite non mi sono giunte voci di falli tecnici alle panchine o ai giocatori. Nessuna espulsione o altro a livello disciplinare. Qualche piccola ammonizione qua e la per cercare di tenere gli animi sereni anche nei momenti caldi di partite equilibrate con ritmi forsennati che non aiutano certo a mantenere la lucidità. Nessun provvedimento disciplinare preso significa avere a che fare con persone in grado di capire che se viene data una responsabilità importante in libertà, la linea di demarcazione tra il bene e il male è quella del buon senso e non quella della regola imposta. A Lignano gli allenatore o i dirigente non hanno protestato (o hanno protestato meno), perché si sa che in una situazione come quella vissuta in questi giorni è giusto essere migliori. La scelta di campo fatta dagli attori protagonisti, a mio avviso, è un modo di essere, è un modo di pensare, prima ancora che un modo per rispettare le regole. Questo è certamente un bel segnale che va sostenuto e pubblicizzato, ma che non può non essere messo in conto nelle valutazione finale di un evento del genere, dove per diversi motivi è facile trascendere.


V come verdi: il colore della Lombardia è guarda caso uguale a quello speranza. I verdi Lombardi anche in questa occasione hanno provato e cercato di dare il meglio di se stessi. Nel femminile il livello delle avversarie ha facilitato il compito a Gambarini e company e quindi sia la qualità di un movimento importante come quello lombardo, che la dimostrazione del potenziale (anche se con il thrilling della finalissima) sono state suffragate da un altro bel primo posto assoluto. Nel maschile il livello di avversari certamente più preparati tecnicamente e la standardizzazione del modo di giocare di tutte le selezioni, non ha dato la possibilità alla squadra del Presidente Ragnolini di esprimere al meglio il valore intrinseco del movimento lombardo nel suo complesso. La Selezione maschile arrivata settima, perdente nel quarto di finale con la Toscana (di 4), poi seconda e vincente (nel girone) con le Marche (di 3) poi terza, ha comunque significato (a livello di risultato) un piccolo passo indietro rispetto alle annate 93 e 94, rispettando in pieno il livello medio dell’annata 95 in Lombardia. Si sapeva che c’era da soffrire e così è stato.


Z come Grazie: i miei personalissimi grazie iniziando dal Presidente Enrico Ragnolini per la solita passione dimostrata, all’RTT Enrico Rocco per la competenza e la cura del dettaglio, allo Staff lombardo con Federico, Lorenzo, Deborah e Gabriele per la dedizione e l’impegno con cui hanno affrontato l’esperienza. Un grazie speciale a Pierangelo Crivelli sempre pronto a dare supporto e apporto alla delegazione come un buon padre di famiglia. Infine rivolgo un in bocca al lupo grandissimo ai 12 ragazzi selezionati (più quelli che sono rimasti a casa) per un futuro pieno di passione e dedizione per la pallacanestro. Molti ex nazionali durante la serata azzurra hanno parlato di sogno. I sogni sono la misura del nostro carattere è vero e alle volte sono anche il nostro migliore obiettivo raggiungibile attraverso sacrificio e allenamento. Mi raccomando quindi: “Non smettete mai di sognare, ma vi prego, non smettete neppure di allenarvi duramente per raggiungere l’idea scaturita dal sogno. E’ importante. A presto.”

martedì 30 marzo 2010

GIANNI ASTI UNA VITA PER LA PALLACANESTRO
ECCO L'INTERVISTA PUBBLICATA SU VARESE SPORT


Gianni Asti mi parla con voce rotta dall’emozione
e, lo capisco, è commosso.
Per uno dei grandi uomini della pallacanestro
italiana aver ricevuto la “nomination” per entrare
nella “Hall of Fame” rappresenta il coronamento
di una vita tutta dedicata al basket.
Una bellissima vita, mi sento di aggiungere.
Per me Asti è semplicemente il “Professore”,
un appellativo col quale mi sono sempre rivolto
a Gianni, dandogli rigorosamente del
“Lei”, come si usa quando vuoi significare deferenza,
rispetto oltre che un’infinita ammirazione.
Le due cose -Professore e il lei-, messe
insieme, lo hanno sempre bonariamente indispettito.
Come giusto per un personaggio che
di umiltà e di un costante atteggiamento sottotraccia
ha fatto le sue regole. Nella vita come
nel basket che poi, come mi è già capitato di
scrivere in diverse occasioni, per tanti di noi è
la stessa cosa. Figuratevi per uno come Asti
che, 75 anni tra pochi giorni, nel mondo della
pallacanestro ha trascorso gran parte dei suoi
giorni.
“Ho iniziato con la palla al cesto, allora si
chiamava così, a 13 anni nel 1948. Un avvio
– ricorda Asti -, più che fortunato perché il
mio primo insegnante fu nientemeno che il
professor Tracuzzi, allora allenatore della
Pallacanestro Varese e professore di educazione
fisica nelle scuole varesine. Dalle scuole
medie al settore giovanile della Pallacanestro
Varese il passo fu brevissimo e siccome
non ero affatto male, fu breve anche il passo
in prima squadra con il professor Tracuzzi
che, coraggioso e un po’ “scriteriato” mi fece
addirittura esordire in prima squadra, a Bologna
contro la Virtus Minganti del “mitico”
Calebotta, il primo due metri del basket italiano.
Nel 1955, esaurita la trafila delle giovanili,
ed uscito di scena Tracuzzi che aveva
per me stima e affetto particolari, passai alla
Robur et Fides per aprire il vero libro cestistico
della mia vita”.

Da allora, 55 anni consecutivi di grande
inesauribile “amore roburino”…

“Proprio così perché – continua Gianni -, in
via Marzorati ho ricoperto tutti i ruoli – giocatore,
allenatore e dirigente -, e sui vari legni
roburini ha trascorso le ore più belle,
emozionanti, intense e partecipate della vicenda
cestistica e umana. Rivedo come se fosse
oggi gli anni del primo “boom” quando
con Diego Roga allenatore ed un quintetto
con Luigi Ossola, il sottoscritto, Tozzini, Baroni
e Vaccaro, vincemmo cinque campionati
di fila passando dalla Promozione alla serie
A, disputata con il marchio Prealpi nel 1963-
‘64. Un record che, se non vado errato, è tuttora
imbattuto in ambito nazionale. Intanto,
parallelamente all’attività di giocatore avevo
preso il via, proficuamente, quella di allenatore”.

Da quello che mi ricordo, il suo, è stato come
si suol dire un “bel cominciare”

“Beh, non posso negare che non capita tutti i
giorni di trovarsi fra le mani una nidiata di
ragazzi fantastici come Aldo Ossola, Dodo
Rusconi, Antonio Rodà, i fratelli Gergati.
Gente dotata di talento, mentalità, incredibile
motivazione a lavorare in palestra e migliorarsi,
volontà, entusiasmo. Qualità che poi
permisero loroo di arrivare in serie A e giocarsela
da protagonisti assoluti per tantissimi
anni. Con i vari gruppi, nel 1963, ’64 e ’65,
vincemmo tre titoli nazionali giovanili”.

Un settore giovanile che produceva campioni
su scala industriale…

“In effetti, dopo questa leva, arrivò quella dei
Rodà, Beppe Gergati, Veronesi, Guidali e
compagnia e su questa solida base, con il sottoscritto
come allenatore, costruimmo anche
parte della squadra che conquistò la serie A nel
1972”.

