domenica 7 marzo 2010

SEI TROPPO FORTE? SEDUTO IN PANCHINA!
DAI CAMBI OBBLIGATORI A PANCHINA PER TUTTI


Ho da sempre cercato di far passare il concetto che non ci sono pallacanestro diverse in base all'età. Ci sono giocatori più o meno diversi per età, capacità, sesso... che giocano allo stesso gioco dei grandi. La pallacanestro è una, non può essere diverso per uno che fa l'Under 14, giocare una partita di Basket, rispetto a Under 19, o a uno che gioca in serie D o in serie A. Cambiano gli attori ma la recita è per tutti uguale, almeno così dovrebbe essere.

Sempre nella nuove proposte che stanno prendendo piede in questi giorni (ma anche qui il tempo gioca a favore...) la proposta banale e che all'apparenza potrebbe anche sembrare legittima è quella che per le categorie Under 13 e Under 14 tutti i ragazzi coinvolti nella partita stiano fuori almeno un periodo.

Ora la regola parla di cinque giocaori nel primo periodo e tre giocatori da sostituire obbligatoriamente nel secondo periodo per un totale (minimo) di otto giocatori che giocano almeno un tempo da 10 minuti intero.

Ora la regola proposta parla di un tempo da 10 munuti completamente out. La motivazione (a quanto pare) sta nel non esltare troppo i ragazzini bravi che potrebbero giocare tutta la partita. E si siamo pazzi, uno bravo che gioca tutta la partita... e magari si diverte pure, e magari diventa anche forte e arriva in nazionale?? Ma no, non possiamo fare una roba del genere. Obbligato in panchina ben 10 minuti.

Totale generale facendo per bene i conti (non sono mai stato bravo in matematica, quindi al limite mi correggete) i ragazzi coinvolti con questo sistema di regole (invece che con il calssico 5+3 poi liberi) sono potenzialmente 7.

Se non sbaglio (la X sta per il quarto fuori):
1° quintetto: A - B - C - D - E
2° quintetto: A - B - C - D - X - F
3° quintetto: A - B - X - X - E - F - G
4° quintetto: X - X - C - D - E - F - G

Con questo semplice schema si vede (se non sbaglio) che i giocatori coinvolti in questa rotazione (se eventualmente un allenatore non si fida dei propri cambi) sono solo sette e non otto come la regola del 5+3 impone. Quindi da un lato si cerca (con la norma) di togliere potere ai più bravi, (poi non si capisce neanche perchè...) dall'altro si fa un bell'autogol, lasciando a poltrire in panchina tanti ragazzini che con questa nuova regola vedrebbero svanire nel nulla 10 minuti di utilizzo sicuro.

Pensare ad altro no e???

Ah... naturalmente chi non è d'accordo sulla possibile proposta che la FIP dovrebbe attuare può scrivere sempre a settore.giovanile@fip.it per dire la propria...

ABOLIRE IL TIRO DA TRE UNDER 14 E UNDER 13?
CI PIACE PROPRIO FARCI DEL MALE!


L'abolizione del tiro da tre nelle categorie Under 14 e Under 13 è una delle possibili proposte che la Federazione sta prendendo in esame visto il passaggio (il prossimo anno sportivo) della riga da tre punti dai 6,25 di quest'anno ai 6,75 della prossima stagione.

C'è stato qualche operatore del mondo giovanile, (tra cui il Presidente del Settore Giovanile in primis) che si sono da subito dichiarati favorevoli alla doppia riga. Cioè visto che i campi da gioco dovranno essere tutti modificati, in estate, con le nuove tracciature, pensare di lasciare la linea del tiro da tre "vecchia" per le fasce dei ragazzini più giovani poteva sembrare cosa di buon senso.

Alla luce di questa proposta, molte le levati di scudi sul fatto che la doppia tracciatura era veramente una follia e che per i tanti campi (con gare di livello nazionale einternazionale) era impensabile lasciare due righe. Oltretutto il Settore Agonistico della FIP ha proprio ribadito apertamente che non si può tornare indietro nella scelta (voluta dalla FIBA per il 2012, ma anticipata in Italia per il settembre 2010) e che la nuova tracciatura sarà obbligaotoria e vincolante per avere l'omologazione del campo da gioco.

Allora qual'è stata la controproposta "geniale" nata all'interno del Consiglio Direttivo del Settore Giovanile?. Eliminando il tiro da tre, eliminiamo anche il problema della presumibile difficoltà tecnica per ragazzi così giovani di tirare più lontano di 50 cm.