Con il mitico spareggio per la serie A, giocato,
se non ricordo male, a Bologna…

“Proprio così: vincemmo lo spareggio contro
Siena, con la prima transumanza del popolo
roburino che raggiunse in massa il PalaDozza.
Ricordo l’entusiasmo di oltre 2000 nostri
tifosi ed il viaggio negli Stati Uniti per scegliere
l’americano.
Puntai ad occhi chiusi su Terry Benton, splendido
atleta, saltatore, rimbalzista, dotato di
una verticalità, perfetto per il
nostro gioco, velocità e contropiede
che, per essere innescato,
aveva bisogno di un giocatore
del genere. Purtroppo, per la serie
non tutte le ciambelle non
vengono col buco, dopo un buon
inizio Benton si ruppe il tendine
d’Achille e noi precipitammo
perché allora non era possibile
sostituire gli stranieri.
Tuttavia, il finale di stagione
pur nella sua amarezza aprì le
porte allo splendido futuro della
Robur et Fides perché l’Ingegner
Maumary, allora presidente
della Pallacanestro Milano, si
innamorò dei nostri giocatori e
dopo una lunga trattativa, quel
genio assoluto di Dante Trombetta
anziché farsi pagare in
soldoni, raggiunse un accordo
storico: i giocatori avrebbero
preso la via di Milano in cambio
della costruzione del Centro
Sportivo di via Marzorati, quella
che orgogliosamente, da quasi
quarant’anni, è la nostra casa
e diventa ogni giorno più bello”.

Quell’amara e sfortunata retrocessione
non le chiuse le porte della serie A. Anzi, altro
giro, altro spareggio vinto: questa volta,
da coach a Vigevano, contro Cagliari
“Restai in Robur per altre stagioni, spese in
serie B, per trasferirmi, nel 1977-78 a Vigevano
alla guida di una squadra fantastica composta
da campioni come Malagoli, Jellini,
Crippa, Solman e Clyde Mayes che, colpo di
fortuna, arrivò da noi per caso, dopo essere
stato provato e scartato da Udine, mentre noi
aspettavamo tale Hard che, però, non si decideva
mai a salire sull’areo. Stanco di questo
tiramolla decisi di dare un’occhiata a questo
Mayes, che si rivelò giocatore buonissimo, oltre
che un uomo religioso, con principi morali
ben saldi e grande disponibilità verso tutti:
compagni e società. Vincemmo il campionato
giocando molto bene, ma l’anno successivo,
dopo qualche mese, mollai l’incarico a Rich
Percudani, passando nel ruolo di direttore
sportivo perché non avevo nessuna di lasciare
il mio impiego, prestigioso e di responsabilità,
alla filiale VolksWagen di Milano. E, proprio
a Milano, sulla panchina del Banco Ambrosiano,
squadra femminile di serie A2 con
giocatrici bravissime come Guzzonato, Teoldi,
Brena, chiudo la mia carriera come allenatore”.

Da quel momento in poi lei diventa ufficialmente,
e per tutti, il Professore, il Maestro
dei fondamentali…

“In realtà sono rimasto fuori dal
basket attivo per qualche anno,
poi, nel 1987, il richiamo di
“mamma Robur” si fa fortissimo.
Da allora ho avuto la fortuna
di vedere migliaia tra partite
e allenamenti ed il mio ruolo è
quello che hai descritto: insegnante
di fondamentali. Ho la
fortuna di avere a che fare con
allenatori bravi, preparati e
umili che, ogni volta, dimostrano
grande disponibilità nell’ascoltare
i consigli, nell’accettare
i miei suggerimenti che, ripeto,
si rivolgono solo ed esclusivamente
ai fondamentali del gioco
che sono la mia vera passione”.

Dove sta andando il basket di
oggi?

“Non sono in grado di dare una
risposta e non ho nemmeno la
presunzione di farlo per un argomento
così vasto e importante
nei suoi mille aspetti. Posso solo
guardare dentro il mio orticello
roburino e dire che, in Robur et
Fides, facciamo in modo, col lavoro di tutti i
giorni, che la pallacanestro sia sempre un po’
più uguale a quella di tanti anni fa. Quindi, rispetto
dell’individuo, massima cura per la sua
crescita tecnica e psicologica e attenzione per
il risultato molto, molto subordinata alle prime
due istanze. Abbiamo 14 squadre che, sotto
varie denominazioni, portano avanti un’attività
incredibile per qualità e quantità. Abbiamo
una prima squadra che, esempio unico
in tutta la serie B2, ha quasi tutti giocatori
fatti in casa. Abbiamo, ed è l’elemento che
conta di più, una società solida, serie, formata
da persone appassionate, ma soprattutto
competenti, che conoscono il basket ed i valori,
tutti, applicabili allo sport. Insomma, il futuro
per un sodalizio come il nostro, che getta
un ponte tra tradizione e modernità, è sempre
roseo ed io sono davvero onorato di farne
parte e di poter dare il mio piccolo contributo
ad un gruppo di allenatori guidato magnificamente
da Alberto Zambelli, coach di grandi
capacità e uomo squisito”.

Non tanto piccolo se ha ricevuto la “nomination”
per l’Arca della Gloria…

“Sono grato al mondo della pallacanestro
che, ancora una volta, si è ricordato di me. Lo
ha già fatto in due occasioni nominandomi Allenatore
Benemerito e donandomi la Stella al
Merito Sportivo del CONI. Questa nomination,
sotto il profilo ufficiale, rappresenta l’apoteosi
della mia carriera, ma il mio zenith è
sempre e solo uno: poter stare tutti giorni in
palestra e veder crescere i miei ragazzi. Alcuni
dei quali, tra l’altro, bravissimi medici, in
un periodo delicato per la salute, mi salvarono
la vita. Mi riferisco a Diego Ornaghi, cardiochirurgo,
Sergio Segato, primario gastroenterologo,
Giorgio Lepori, cardiologo e
Carlo Nicora, direttore dell’Ospedale Niguarda.
Loro si sono fatti in quattro e, come si
usa dire, mi hanno tirato fuori per i capelli da
una situazione complicata. Accanto a loro,
per altre ragioni, mi piace e voglio ricordare
la figura di Gianni Chiapparo, un uomo con
una dirittura morale come pochi ne ho visto.
Sul suoi conto mi limito a dire che Gianni non
è stato fortunato e non ha ricevuto secondo i
suoi meriti. Un vero peccato…”.

domenica 28 marzo 2010

"LA VITA E' UN INSIEME DI LUOGHI E DI PERSONE CHE SCRIVONO IL NOSTRO TEMPO"



La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il nostro tempo.

Noi cresciamo e maturiamo collezionando queste esperienze. Sono queste che poi vanno a definirci. Alcune sono più importanti di altre perché formano il nostro carattere. Ci insegnano la differenza tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, la differenza tra il bene e il male. Cosa essere e cosa non essere. Ci insegnano chi vogliamo diventare.

In tutto questo alcune persone, alcune cose si legano a noi in modo spontaneo e inestricabile. Ci sostengono nell’esprimerci e nel realizzarci. Ci legittimano nell’ essere autentici e veri. E se significano veramente qualcosa, ispirano il modo in cui il mondo cambia e si evolve. E allora appartengono a tutti noi e a nessuno.


sabato 20 marzo 2010

"VI SPIEGO COME SI FA A GIOCARE A BASKET"
PAROLE E MUSICA DI FABIO ANSELMI (VA 1986)



Ho iniziato ad allenare Fabio Anselmi (detto Ans) quando lui ancora era in tenera età. A tredicianni però, anche se sei giovane, anche se è poco che giochi partite vere, anche se nel minibasket sono bravi tutti..., le doti individuali, la ledearship, il talento nel fare con disinvoltura e con faccia tosta cose facili e meno facili, si riconoscono subito.

E' così è stato. Stagione al Campus Pallacanestro Varese 1999-2000. Primo allenamento: folgorazione. E così con Fabio ogni giocata successiva un qualcosa in più per i quattro anni in cui l'ho allenato.

Fabio da sempre nel corso della sua carriera di giocatore delle categorie giovanili di alto livello ha sempre dimostrato sul campo quello che gli altri dicevano a parole. Grande talento individuale con buoni fondamentali, ottima lettura del gioco con anticipazione nel prevedere quello che succedeva in campo e una bella faccia tosta nel rendere visibile a tutti che non era necessario avvere un fisico "bestiale" per essere tra i migliori. Queste le caratteristiche più sugnificative di una persona non solo con grandi capacità tecniche, ma anche con un cuore grande, viste anche le numerose difficoltà di natura fisica (infortunii) subiti nel corso della carriera.

Nelle immaggini che potete vedere qua sopra un modo di stare in campo e una personalità che nel corso della mia storia di allenatore di giovanili ho potuto riconoscere solo in altre poche persone. Molti sono i bravi giocatori, anche ottimi giocatori, ma l'argento vivo addosso ce l'hanno in pochi. Ecco Fabio era uno di quei pochi.

Grazie anche a Fabio abbiamo potuto vincere due scudetti giovanili (Ragazzi 99-00 e Allievi 00-01) e chissenefrega adesso se di Fabio e di molti altri di quella squadra non c'è traccia nei campi di serie A. A noi che per due anni abbiamo vinto quelle partite importanti, al gruppo che si è sacrificato divertendosi in palestra tutti i giorni dell'anno (tra l'altro al Palanuovo, nemmeno una palestra normale - freddo d'inverno, caldo d'estate) non ci frega nulla della situazione attuale di ognuno di noi, ci interessa invece aver condiviso in quegli istanti delle gioie e dei momenti che rimarranno unici e indelebili oltre che nelle nostra memoria anche nella nostra storia personale, non solo di giocatori e di allenatori ma soprattutto nella nostra storia di persone.

Mi piace pensare che queste stesse persone, grazie anche a questi momenti straordinari, sia sotto l'aspetto sportivo che non, sono diventate certamente migliori di come potevano diventare se non ci fossero stati quei momenti.

Ne sono certo e grazie anche a Fabio, ho potuto (abbiamo potuto) diventare migliori.

Te ne sarò sempre riconoscente Fabio, in bocca al lupo.

giovedì 18 marzo 2010

CLINC A VALENZA PER IL BASKET DAY
APPLICAZIONE DEI FONDAMENTALI


In occasione del Basket Day a Valenza, dove la Selezione del 95 della Lombardia ha svolto un torneo quadrangolare in preparazione al Trofeo delle Regioni di Lignano, si è svolto anche un clinic per allenatori nell'ambito del Programma Obbligatorio di Aggiornamento.

Cliccando QUI potete aprire la pagina del sito del Comitato Regionale Lombardo dove poter scaricare la dispensa preparata per l'occasione.

giovedì 11 marzo 2010

POZZECCO E MENEGHIN AMICI DELL'ADMO
DIVENTARE DONATORE ADMO E' SEMPLICE


Articolo tratto da "La Provincia di Varese"

VARESE: Non sono riusciti a stare seri nemmeno questa volta, ma è la loro forza e noi speriamo che restino così - gigioni, matti, amici - per sempre. Pozzecco e Meneghin uno di fianco all'altro sono una miscela micidiale capace di portare indietro il tempo e di smuovere le montagne: ieri mattina si sono trovati insieme all'Ospedale di Circolo di Varese per raccontare la loro voglia di solidarietà. La bellissima storia che sta dietro alla mattinata di ieri è stata raccontata su queste pagine qualche giorno fa, e ha commosso tutti quelli che l'hanno letta. E' la storia di Tarcisio Vaghi, allenatore varesino (assistente di Magnano, poi di Crespi in LegaDue e a Teramo) che la scorsa estate ha scoperto di avere la leucemia. La sua vicenda ha coinvolto in pochi mesi tutto il suo mondo, tutto il mondo del basket che si è mobilitato ed è sceso in massa a fianco dell'Admo (associazione che riunisce tutti i donatori di midollo osseo): tantissimi i giocatori del varesotto che, dalla serie D in su, hanno deciso di mettersi in gioco per aiutare chi sta male. Potevano mancare il Poz e il Menego? No, e infatti ieri i due eroi della Stella si sono presentati di buon mattino al centro trasfusionale dell'ospedale di Varese per sottoporsi al prelievo necessario per entrare nella banca dati dell'Admo.
«E' andata benissimo - attacca il Menego - anche se di mattina presto e a digiuno c'è mancato poco che restassimo stesi sul lettino: invece ce l'abbiamo fatta, dentro le vene abbiamo un po' di sangue in meno, ma la consapevolezza di avere fatto qualcosa di grande per gli altri». «Sei sicuro - lo interrompe il Poz - di avere aiutato qualcuno? No perché quando sei uscito dallo stanzino del medico ho visto che l'infermiera gettava nel lavandino il tuo sangue scrollando la testa?».

Eccoli, i due matti che fino a qualche anno fa facevano ammattire gli avversari e adesso si ritrovano insieme per un grande gesto di solidarietà. «Sono cose che vanno fatte - dice Meneghin - e vanno fatte con il sorriso sulle labbra e un po' di voglia di riderci su e di sdrammatizzare». «Nella nostra vita - gli fa eco Gianmarco - non abbiamo mai fatto niente di utile per gli altri, adesso è giusto recuperare: siamo diventati donatori Admo, e stiamo per lanciare un'altra importante iniziativa. Si chiama ?Regala un capello a De Pol?, e ha l'obiettivo di restituire a Sandrino quella chioma bionda e fluente che un tempo l'aveva reso famoso e che oggi è solo un lontano ricordo».

Già: Poz e Menego hanno sempre fatto tutto con il sorriso sulle labbra, ed è stata proprio questa la loro forza. Ora sono donatori Admo, e il loro vuole essere un esempio: «L'abbiamo fatto noi - dicono - lo possono fare tutti, anche perché il numero di donatori è ancora incredibilmente basso rispetto a quelli che hanno bisogno di un trapianto». Già, terribilmente basso: il rapporto di compatibilità è di uno a duecentomila, ed è per questo che c'è bisogno di tutti. Diventare donatori è semplicissimo (chiamate il numero 0332 - 278240), e sebbene in tanti continuano a pensare il contrario è un procedimento indolore e privo di qualsiasi rischio.