Siamo alla follia pura, ma vi assicuro che è nuda e cruda realtà di cui si sta parlando in questi giorni. Lo slittamento (in questo fine settimana) dell'approvazione del Consiglio Federale della DOA per la prossima stagione, ci permette nei fatti di avere un po' più di tempo per convincere chi di dovere che la proposta è folle e che va contro lo stesso principio del giocare a basket.

Mortificare di significato il giocare a basket per ragazzini Under 14 e Under 13, che anche attreverso l'emulazione del campione preferito che tira la "bomba", provano gioia e divertimento a giocare a pallacanestro, è veramente una follia che difficilmente trova eguali.

Oltretutto, se vogliamo proprio entrare nel merito della proposta, togliendo "solo" il valore del tiro da tre (che sarebbe comunque convalidato da due punti) non si elimina il problema dei tiri oltre l'arco per i ragazzini. I tiri ci sarebbero comunque e il fondamentale in questione verrebbe comunque eseguito. Sarebbe solo castrato il valore di una cosa importante che noi a tavolino stiamo decidendo di far valere meno. E come se per le categoria Under 19 e Under 17 si proponesse da dare un solo punto a chi si permette di fare uno schiaccione durante le partite giovanili.

Andiamo avanti... ma forse effettivamente si stava meglio quando si stava peggio...

Ah! se non siente d'accordo con l'istituzione di questa norma (togliere il tiro da tre) potete benissimo spedire una mail a settore.giovanile@fip.it dando i vostri suggerimenti del caso che saranno ben accetti, ne sono certo.

sabato 6 marzo 2010

FORSE CAMBIARE PASSIONE E' MEGLIO...
OBBLIGO, SUGGERIMENTO O CONSIGLIO?


Prendo la palla al balzo di una foto inviata da un amico, per descrivere tutte le mie perplessità su situazioni "di sistema" che fatico a comprendere e a giustificare. Nel mio modo di fare, sia come allenatore, sia nell'ambito lavorativo a Follonica ho a che fare con tante persone. Ad ogni inizio percorso, confrontarsi nella disponibilità di ognuno, il chiarire gli obiettivi personali e di gruppo e il trovare la strada per raggiungere tali obiettivi sono i valori su cui costruire dall'inizio alla fine il percorso di collaborazione. Così come non posso pensare di dire una cosa e di farne un altra con i miei collaboratori, non ammetto nemmeno che mi venga detta una cosa e poi, dopo un ora, un giorno, un mese, un anno questa cosa venga in qualche modo disattesa dagli interessati.

Nelgi ultimi tempi passaggiando qua e la in ambito federale, spesso questa semplice equazione esposta in precedenza viene sistematicamente disattesa. Senza per questo pensare a un potere occulto che dall'alto manovra Tizio, Caio e Sempronio (diciamo alla Moggi) oppure senza pensare ad una regia ad hoc architettata per far vincere chissà quale congregazione di persone... rimane il fatto che nelle istituzioni difficilmente si ragiona: persone, obiettivi, strada da percorrere.

Senza entrare nel merito nella difficile gestione filosofica d'impostazione della Federazione e di ogni progetto per cui le regole le propongono i tecnici e le approvano (a gradimento o meno) i politici, qualsiasi progetto d'innovazione è spesso sottoposto ad un tiro incrociato da più parti che alla fine cambia nella maggior parte dei casi in modo sostanziale obiettivi e valori iniziali.

Penso sia una grande cambiamento di valore positivo ricercare la migliore strada per fare le cose il meglio possibile attraverso condivisione e valutazione delle varie esperienze, ma senza che nessuno si offenda, se questa condivisione fa cambiare nella sostanza contenuti e finalità, o peggio ancora se il sistema cerca di far passare il concetto per cui si ascoltano tutti e poi decidono sempre gli stessi, senza prendere in considerazione niente di quanto portato a conoscenza dai così detti "esperti", allora è meglio ritornare ai regimi bulgari e/o autoritari dell'impero romano in cui uno comanda e gli altri si adeguano. Salvo poi in questo caso ritrovarsi "avvelenati o uccisi" dai vicini per la conquista del potere. Imperatori docet.

Sinceramente non conosco soluzioni alternative rispetto a quanto esposto in prima battuta. Creare gruppi di lavoro validi per competenze, dando mandato di predisporre progetti, mi sembra una grande cosa. Rimettere sotto fuoco incrociato le valutazioni e le espressioni di queste professionalità, con altre persone, mi sa alla lunga di presa in giro. A progetti con persone, obbiettivi, strada da percorrere, s'intrappongono altre persone, altri obiettivi altre strade da percorrere. Ma così facendo la strada per il miglioramento non solo è inesorabilmente più lunga, ma è anche molto tortuosa e il rischio di perdersi c'è e come.

Che sia arrivato il momento di cambiare passione dandosi alla pesca?

martedì 2 marzo 2010

DALLA RASSEGNA STAMPA DELLA PREALPINA
IDEE SUL FUTURO DEL SETTORE GIOVANILE

Dalla Prealpina di Lunedì 1 marzo 2010.

Novità pratiche in arrivo a livello giovanile dopo la riunione del direttivo del Settore Giovanile tenutasi nel weekend a Bologna. Virtualmente certa l'abolizione delle finali nazionali Under 21 che diverranno un campionato puramente regionale, formula analoga alla stagione 2009/2010 invece per l'Interzona Under 19 (con la Lombardia che pensa a ridurre da 12 a 8 le partecipanti alla prima fase, proponendo due girini di Open B per "riaccorpare" le eliminate da gennaio in poi: decisioni sulle ammissioni giovanili 2010/2011 affidate al consiglio direttivo CRL di domani sera). Tra le proposte "tecniche" l'abolizione del tiro da 3 punti e l'obbligo di schierare a referto 10 giocatori (con almeno un quarto di riposo per tutti) a livello Under 13 e Under 14 maschile che femminile, abolendo il divieto dei raddoppi pur mantenendo il divieto della zona.

Per scaricare la proposta che la Commissione Tecnica della Lombardia ha presentato al Consiglio Direttivo del Settore Giovanile cliccare QUI

A presto per aggiornamenti in merito.

venerdì 26 febbraio 2010

"SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO"
BREVE BILANCIO DI UN EPOCA...

Ricevo e pubblico:

Fare un viaggio in aereo

1969: Viaggi con Alitalia, ti danno da mangiare e ti invitano a bere quello che vuoi, il tutto servito da bellissime hostess: il tuo sedile è talmente largo che ci può stare in due.

2010: Entri in aereo continuando ad impigliarti con la cintura, che ti hanno fatto togliere in dogana per passare il controllo. Ti siedi sul tuo sedile e se respiri un po' forte dai una botta con il gomito allo schienale del vicino. Se hai sete lo stewart ti porta la lista e i prezzi sono stratosferici.

Michele vuole andare nel bosco all'uscita da scuola. Mostra il suo coltellino a Giovanni, con il quale pensa di fabbricarsi una fionda.

1969: Il direttore scolastico vede il suo coltello e gli domanda dove l'ha comprato, per andarsene a comprare uno uguale.

2010: La scuola chiude, si chiama la polizia, che porta Michele in commissariato. Il TG1 presenta il caso durante il telegiornale in diretta dalla porta della scuola.

Disciplina scolastica

1969: Fai il bullo in classe. Il professore ti molla uno scapaccione. Quando arrivi a casa tuo padre te ne molla un altro paio.

2010: Fai il bullo. Il professore ti domanda scusa. Tuo padre ti compra una moto e va a spaccare la faccia al prof!

Franco e Marco litigano. Si mollano qualche legnata dopo la scuola.

1969: Gli altri seguono lo scontro. Marco vince. I due si stringono la mano e sono amici per tutta la vita.

2010: La scuola chiude. Il TG1 denuncia la violenza scolastica. Il Corriere della Sera mette la notizia in prima pagina su 5 colonne.

Enrico rompe il parabrezza di un auto nel quartiere. Suo padre sfila la cintura e gli fa capire come va la vita.

1969: Enrico farà più attenzione la prossima volta, diventa grande normalmente, fa degli studi, va all'università e diventa una bravo professionista.

2010: La polizia arresta il padre di Enrico per maltrattamenti sui minori. Enrico si unisce ad una banda di delinquenti. Lo psicologo arriva a convincere sua sorella che il padre abusava di lei e lo fa mettere in prigione.

Giovanni cade dopo una corsa a piedi. Si ferisce il ginocchio e piange. La professoressa lo raggiunge, lo prende in braccio per confortarlo.

1969: In due minuti Giovanni sta meglio e continua la corsa.

2010: La prof è accusata di perversione su minori e si ritrova disoccupata, si becca 3 anni di prigione con la condizionale. Giovanni va in terapia per 5 anni. I suoi genitori chiedono i danni e gli interessi alla scuola per negligenza nella sorveglianza e alla professoressa per trauma emotivo. Vincono tutti i processi. La prof disoccupata, interdetta e si suicida gettandosi da un palazzo. Più tardi Giovanni morirà per overdose in una casa occupata.

Arriva il 25 ottobre.

1969: Non succede nulla.

2010: E' il giorno del cambio dell'ora legale: le persone soffrono d'insonnia e di depressione.

La fine delle vacanze.