La storia di Tarcisio si è sparsa in un attimo in tutta Italia, e ieri mattina a immortalare il prelievo di Meneghin e Pozzecco c'era anche una troupe di Sky guidata dal telecronista Geri De Rosa (donatore Admo anche lui, già da qualche anno) che ha girato un servizio andato in onda nel pomeriggio. Ad accogliere i due neo donatori c'era anche Anna Bo, fino allo scorso anno giocatrice di pallavolo alla MC-Carnaghi prima della scelta di smettere. «Perché - dice - ho deciso di stare a fianco del mio compagno, ho scelto di aiutarlo e di seguirlo passo dopo passo. Chi è il mio compagno? Tarcisio Vaghi, che domande».
Francesco Caielli

"VI SPIEGO LE AMICIZE DA EVITARE...
NO A BULLI, DOPPIOGIOCHIESTI E CICCIOBELLI"


Dalla Provincia di Varese

GALLARATE (ri.s.) «Il bullo, il doppiogiochista e il cicciobello». Ovvero le amicizie da evitare secondo don Antonio Mazzi.
Il fondatore di «Exodus», venticinque anni trascorsi a recuperare «gli irrecuperabili», ha parlato di droga, agli studenti delle «Majno-Cardano», senza nemmeno citarla una volta. Ma li ha messi in guardia da tutto quello che può portare a dipendere dagli stupefacenti. Come appunto le amicizie sbagliate, spesso il modo migliore per finire nel tunnel della droga.

Occorre quindi diffidare del bullo, «uno stronzo emerito, un timido che si comporta così perché è l'unica maniera per affermarsi», così come dei gregari che lo circondano e stanno al suo gioco.

C'è poi il doppiogiochista, quello che sviluppa una vera e propria seconda professionalità: bravo ragazzo di fronte a genitori e insegnanti, discolo se non peggio con i coetanei. Infine, il «cicciobello», ovvero il bambino viziato, «un ragazzo debole che diventerà un uomo debole».

Oltre al rapporto con gli altri, don Mazzi ha invitato a vivere serenamente il rapporto con il proprio corpo.

«Il Padre eterno non fa fotocopie», le sue parole, «a quest'età siete un albero che sta esplodendo, non abbiate paura di cambiare ogni giorno». Un pensiero, il fondatore di «Exodus» l'ha voluto riservare anche agli insegnanti. «Dovete capire gli aspetti migliori di questi ragazzi, la scuola vera è quella che coglie gli elementi positivi anche nel peggiore dei ragazzi, anche il più difficile di loro è molto migliore di quanto si pensi».

Perché nessuno è «irrecuperabile», come don Mazzi si sentì definire dal suo preside quando aveva l'età dei ragazzi incontrati ieri mattina. Definizione talmente azzeccata che non solo si è recuperato, ma da 25 anni dedica la propria vita agli «irrecuperabili di oggi, i miei tossicodipendenti».

domenica 7 marzo 2010

LA VERA PARTITA DA VINCERE A TUTTI I COSTI
TARCISIO VAGHI ALLENATORE VINCENTE


Pubblichiamo da "La Provincia di Varese".
Articolo di venerdì 5 marzo 2010.


Varese Soltanto lo sport, soltanto il basket sono capaci di regalare delle storie così, capaci di lasciarti un po' stupito e un po' ottimista a ripeterti che in fondo il mondo non è un posto poi così brutto. E come spesso accade, le storie più belle nascono dal buio di momenti terribili e difficili, raccontate dalla forza di persone speciali che nella vita non hanno mai mollato. Tarcisio Vaghi è un allenatore di basket, varesinissimo, testimone di quanto la nostra terra sia prolifica nello sfornare competenze e passioni legate alla palla a spicchi. Tutta la trafila delle serie minori, poi la panchina di Legnano prima di diventare responsabile del settore giovanile del Campus con uno scudetto nella categoria Cadetti che gli spalanca le porte della serie A. Assistente prima di Cadeo e poi di Magnano alla Pallacanestro Varese, capoallenatore a Castelletto in LegaDue, assistente di Marco Crespi a Casale e poi in A1 a Teramo: un ragazzo giovane, appassionato di basket e talmente bravo e fortunato da essere riuscito a trasformare la sua passione di sempre nel lavoro di tutti i giorni.

Poi lo schiaffo, forte e improvviso, che ha rimescolato le carte. L'estate scorsa i primi malesseri, gli esami, e la diagnosi: leucemia. Da quel giorno la vita del Tarci? è cambiata di botto: terapie da seguire, ospedali da girare, ma anche tante nuove persone da conoscere e tante storie da toccare con mano e condividere. Oggi Tarcisio è una delle tantissime persone in attesa di un trapianto di midollo osseo, e la sua esperienza lo ha portato a diventare un attivista dell'Admo, l'associazione che riunisce tutti i donatori.
La bella storia di cui parlavamo prima, la facciamo raccontare a lui: «Ho conosciuto, mio malgrado, un mondo nuovo. Ho scoperto che per guarire da questa malattia, per guarire davvero, c'è un'unica strada: il trapianto, perché tutte le altre terapie sono solo delle pezze che si mettono e che non risolvono la situazione. E proprio qui sta il problema».

Ovvero? Per poter essere effettuato il trapianto di midollo osseo occorre trovare un donatore che sia compatibile con il ricevente: e il rapporto di compatibilità è di uno a centomila, nel senso che per un donatore che va bene per me, ce ne sono centomila che non sono compatibili.

Quindi? Quindi è necessario fare informazione, trovare sempre nuovi donatori: tutti possono farlo e tutti dovrebbero farlo. E proprio in questo senso si inserisce la nostra bella storia.

Ce la racconti. "Io sono un uomo nato e cresciuto con la pallacanestro. E la pallacanestro ora si sta mobilitando, dopo che la mia vicenda è stata conosciuta da tutti: si è messo in moto un passaparola meraviglioso, che quasi mi spaventa. Tutto il basket varesino sta scendendo in campo, e tantissimi giocatori stanno diventando donatori Admo."

Per esempio? Due nomi? Meneghin e Pozzecco: lunedì prossimo saranno al nostro centro per il primo prelievo, e diventeranno ufficialmente donatori. E con loro tantissimi rappresentanti del mondo della pallacanestro varesina: praticamente tutta la squadra del Gazzada, per esempio, con i giocatori che hanno portato anche le loro mogli. Oppure Mario Di Sabato, storico playmaker delle nostre serie minori e oggi allenatore al Daverio.

Diventano donatori, perché? Perché mi conoscono, ma soprattutto perché è giusto. Ed è necessario fare una corretta informazione per sfatare delle convinzioni sbagliate: la donazione non è qualcosa di doloroso o di rischioso, anzi. Per diventare donatori è sufficiente un semplice prelievo, e si viene inseriti nella banca dati dell'Admo: quando si trova qualcuno compatibile con noi, si viene chiamati per la donazione che è un processo semplice e assolutamente sicuro.

Francesco Caielli

SEI TROPPO FORTE? SEDUTO IN PANCHINA!
DAI CAMBI OBBLIGATORI A PANCHINA PER TUTTI


Ho da sempre cercato di far passare il concetto che non ci sono pallacanestro diverse in base all'età. Ci sono giocatori più o meno diversi per età, capacità, sesso... che giocano allo stesso gioco dei grandi. La pallacanestro è una, non può essere diverso per uno che fa l'Under 14, giocare una partita di Basket, rispetto a Under 19, o a uno che gioca in serie D o in serie A. Cambiano gli attori ma la recita è per tutti uguale, almeno così dovrebbe essere.

Sempre nella nuove proposte che stanno prendendo piede in questi giorni (ma anche qui il tempo gioca a favore...) la proposta banale e che all'apparenza potrebbe anche sembrare legittima è quella che per le categorie Under 13 e Under 14 tutti i ragazzi coinvolti nella partita stiano fuori almeno un periodo.