1969: Dopo aver passato 15 giorni di vacanza con la famiglia, nella roulotte trainata da una Fiat 126, le vacanze terminano. Il giorno dopo si ritorna al lavoro freschi e riposati.

2010: Dopo 2 settimane alle Seychelles, ottenute a buon mercato grazie ai "buoni vacanze" ditta, rientri stanco ed esasperato a causa di 4 ore di attesa all'aeroporto, seguite da 12 ore di volo. Al lavoro ti ci vuole una settimana per riprenderti dal fuso orario.

Della serie "si stava meglio quando si stava peggio"?!!

martedì 23 febbraio 2010

A ROMA COME COORDINATORE DELLA LOMBARDIA
NOTIZIE UTILI E QUALCHE DETTAGLIO SPECIFICO


Nei giorni scorsi il Comitato Regionale Lombardo (si parla di basket ovviamente) mi ha mandato in missione presso la mitica sede della FIP a Roma, in Via Vitorchiano, per presenziare alla riunione programmatica e propositiva per il Settore Giovanile. Presenti oltre a tutte le regioni con i vari coordinatori regionali, anche Eugenio Crotti (Presidente Settore Giovanile) Antonio Bocchino con relativa commissione tecnica maschile e Roberto Nani con relativi collaboratori tecnici al femminile.

La programmata riunione ha avuto il merito di aprire le porte in maniera ufficiale ad una sorta di presentazioni di istanze da parte degli organi periferici (Comitati Regionali) per meglio programmare, gestire e migliorare l'attività giovanile. Nel passato le varie commissioni tecniche, venivano molto spesso esautorate dal proprio compito propositivo e il Presidente del Settore gestiva in autonomia ogni istanza e ogni cambiamento, presentando i contenuti (e le relative motivazioni) al Consiglio Federale che difficilmente entrava nel merito delle varie questioni, spesso approvando ma senza sapere fino in fondo cosa cambiava e come lo cambiava.

Ora con l'istituzione da parte di Crotti di queste Commissioni Tecniche Regionali, la forma sembra corretta, le procedure appaiono standardizzate e in fondo al tunnel la luce s'inizia a vedere.

La riunione del 15 febbraio a Roma è stata certamente utile come inizio di un percorso che dovrà produrre frutti più avanti, ma onestamente le quattro ore di relazioni varie hanno evidenziato problemi spesso marginali e non d'importanza strategica per il miglioramento del prodotto vivaio in Italia. E' importante comunque aver iniziato questa procedura. E' importante dare un segnale al movimento e le possibilità di portare (ognuno secondo le proprie competenze specifiche) il proprio mattoncino è da oggi cosa reale e tangibile.

In Italia stiamo cercando di far aumentare sia l'interesse mediatico per il settore giovanile, (maggiore coinvolgimento degli organi di stampa, creazioni di eventi collaterali alle finali nazionali) sia l'aspetto puramente funzionale. Cercare di far crescere il movimento giovanile, migliorando quello che già c'è e creando qualcosa di nuovo che possa far progedire il trend è cosa non solo utile, ma anche strategica se vogliamo rimanere la seconda federazione in termini di tesserati e se non vogliamo veramente dieventare uno sport minore.

Sotto questo aspetto una federazione come il Rugby sta investendo molto delle proprue risorse per far passare il concetto che giocare a Rugby oltre che molto bello è anche salutare. I numeri sono ancora dalla nostra parte ma basta poco per ritrovarsi con Pallavolo e Rugby con più tesserati.

Nei prossimi giorni vi renderò partecipi delle questione tecniche sviluppate nella riunione. Per ora accontentatevi.

News tratta da fip.it

Si sono riuniti a Roma, presso la sede della Federazione Italiana Pallacanestro in via Vitorchiano 113, i 20 coordinatori delle Commissioni Tecniche Regionali.

E’ la prima volta, da quando sono state create le Commissioni Tecniche Regionali, che i coordinatori incontrano la Commissione Tecnica Maschile e quella Femminile.
Un incontro che ha messo in evidenza tutte le esigenze, le problematiche, le criticità e le richieste del territorio, segnalate in maniera capillare e dettagliata dalla struttura creata appositamente per questo compito.

Ogni Commissione è composta infatti, oltre che dal coordinatore, anche dai Presidente Regionali Cna e Cia e dai Referenti Tecnici Territoriali Maschili e Femminili. In questo modo il lavoro delle Commissioni Tecniche Nazionali potrà lavorare più in profondità sul territorio venendo a conoscenza, con dovizia di particolari, di tutte le attività e dello stato di salute di ogni singola Regione e Provincia. Una volta acquisite tutte le informazioni necessarie, pervenute dalle figure che operano quotidianamente sulle realtà locali, sarà più facile individuare la soluzione ai problemi o adottare i necessari accorgimenti.