Ora la regola parla di cinque giocaori nel primo periodo e tre giocatori da sostituire obbligatoriamente nel secondo periodo per un totale (minimo) di otto giocatori che giocano almeno un tempo da 10 minuti intero.

Ora la regola proposta parla di un tempo da 10 munuti completamente out. La motivazione (a quanto pare) sta nel non esltare troppo i ragazzini bravi che potrebbero giocare tutta la partita. E si siamo pazzi, uno bravo che gioca tutta la partita... e magari si diverte pure, e magari diventa anche forte e arriva in nazionale?? Ma no, non possiamo fare una roba del genere. Obbligato in panchina ben 10 minuti.

Totale generale facendo per bene i conti (non sono mai stato bravo in matematica, quindi al limite mi correggete) i ragazzi coinvolti con questo sistema di regole (invece che con il calssico 5+3 poi liberi) sono potenzialmente 7.

Se non sbaglio (la X sta per il quarto fuori):
1° quintetto: A - B - C - D - E
2° quintetto: A - B - C - D - X - F
3° quintetto: A - B - X - X - E - F - G
4° quintetto: X - X - C - D - E - F - G

Con questo semplice schema si vede (se non sbaglio) che i giocatori coinvolti in questa rotazione (se eventualmente un allenatore non si fida dei propri cambi) sono solo sette e non otto come la regola del 5+3 impone. Quindi da un lato si cerca (con la norma) di togliere potere ai più bravi, (poi non si capisce neanche perchè...) dall'altro si fa un bell'autogol, lasciando a poltrire in panchina tanti ragazzini che con questa nuova regola vedrebbero svanire nel nulla 10 minuti di utilizzo sicuro.

Pensare ad altro no e???

Ah... naturalmente chi non è d'accordo sulla possibile proposta che la FIP dovrebbe attuare può scrivere sempre a settore.giovanile@fip.it per dire la propria...

ABOLIRE IL TIRO DA TRE UNDER 14 E UNDER 13?
CI PIACE PROPRIO FARCI DEL MALE!


L'abolizione del tiro da tre nelle categorie Under 14 e Under 13 è una delle possibili proposte che la Federazione sta prendendo in esame visto il passaggio (il prossimo anno sportivo) della riga da tre punti dai 6,25 di quest'anno ai 6,75 della prossima stagione.

C'è stato qualche operatore del mondo giovanile, (tra cui il Presidente del Settore Giovanile in primis) che si sono da subito dichiarati favorevoli alla doppia riga. Cioè visto che i campi da gioco dovranno essere tutti modificati, in estate, con le nuove tracciature, pensare di lasciare la linea del tiro da tre "vecchia" per le fasce dei ragazzini più giovani poteva sembrare cosa di buon senso.

Alla luce di questa proposta, molte le levati di scudi sul fatto che la doppia tracciatura era veramente una follia e che per i tanti campi (con gare di livello nazionale einternazionale) era impensabile lasciare due righe. Oltretutto il Settore Agonistico della FIP ha proprio ribadito apertamente che non si può tornare indietro nella scelta (voluta dalla FIBA per il 2012, ma anticipata in Italia per il settembre 2010) e che la nuova tracciatura sarà obbligaotoria e vincolante per avere l'omologazione del campo da gioco.

Allora qual'è stata la controproposta "geniale" nata all'interno del Consiglio Direttivo del Settore Giovanile?. Eliminando il tiro da tre, eliminiamo anche il problema della presumibile difficoltà tecnica per ragazzi così giovani di tirare più lontano di 50 cm.

Siamo alla follia pura, ma vi assicuro che è nuda e cruda realtà di cui si sta parlando in questi giorni. Lo slittamento (in questo fine settimana) dell'approvazione del Consiglio Federale della DOA per la prossima stagione, ci permette nei fatti di avere un po' più di tempo per convincere chi di dovere che la proposta è folle e che va contro lo stesso principio del giocare a basket.

Mortificare di significato il giocare a basket per ragazzini Under 14 e Under 13, che anche attreverso l'emulazione del campione preferito che tira la "bomba", provano gioia e divertimento a giocare a pallacanestro, è veramente una follia che difficilmente trova eguali.

Oltretutto, se vogliamo proprio entrare nel merito della proposta, togliendo "solo" il valore del tiro da tre (che sarebbe comunque convalidato da due punti) non si elimina il problema dei tiri oltre l'arco per i ragazzini. I tiri ci sarebbero comunque e il fondamentale in questione verrebbe comunque eseguito. Sarebbe solo castrato il valore di una cosa importante che noi a tavolino stiamo decidendo di far valere meno. E come se per le categoria Under 19 e Under 17 si proponesse da dare un solo punto a chi si permette di fare uno schiaccione durante le partite giovanili.

Andiamo avanti... ma forse effettivamente si stava meglio quando si stava peggio...

Ah! se non siente d'accordo con l'istituzione di questa norma (togliere il tiro da tre) potete benissimo spedire una mail a settore.giovanile@fip.it dando i vostri suggerimenti del caso che saranno ben accetti, ne sono certo.

sabato 6 marzo 2010

FORSE CAMBIARE PASSIONE E' MEGLIO...
OBBLIGO, SUGGERIMENTO O CONSIGLIO?


Prendo la palla al balzo di una foto inviata da un amico, per descrivere tutte le mie perplessità su situazioni "di sistema" che fatico a comprendere e a giustificare. Nel mio modo di fare, sia come allenatore, sia nell'ambito lavorativo a Follonica ho a che fare con tante persone. Ad ogni inizio percorso, confrontarsi nella disponibilità di ognuno, il chiarire gli obiettivi personali e di gruppo e il trovare la strada per raggiungere tali obiettivi sono i valori su cui costruire dall'inizio alla fine il percorso di collaborazione. Così come non posso pensare di dire una cosa e di farne un altra con i miei collaboratori, non ammetto nemmeno che mi venga detta una cosa e poi, dopo un ora, un giorno, un mese, un anno questa cosa venga in qualche modo disattesa dagli interessati.

Nelgi ultimi tempi passaggiando qua e la in ambito federale, spesso questa semplice equazione esposta in precedenza viene sistematicamente disattesa. Senza per questo pensare a un potere occulto che dall'alto manovra Tizio, Caio e Sempronio (diciamo alla Moggi) oppure senza pensare ad una regia ad hoc architettata per far vincere chissà quale congregazione di persone... rimane il fatto che nelle istituzioni difficilmente si ragiona: persone, obiettivi, strada da percorrere.

Senza entrare nel merito nella difficile gestione filosofica d'impostazione della Federazione e di ogni progetto per cui le regole le propongono i tecnici e le approvano (a gradimento o meno) i politici, qualsiasi progetto d'innovazione è spesso sottoposto ad un tiro incrociato da più parti che alla fine cambia nella maggior parte dei casi in modo sostanziale obiettivi e valori iniziali.

Penso sia una grande cambiamento di valore positivo ricercare la migliore strada per fare le cose il meglio possibile attraverso condivisione e valutazione delle varie esperienze, ma senza che nessuno si offenda, se questa condivisione fa cambiare nella sostanza contenuti e finalità, o peggio ancora se il sistema cerca di far passare il concetto per cui si ascoltano tutti e poi decidono sempre gli stessi, senza prendere in considerazione niente di quanto portato a conoscenza dai così detti "esperti", allora è meglio ritornare ai regimi bulgari e/o autoritari dell'impero romano in cui uno comanda e gli altri si adeguano. Salvo poi in questo caso ritrovarsi "avvelenati o uccisi" dai vicini per la conquista del potere. Imperatori docet.