Le Commissioni Tecniche Regionali assolveranno anche ad un altro importante compito: quello di fungere da organo consultivo, in grado di sondare il territorio ogniqualvolta si ritenga necessario interpellare i Comitati Regionali e Provinciali.

A tracciare una cartina di tornasole quanto più fedele possibile alla realtà sono i rappresentanti di tutte le componenti della pallacanestro giovanile italiana maschile e femminile: Giulio Griccioli, Lega Serie A, Andrea Menozzi, Legadue, Umberto Vangelisti, LNP, Roberto Chieppa, Comitati Regionali, Guido Corti, Lega Basket Femminile A1, Roberto Fioretto, Lega Basket Femminile A2, Roberto Riccardi, Lega Basket Femminile B Eccellenza, Ugo Franz Pinotti, Progetto Azzurrina.

Ufficio Stampa Fip

venerdì 12 febbraio 2010

IN EFFETTI SEMBRA PROPRIO COSI'...


E' maggio sulle rive del Mar Mediterraneo. Piove e la piccola cittadina sembra completamente deserta. Sono tempi molto duri, tutti sono indebitati e vivono sul credito. Inaspettatamente un ricco turista arriva in città, entra nell'unico hotel disponibile, poggia 100 Euro sul desk della reception e si reca a visionare le camere al piano superiore per sceglierne una.

Il proprietario dell'albergo prende la banconota e corre a pagare il suo debito dal macellaio. Il macellaio prende la banconota e corre a pagare il suo debito conl'allevatore di maiali. L'allevatore prende la banconota e corre a pagare il suo debito con il fornitore di mangimi. Il fornitore di mangimi corre a pagare la prostituta locale che in questi tempi duri gli ha fornito i suoi servigi a credito.
La prostituta corre all'hotel e paga il proprietario per le stanze che le ha affittato per portarci i clienti.

Il proprietario dell'hotel rimette la banconota da 100 Euro sul bancone affinché il ricco turista non sospetti nulla. In quel momento il ricco turista ritorna alla reception: ha visionato le stanze, non le ha trovate di suo gradimento e così si riprende i suoi 100Euro e lascia la città.

Nessuno ha guadagnato qualcosa.
Tuttavia ora l'intera città è senza debiti, e guarda al futuro con molto ottimismo.

E questo è come il mondo occidentale sta facendo business al giorno d'oggi.

lunedì 1 febbraio 2010

ALLE VOLTE BASTA POCO PER ESSERE CAMPIONI
PERSONE DI SPESSORE PRIMA CHE GIOCATORI



Nel video potete vedere con i vostri occhi l'azione che mi ha scosso particolarmente producendo nei giorni scorsi un polverone su giocate discutibili di certi giocatori. La colpa di Roberto Marulli (che si è preso una manata in faccia, rischiando la rottura del setto nasale, sventata davvero per poco) è stata semplicemente, oltre a quella di fare un paio di canestri da tre di classe di fila, di rubare la palla alla persona sbagliata al momento sbagliato. Mi spiace Roby... ma così va il mondo. Devi imparare che queste cose succedono e nessuno dice niente in una omertà mafiosa difficile da sconfiggere e da combattere.

So che fare i processi non serve, spero che in questo caso far notare le differenze possa invece smuovere abitudini e coscienze. Sabato sera al Palazzetto dello Sport di Bergamo nella partita del Borgo basket c'era in campo per il Lussana un giocatore di esperienza (come l'autore del gesto folle visto nel video) dal nome Gianluca Burini. La classe, la bravura tecnica, il modo d'intendere lo sport e più nello specifico l'intelligenza di essere persone con la testa sulle spalle, ha fatto in modo che Bubu vincesse (nel vero senso sportivo del termine) una partita che la sua squadra stava rischiando anche di perdere contro i ragazzini dell'Excelsior.

Bravo Burini a rubare un paio di palloni importanti, Bravo Burini a fare il canestro decisivo. Bravo Burini a comportarsi come un vero Campione dall'inizio alla fine.

Grazie della lezione Gianluca.

mercoledì 20 gennaio 2010

PUBBLICATA ON-LINE LA NUOVA CIRCOLARE 2010
VILLAGGIO MARINO DI FOLLONICA - AIV srl


Il Villaggio Marino Agoal Intesa Vacanze è felice di annunciare la pubblicazione della Circolare 2010 per la nuova stagione estiva a Follonica.

Tutti i ragazzi e i bambini in età compresa tra i 6 e i 13 anni che vogliono iscriversi al Villaggio Marino di Follonica, avranno la possibilità di vivere in un ambiente unico, per questo tipo di età, una esperienza di vita (oltre che di vacanza) davvero speciale e coinvolgente.

Sono infatti oltre mille i giovanissimi che tra un turno e l'altro si susseguono durante l'estate a Follonica per poter sperimentare in prima persona cosa significa fare una vacanza in autonomia con vecchi e nuovi amici da conoscere con cui divertirsi insieme.

Allora cosa aspetti. Basta scaricare la circolare cliccando QUI leggendo attentamente tutte le isctruzioni del caso.

Letta la circolare e scelto il turno, basta scaricare il "FILE ISCRZIONE 2010" QUI da compilare al pc, per poi farlo pervenire alla Direzione del Villaggio per posta elettronica. Successivamente all'accettazione della domanda (mail di conferma da parte della Direzione del Villaggio) si dovrà procedere alla compilazione cartecea della domanda. Quest'ultima poi dovrà essere spedita in originale direttamente a Follonica.

Tutti i dettagli di queste operazioni sono ben descritti nella circolare Follonica 2010 pubblicata QUI

mercoledì 13 gennaio 2010

VOLETE SCOPRIRE IL VOSTRO LATO NASCOSTO?
FATE IL TEST PUBBLICATO E SARETE SORPRESI


Ho ricevuto per mail nei giorni scorsi questi test da fare da soli, rispettando le regole del gioco. In tutti i test c'è qualcosa di sorprendente, ed è per questo che ho deciso di pubblicarli sul blog. Per iniziare il gioco dovete cliccare QUI

Mi raccomando rispettate le regole non andando a vedere le soluzioni finchè non date una risposta.

lunedì 11 gennaio 2010

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
MARUZIO MASSARI COACH A MONTEGRANARO


Intervista a Maurizio Massari (Responsabile Tecnico a Montegranaro)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Alla base di un buon settore giovanile ci devono essere idee progettuali potenti condivise con la proprietà, idee operative penetranti condivise con lo staff, idee formative consistenti condivise con giocatori e famiglie. E in più, come in ogni team vincente, la voglia di sbattersi tutti quanti insieme, con ferocia ed allegria, ogni santo giorno.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: Le 3S: Società, staff, spirito.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: Da un punto di vista della formazione bisogna potenziare al massimo le capacità adattive del giocatore: dal punto di vista funzionale, gestuale, di gioco. Vorrei giocatori innanzi tutto quantitativi e plastici. Credo sia la base attraverso cui chi ha risorse riesca poi a diventare qualitativo a prescindere dai contesti in cui si troverà a giocare.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Attraverso la consapevolezza che esiste un progetto su di loro di cui gradualmente devono diventare protagonisti, e che per essere buoni giocatori quando sono in canotta e calzoncini devono essere innanzi tutto sportivi e atleti. Giocatore 3 ore al giorno, atleta 365gg/anno, sportivo finché vivi…

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Il loro coinvolgimento, sia negli aspetti individuali che sul team.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: L’ambiente relazionale di un giocatore esiste a prescindere e può essere una risorsa al nostro progetto in percentuale variabile; il nostro obiettivo credo debba essere che questa percentuale non scenda mai al di sotto dello 0%.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Il fatto che nelle categorie giovanili l’aspetto risultato troppo spesso venga anteposto agli aspetti di crescita, il fatto che manchi una cultura della progettualità sul singolo giocatore, il vuoto formativo esistente dai 18 ai 21 anni. Le soluzioni stanno tutte nella crescita consapevole di una classe di veri istruttori giovanili, e di dirigenti che li identifichino e li valorizzino.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Crearsi dei “tutor” personali con cui relazionarsi realmente e su più piani; occorre interessarsi della propria formazione al di là della nostra cultura tecnica di basket: serve analisi funzionale, sensibilità relazionale, visione progettuale. Ottimo confrontarsi con istruttori di sport individuali, ad esempio.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Rendere consapevoli i ragazzi delle loro potenzialità ed aiutarli a realizzarle.

venerdì 8 gennaio 2010

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
PAROLA A: UMBERTO VEZZOSI - VIRTUS SIENA


Intervista a Umberto Vezzosi (Responsabile Tecnico Virtus Siena):

Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile? Sicuramente dare una dimensione alla società. Il settore giovanile costituisce le fondamenta, dimostra serietà, programmi futuri ed anche responsabilità sociale. Questo indipendentemente dal reclutamento. Si può fare settore giovanile bene anche con i ragazzi locali.

Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
Uno staff capace di fare un progetto e portarlo avanti, una società che crede nel progetto e supporta lo staff.

Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
Credo che l’insegnamento dei fondamentali individuali, tiro, palleggio, passaggio, gioco senza palla e difesa, debba essere completo. Si può e si deve variare questo insegnamento a seconda delle categorie. Diciamo che con under 17 ed under 19 negli ultimi anni ci siamo concentrati molto sul passaggio e sul gioco senza palla, anche se cerchiamo di individualizzare il più possibile l’insegnamento.

Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
Soprattutto con degli esempi di grandi giocatori, o quando possibile di compagni di squadra. Sono utili dove possibile anche far parlare direttamente il giovane con questi campioni.

Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
Noi cerchiamo soprattutto il coinvolgimento mentale del ragazzo. Deve capire che tutto quello che facciamo, rimproveri compresi, lo facciamo per lui. Che stiamo tutto il giorno a pensare come farlo migliorare e ne rendiamo lui a sua volta partecipe.

Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
In trenta anni di pallacanestro i genitori che mi hanno creato problemi sono stati 3 o 4 quindi una percentuale irrisoria. Questo è successo perché abbiamo un rapporto chiaro con tutti fin dal primo giorno in palestra. Coinvolgiamo la famiglia nella scelta della categoria (eccellenza, open o regionale) spiegando bene cosa comporta, diamo un’idea di massima del tempo di gioco che può aumentare o diminuire a seconda dell’impegno. Facciamo riunioni mensili con i genitori spiegando l’andamento del ragazzo. Mettiamo la scuola al primo posto, trattiamo tutti uguali, e soprattutto dimostriamo che teniamo ai loro figli.

Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
Primo: c’è troppa politica. Basta raccomandati, dobbiamo tornare alla meritocrazia. Secondo: servono più istruttori esperti e preparati. Io ho visto passare almeno quattro generazioni di allenatori giovanili e la prima era sempre meglio della seconda. Terzo: i ragazzi hanno troppi lussi, sono svogliati, sono circondati da procuratori, i genitori gli portano la borsa. Non hanno obiettivi chiari. La risposta alla risoluzione di questi problemi è facile. I migliori nei posti che contano, almeno un istruttore esperto per società, far arrangiare i ragazzi.

Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
Il mio consiglio è di formarsi attraverso corsi e clinic, e fare qualche anno anche gratis in un buon settore giovanile facendo assistente ad allenatori competenti sia dal punto di vista tecnico ma anche metodologico.

In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
Io non ho mai considerato questa professione un lavoro perché mi piace troppo. Io mi ritengo un’insegnante e veder crescere tecnicamente, fisicamente, ma soprattutto moralmente un ragazzo mi da la più grande soddisfazione.

sabato 19 dicembre 2009

CODICE DEONTOLOGICO DEL COACH
PROVARE AD ESSERE SEMPRE MIGLIORI


Rovistando in camera mia tra gli appunti di qualche anno fa nella recente giornata passata a Varese, ho ritrovato il Codice Deontologico del Coach (che vi allego) inserito in un book per allenatori chiamato "So Tutto Basket".

Le istanze e le considerazioni sono valide e le voglio condividere con gli allenatori che quotidianamente vengono a visitare questo blog alla ricerca della ricetta sempre più perfetta per essere migliori.

Per scaricare il Codice completo puoi cliccare QUI

martedì 8 dicembre 2009

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
GUIDO TASSONE - PALL. MONCALIERI-SAN MAURO


Intervista di Guido Tassone (Responsabile Pallacanestro Moncalieri)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?

R: Il settore giovanile è il ”gruppo“, una unione di programma, di identità, di progetto, di crescita per tutte le componenti.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: Le società che ci credono, che definiscono gli obiettivi, LA PASSIONE DI TUTTI, allenatore/i che sappiano “tradurre”.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: utilizzo del fondamentale nella visione progressiva e globale del miglioramento del gioco

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Come primo obiettivo non tecnico PROVO a far capire che non contano le regole esplicite, ma che gli atleti, gli uomini possono e devono crescere costruendosi, sentendo proprie le “Regole implicite”, la serietà, la disponibilità, l’altruismo etc. Sono valori solo quando sentiti e non quando imposti, infine tento di indicare esempi di percorsi positivi (non necessariamente di esito sportivo).