Sinceramente non conosco soluzioni alternative rispetto a quanto esposto in prima battuta. Creare gruppi di lavoro validi per competenze, dando mandato di predisporre progetti, mi sembra una grande cosa. Rimettere sotto fuoco incrociato le valutazioni e le espressioni di queste professionalità, con altre persone, mi sa alla lunga di presa in giro. A progetti con persone, obbiettivi, strada da percorrere, s'intrappongono altre persone, altri obiettivi altre strade da percorrere. Ma così facendo la strada per il miglioramento non solo è inesorabilmente più lunga, ma è anche molto tortuosa e il rischio di perdersi c'è e come.

Che sia arrivato il momento di cambiare passione dandosi alla pesca?

martedì 2 marzo 2010

DALLA RASSEGNA STAMPA DELLA PREALPINA
IDEE SUL FUTURO DEL SETTORE GIOVANILE

Dalla Prealpina di Lunedì 1 marzo 2010.

Novità pratiche in arrivo a livello giovanile dopo la riunione del direttivo del Settore Giovanile tenutasi nel weekend a Bologna. Virtualmente certa l'abolizione delle finali nazionali Under 21 che diverranno un campionato puramente regionale, formula analoga alla stagione 2009/2010 invece per l'Interzona Under 19 (con la Lombardia che pensa a ridurre da 12 a 8 le partecipanti alla prima fase, proponendo due girini di Open B per "riaccorpare" le eliminate da gennaio in poi: decisioni sulle ammissioni giovanili 2010/2011 affidate al consiglio direttivo CRL di domani sera). Tra le proposte "tecniche" l'abolizione del tiro da 3 punti e l'obbligo di schierare a referto 10 giocatori (con almeno un quarto di riposo per tutti) a livello Under 13 e Under 14 maschile che femminile, abolendo il divieto dei raddoppi pur mantenendo il divieto della zona.

Per scaricare la proposta che la Commissione Tecnica della Lombardia ha presentato al Consiglio Direttivo del Settore Giovanile cliccare QUI

A presto per aggiornamenti in merito.

venerdì 26 febbraio 2010

"SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO"
BREVE BILANCIO DI UN EPOCA...

Ricevo e pubblico:

Fare un viaggio in aereo

1969: Viaggi con Alitalia, ti danno da mangiare e ti invitano a bere quello che vuoi, il tutto servito da bellissime hostess: il tuo sedile è talmente largo che ci può stare in due.

2010: Entri in aereo continuando ad impigliarti con la cintura, che ti hanno fatto togliere in dogana per passare il controllo. Ti siedi sul tuo sedile e se respiri un po' forte dai una botta con il gomito allo schienale del vicino. Se hai sete lo stewart ti porta la lista e i prezzi sono stratosferici.

Michele vuole andare nel bosco all'uscita da scuola. Mostra il suo coltellino a Giovanni, con il quale pensa di fabbricarsi una fionda.

1969: Il direttore scolastico vede il suo coltello e gli domanda dove l'ha comprato, per andarsene a comprare uno uguale.

2010: La scuola chiude, si chiama la polizia, che porta Michele in commissariato. Il TG1 presenta il caso durante il telegiornale in diretta dalla porta della scuola.

Disciplina scolastica

1969: Fai il bullo in classe. Il professore ti molla uno scapaccione. Quando arrivi a casa tuo padre te ne molla un altro paio.

2010: Fai il bullo. Il professore ti domanda scusa. Tuo padre ti compra una moto e va a spaccare la faccia al prof!

Franco e Marco litigano. Si mollano qualche legnata dopo la scuola.

1969: Gli altri seguono lo scontro. Marco vince. I due si stringono la mano e sono amici per tutta la vita.

2010: La scuola chiude. Il TG1 denuncia la violenza scolastica. Il Corriere della Sera mette la notizia in prima pagina su 5 colonne.

Enrico rompe il parabrezza di un auto nel quartiere. Suo padre sfila la cintura e gli fa capire come va la vita.

1969: Enrico farà più attenzione la prossima volta, diventa grande normalmente, fa degli studi, va all'università e diventa una bravo professionista.

2010: La polizia arresta il padre di Enrico per maltrattamenti sui minori. Enrico si unisce ad una banda di delinquenti. Lo psicologo arriva a convincere sua sorella che il padre abusava di lei e lo fa mettere in prigione.

Giovanni cade dopo una corsa a piedi. Si ferisce il ginocchio e piange. La professoressa lo raggiunge, lo prende in braccio per confortarlo.

1969: In due minuti Giovanni sta meglio e continua la corsa.

2010: La prof è accusata di perversione su minori e si ritrova disoccupata, si becca 3 anni di prigione con la condizionale. Giovanni va in terapia per 5 anni. I suoi genitori chiedono i danni e gli interessi alla scuola per negligenza nella sorveglianza e alla professoressa per trauma emotivo. Vincono tutti i processi. La prof disoccupata, interdetta e si suicida gettandosi da un palazzo. Più tardi Giovanni morirà per overdose in una casa occupata.

Arriva il 25 ottobre.

1969: Non succede nulla.

2010: E' il giorno del cambio dell'ora legale: le persone soffrono d'insonnia e di depressione.

La fine delle vacanze.

1969: Dopo aver passato 15 giorni di vacanza con la famiglia, nella roulotte trainata da una Fiat 126, le vacanze terminano. Il giorno dopo si ritorna al lavoro freschi e riposati.

2010: Dopo 2 settimane alle Seychelles, ottenute a buon mercato grazie ai "buoni vacanze" ditta, rientri stanco ed esasperato a causa di 4 ore di attesa all'aeroporto, seguite da 12 ore di volo. Al lavoro ti ci vuole una settimana per riprenderti dal fuso orario.

Della serie "si stava meglio quando si stava peggio"?!!

martedì 23 febbraio 2010

A ROMA COME COORDINATORE DELLA LOMBARDIA
NOTIZIE UTILI E QUALCHE DETTAGLIO SPECIFICO


Nei giorni scorsi il Comitato Regionale Lombardo (si parla di basket ovviamente) mi ha mandato in missione presso la mitica sede della FIP a Roma, in Via Vitorchiano, per presenziare alla riunione programmatica e propositiva per il Settore Giovanile. Presenti oltre a tutte le regioni con i vari coordinatori regionali, anche Eugenio Crotti (Presidente Settore Giovanile) Antonio Bocchino con relativa commissione tecnica maschile e Roberto Nani con relativi collaboratori tecnici al femminile.

La programmata riunione ha avuto il merito di aprire le porte in maniera ufficiale ad una sorta di presentazioni di istanze da parte degli organi periferici (Comitati Regionali) per meglio programmare, gestire e migliorare l'attività giovanile. Nel passato le varie commissioni tecniche, venivano molto spesso esautorate dal proprio compito propositivo e il Presidente del Settore gestiva in autonomia ogni istanza e ogni cambiamento, presentando i contenuti (e le relative motivazioni) al Consiglio Federale che difficilmente entrava nel merito delle varie questioni, spesso approvando ma senza sapere fino in fondo cosa cambiava e come lo cambiava.

Ora con l'istituzione da parte di Crotti di queste Commissioni Tecniche Regionali, la forma sembra corretta, le procedure appaiono standardizzate e in fondo al tunnel la luce s'inizia a vedere.

La riunione del 15 febbraio a Roma è stata certamente utile come inizio di un percorso che dovrà produrre frutti più avanti, ma onestamente le quattro ore di relazioni varie hanno evidenziato problemi spesso marginali e non d'importanza strategica per il miglioramento del prodotto vivaio in Italia. E' importante comunque aver iniziato questa procedura. E' importante dare un segnale al movimento e le possibilità di portare (ognuno secondo le proprie competenze specifiche) il proprio mattoncino è da oggi cosa reale e tangibile.

In Italia stiamo cercando di far aumentare sia l'interesse mediatico per il settore giovanile, (maggiore coinvolgimento degli organi di stampa, creazioni di eventi collaterali alle finali nazionali) sia l'aspetto puramente funzionale. Cercare di far crescere il movimento giovanile, migliorando quello che già c'è e creando qualcosa di nuovo che possa far progedire il trend è cosa non solo utile, ma anche strategica se vogliamo rimanere la seconda federazione in termini di tesserati e se non vogliamo veramente dieventare uno sport minore.

Sotto questo aspetto una federazione come il Rugby sta investendo molto delle proprue risorse per far passare il concetto che giocare a Rugby oltre che molto bello è anche salutare. I numeri sono ancora dalla nostra parte ma basta poco per ritrovarsi con Pallavolo e Rugby con più tesserati.

Nei prossimi giorni vi renderò partecipi delle questione tecniche sviluppate nella riunione. Per ora accontentatevi.

News tratta da fip.it

Si sono riuniti a Roma, presso la sede della Federazione Italiana Pallacanestro in via Vitorchiano 113, i 20 coordinatori delle Commissioni Tecniche Regionali.

E’ la prima volta, da quando sono state create le Commissioni Tecniche Regionali, che i coordinatori incontrano la Commissione Tecnica Maschile e quella Femminile.
Un incontro che ha messo in evidenza tutte le esigenze, le problematiche, le criticità e le richieste del territorio, segnalate in maniera capillare e dettagliata dalla struttura creata appositamente per questo compito.

Ogni Commissione è composta infatti, oltre che dal coordinatore, anche dai Presidente Regionali Cna e Cia e dai Referenti Tecnici Territoriali Maschili e Femminili. In questo modo il lavoro delle Commissioni Tecniche Nazionali potrà lavorare più in profondità sul territorio venendo a conoscenza, con dovizia di particolari, di tutte le attività e dello stato di salute di ogni singola Regione e Provincia. Una volta acquisite tutte le informazioni necessarie, pervenute dalle figure che operano quotidianamente sulle realtà locali, sarà più facile individuare la soluzione ai problemi o adottare i necessari accorgimenti.

Le Commissioni Tecniche Regionali assolveranno anche ad un altro importante compito: quello di fungere da organo consultivo, in grado di sondare il territorio ogniqualvolta si ritenga necessario interpellare i Comitati Regionali e Provinciali.

A tracciare una cartina di tornasole quanto più fedele possibile alla realtà sono i rappresentanti di tutte le componenti della pallacanestro giovanile italiana maschile e femminile: Giulio Griccioli, Lega Serie A, Andrea Menozzi, Legadue, Umberto Vangelisti, LNP, Roberto Chieppa, Comitati Regionali, Guido Corti, Lega Basket Femminile A1, Roberto Fioretto, Lega Basket Femminile A2, Roberto Riccardi, Lega Basket Femminile B Eccellenza, Ugo Franz Pinotti, Progetto Azzurrina.

Ufficio Stampa Fip

venerdì 12 febbraio 2010

IN EFFETTI SEMBRA PROPRIO COSI'...


E' maggio sulle rive del Mar Mediterraneo. Piove e la piccola cittadina sembra completamente deserta. Sono tempi molto duri, tutti sono indebitati e vivono sul credito. Inaspettatamente un ricco turista arriva in città, entra nell'unico hotel disponibile, poggia 100 Euro sul desk della reception e si reca a visionare le camere al piano superiore per sceglierne una.

Il proprietario dell'albergo prende la banconota e corre a pagare il suo debito dal macellaio. Il macellaio prende la banconota e corre a pagare il suo debito conl'allevatore di maiali. L'allevatore prende la banconota e corre a pagare il suo debito con il fornitore di mangimi. Il fornitore di mangimi corre a pagare la prostituta locale che in questi tempi duri gli ha fornito i suoi servigi a credito.
La prostituta corre all'hotel e paga il proprietario per le stanze che le ha affittato per portarci i clienti.

Il proprietario dell'hotel rimette la banconota da 100 Euro sul bancone affinché il ricco turista non sospetti nulla. In quel momento il ricco turista ritorna alla reception: ha visionato le stanze, non le ha trovate di suo gradimento e così si riprende i suoi 100Euro e lascia la città.

Nessuno ha guadagnato qualcosa.
Tuttavia ora l'intera città è senza debiti, e guarda al futuro con molto ottimismo.

E questo è come il mondo occidentale sta facendo business al giorno d'oggi.

lunedì 1 febbraio 2010

ALLE VOLTE BASTA POCO PER ESSERE CAMPIONI
PERSONE DI SPESSORE PRIMA CHE GIOCATORI



Nel video potete vedere con i vostri occhi l'azione che mi ha scosso particolarmente producendo nei giorni scorsi un polverone su giocate discutibili di certi giocatori. La colpa di Roberto Marulli (che si è preso una manata in faccia, rischiando la rottura del setto nasale, sventata davvero per poco) è stata semplicemente, oltre a quella di fare un paio di canestri da tre di classe di fila, di rubare la palla alla persona sbagliata al momento sbagliato. Mi spiace Roby... ma così va il mondo. Devi imparare che queste cose succedono e nessuno dice niente in una omertà mafiosa difficile da sconfiggere e da combattere.

So che fare i processi non serve, spero che in questo caso far notare le differenze possa invece smuovere abitudini e coscienze. Sabato sera al Palazzetto dello Sport di Bergamo nella partita del Borgo basket c'era in campo per il Lussana un giocatore di esperienza (come l'autore del gesto folle visto nel video) dal nome Gianluca Burini. La classe, la bravura tecnica, il modo d'intendere lo sport e più nello specifico l'intelligenza di essere persone con la testa sulle spalle, ha fatto in modo che Bubu vincesse (nel vero senso sportivo del termine) una partita che la sua squadra stava rischiando anche di perdere contro i ragazzini dell'Excelsior.

Bravo Burini a rubare un paio di palloni importanti, Bravo Burini a fare il canestro decisivo. Bravo Burini a comportarsi come un vero Campione dall'inizio alla fine.

Grazie della lezione Gianluca.

mercoledì 20 gennaio 2010

PUBBLICATA ON-LINE LA NUOVA CIRCOLARE 2010
VILLAGGIO MARINO DI FOLLONICA - AIV srl


Il Villaggio Marino Agoal Intesa Vacanze è felice di annunciare la pubblicazione della Circolare 2010 per la nuova stagione estiva a Follonica.

Tutti i ragazzi e i bambini in età compresa tra i 6 e i 13 anni che vogliono iscriversi al Villaggio Marino di Follonica, avranno la possibilità di vivere in un ambiente unico, per questo tipo di età, una esperienza di vita (oltre che di vacanza) davvero speciale e coinvolgente.

Sono infatti oltre mille i giovanissimi che tra un turno e l'altro si susseguono durante l'estate a Follonica per poter sperimentare in prima persona cosa significa fare una vacanza in autonomia con vecchi e nuovi amici da conoscere con cui divertirsi insieme.

Allora cosa aspetti. Basta scaricare la circolare cliccando QUI leggendo attentamente tutte le isctruzioni del caso.

Letta la circolare e scelto il turno, basta scaricare il "FILE ISCRZIONE 2010" QUI da compilare al pc, per poi farlo pervenire alla Direzione del Villaggio per posta elettronica. Successivamente all'accettazione della domanda (mail di conferma da parte della Direzione del Villaggio) si dovrà procedere alla compilazione cartecea della domanda. Quest'ultima poi dovrà essere spedita in originale direttamente a Follonica.

Tutti i dettagli di queste operazioni sono ben descritti nella circolare Follonica 2010 pubblicata QUI

mercoledì 13 gennaio 2010

VOLETE SCOPRIRE IL VOSTRO LATO NASCOSTO?
FATE IL TEST PUBBLICATO E SARETE SORPRESI


Ho ricevuto per mail nei giorni scorsi questi test da fare da soli, rispettando le regole del gioco. In tutti i test c'è qualcosa di sorprendente, ed è per questo che ho deciso di pubblicarli sul blog. Per iniziare il gioco dovete cliccare QUI

Mi raccomando rispettate le regole non andando a vedere le soluzioni finchè non date una risposta.

lunedì 11 gennaio 2010

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
MARUZIO MASSARI COACH A MONTEGRANARO


Intervista a Maurizio Massari (Responsabile Tecnico a Montegranaro)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Alla base di un buon settore giovanile ci devono essere idee progettuali potenti condivise con la proprietà, idee operative penetranti condivise con lo staff, idee formative consistenti condivise con giocatori e famiglie. E in più, come in ogni team vincente, la voglia di sbattersi tutti quanti insieme, con ferocia ed allegria, ogni santo giorno.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: Le 3S: Società, staff, spirito.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: Da un punto di vista della formazione bisogna potenziare al massimo le capacità adattive del giocatore: dal punto di vista funzionale, gestuale, di gioco. Vorrei giocatori innanzi tutto quantitativi e plastici. Credo sia la base attraverso cui chi ha risorse riesca poi a diventare qualitativo a prescindere dai contesti in cui si troverà a giocare.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Attraverso la consapevolezza che esiste un progetto su di loro di cui gradualmente devono diventare protagonisti, e che per essere buoni giocatori quando sono in canotta e calzoncini devono essere innanzi tutto sportivi e atleti. Giocatore 3 ore al giorno, atleta 365gg/anno, sportivo finché vivi…

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Il loro coinvolgimento, sia negli aspetti individuali che sul team.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: L’ambiente relazionale di un giocatore esiste a prescindere e può essere una risorsa al nostro progetto in percentuale variabile; il nostro obiettivo credo debba essere che questa percentuale non scenda mai al di sotto dello 0%.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Il fatto che nelle categorie giovanili l’aspetto risultato troppo spesso venga anteposto agli aspetti di crescita, il fatto che manchi una cultura della progettualità sul singolo giocatore, il vuoto formativo esistente dai 18 ai 21 anni. Le soluzioni stanno tutte nella crescita consapevole di una classe di veri istruttori giovanili, e di dirigenti che li identifichino e li valorizzino.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Crearsi dei “tutor” personali con cui relazionarsi realmente e su più piani; occorre interessarsi della propria formazione al di là della nostra cultura tecnica di basket: serve analisi funzionale, sensibilità relazionale, visione progettuale. Ottimo confrontarsi con istruttori di sport individuali, ad esempio.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Rendere consapevoli i ragazzi delle loro potenzialità ed aiutarli a realizzarle.

venerdì 8 gennaio 2010

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
PAROLA A: UMBERTO VEZZOSI - VIRTUS SIENA


Intervista a Umberto Vezzosi (Responsabile Tecnico Virtus Siena):

Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile? Sicuramente dare una dimensione alla società. Il settore giovanile costituisce le fondamenta, dimostra serietà, programmi futuri ed anche responsabilità sociale. Questo indipendentemente dal reclutamento. Si può fare settore giovanile bene anche con i ragazzi locali.

Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
Uno staff capace di fare un progetto e portarlo avanti, una società che crede nel progetto e supporta lo staff.

Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
Credo che l’insegnamento dei fondamentali individuali, tiro, palleggio, passaggio, gioco senza palla e difesa, debba essere completo. Si può e si deve variare questo insegnamento a seconda delle categorie. Diciamo che con under 17 ed under 19 negli ultimi anni ci siamo concentrati molto sul passaggio e sul gioco senza palla, anche se cerchiamo di individualizzare il più possibile l’insegnamento.

Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
Soprattutto con degli esempi di grandi giocatori, o quando possibile di compagni di squadra. Sono utili dove possibile anche far parlare direttamente il giovane con questi campioni.

Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
Noi cerchiamo soprattutto il coinvolgimento mentale del ragazzo. Deve capire che tutto quello che facciamo, rimproveri compresi, lo facciamo per lui. Che stiamo tutto il giorno a pensare come farlo migliorare e ne rendiamo lui a sua volta partecipe.

Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
In trenta anni di pallacanestro i genitori che mi hanno creato problemi sono stati 3 o 4 quindi una percentuale irrisoria. Questo è successo perché abbiamo un rapporto chiaro con tutti fin dal primo giorno in palestra. Coinvolgiamo la famiglia nella scelta della categoria (eccellenza, open o regionale) spiegando bene cosa comporta, diamo un’idea di massima del tempo di gioco che può aumentare o diminuire a seconda dell’impegno. Facciamo riunioni mensili con i genitori spiegando l’andamento del ragazzo. Mettiamo la scuola al primo posto, trattiamo tutti uguali, e soprattutto dimostriamo che teniamo ai loro figli.

Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
Primo: c’è troppa politica. Basta raccomandati, dobbiamo tornare alla meritocrazia. Secondo: servono più istruttori esperti e preparati. Io ho visto passare almeno quattro generazioni di allenatori giovanili e la prima era sempre meglio della seconda. Terzo: i ragazzi hanno troppi lussi, sono svogliati, sono circondati da procuratori, i genitori gli portano la borsa. Non hanno obiettivi chiari. La risposta alla risoluzione di questi problemi è facile. I migliori nei posti che contano, almeno un istruttore esperto per società, far arrangiare i ragazzi.

Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
Il mio consiglio è di formarsi attraverso corsi e clinic, e fare qualche anno anche gratis in un buon settore giovanile facendo assistente ad allenatori competenti sia dal punto di vista tecnico ma anche metodologico.

In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
Io non ho mai considerato questa professione un lavoro perché mi piace troppo. Io mi ritengo un’insegnante e veder crescere tecnicamente, fisicamente, ma soprattutto moralmente un ragazzo mi da la più grande soddisfazione.

sabato 19 dicembre 2009

CODICE DEONTOLOGICO DEL COACH
PROVARE AD ESSERE SEMPRE MIGLIORI


Rovistando in camera mia tra gli appunti di qualche anno fa nella recente giornata passata a Varese, ho ritrovato il Codice Deontologico del Coach (che vi allego) inserito in un book per allenatori chiamato "So Tutto Basket".

Le istanze e le considerazioni sono valide e le voglio condividere con gli allenatori che quotidianamente vengono a visitare questo blog alla ricerca della ricetta sempre più perfetta per essere migliori.

Per scaricare il Codice completo puoi cliccare QUI