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Cerco di non barare anzitutto, ovviamente cerco di essere equilibrato con la consapevolezza di non riuscirci sempre; I giocatori capiscono che nessuno si pone come infallibile.
Devono però avere progressivamente sempre più chiaro che sull’atteggiamento Noi non concediamo nulla, che abbiamo obiettivi e vogliamo sconfiggere la “cultura dell’alibi”.
Le considerazioni ed il dialogo sulle difficoltà e sulla eventuale cattiva realizzazione sono sempre possibili, qualora appunto non siano problemi originati da cattiva mentalità, da alibi.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Si, problemi ci sono stati, credo che nessuno abbia mai trovato la formula o abbia mai pensatoci possa essere una formula per la soluzione. La risposta potrebbe però essere molto articolata, e difficilmente oggettiva. Quando il campo della conoscenza reciproca è ancora aperto, io provo a fare passare qualche concetto dichiarando che per alcuni aspetti sarà necessaria la complicità genitore/istruttore: per esempio chiedo e propongo la collaborazione per sviluppare la “PASSIONE” dei ragazzi, dichiaro che l’obiettivo comune è aumentare il livello di apprendimento, cerco di rassicurare e fare capire che nessuno vuole imbrogliare i figli. Ma questo ovviamente è, diciamo il titolo, poi nello svolgimento si prendono strade diverse da genitore a genitore, da situazione a situazione; e non sempre sono necessariamente negative.
Se nascono problemi, tendenzialmente li affronto ancora in scambi singoli, ricordando a tutti che una visione di Gruppo, di bene del gruppo è dovuta e non può essere solo dell’istruttore, anche se la visione “Da genitore che vuole il bene del figlio“ è diversa. Alle volte i problemi si risolvono, ma non sempre.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Per semplicità riduco a due i macro temi. L’ingresso nel mondo del basket, l’uscita dai settori giovanili. Oggi i solchi sono troppo marcati: il passaggio dall’attività cosiddetta mini all’agonistica, il passaggio da giovanile a senior.
Nel riguardo del primo punto io tenterei di allargare la visione; la mancanza dell’educazione fisica/sportiva nella scuola elementare lascia un vuoto di base, che viene parzialmente coperto dalle attività “mini”, che inevitabilmente restano troppo di base. Il passaggio quindi ad una attività da settore giovanile, con tutte le storture e problematiche su esposte non è ammortizzato. Il passaggio da gioco ad istruzione è difficile e va supportato dell’ente preposto con un altissimo livello di formazione degli istruttori. Banalizzo, ma il vecchio discorso da bar per cui
tante/troppe società destinano gli istruttori alle prime armi proprio in quelle fasce di passaggio così delicate, è molto attuale.
Per il secondo punto, si è parlato moltissimo tra le varie riunioni dei responsabili ed altro, e credo che la visione sia molto condivisa. Sintetizzerei dicendo che i ragazzi che escono da under 19 hanno ancora delle esigenze, delle lacune da colmare. Serve un sistema che li veda ancora protagonisti ed al centro del percorso formativo, questo sistema deve essere fatto di dirigenti “centrali” che lo capiscano e di conseguenti regole che ne favoriscano la realizzazione (campionati), dirigenti “periferici” che condividano in proprio la visione, ma deve essere anche fatto da allenatori che vedano e vogliano completare l’iter formativo.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: SAPERE: imparare, i libri, l’aggiornamento, informarsi, scambiare: tutto bene, ma attivare tutte quelle esperienze che ti fanno stare con i giovani con dedizione di tempo, quindi SAPER (stare) FARE.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Ho allenato per trenta anni squadre senior, e ho praticamente sempre chiesto e ottenuto di collegare una attività di responsabile o di allenatore di settore giovanile; è servito per mantenere i piedi nella realtà ed innaffiare la passione.
Egoisticamente mi crea piacere, altruisticamente penso ancora che se questa passione vive, qualche cosa si trasmette. Se si può parlare di soddisfazione personale, si parla anche di soddisfazione professionale, e forse questo fa sì di essere funzionali ed utili al sistema …spero. Crescere e far crescere.

Un aneddoto che mi rimbalza sempre: A Torino nel calcio, operava un signore
di nome Sergio Vatta, riconosciuto allora come il migliore o uno dei migliori allenatori. Faceva da sempre il settore giovanile (uno dei più produttivi d’Italia), per le vicende che sempre caratterizzano quel mondo, un giorno venne chiamato in serie "A" a sostituire non ricordo chi. Fece qualche partita poi, senza grandi clamori tornò alla sua attività con una frase che mi colpì: ”Preferisco tornare a fare un bagno nel mio mare con l’acqua pulita”.

domenica 6 dicembre 2009

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
GIANNI CHIAPPARO DOCET



Intervista a Gianni Chiapparo (Varese)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Dare la possibilità al maggior numero di ragazzi/e di potersi confrontare imparando la pallacanestro, fornendo loro le conoscenze perché possano migliorare la loro creatività e gli spazi operativi perché si sentano coinvolti e considerate persone!!!

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: La passione per il nostro sport, le conoscenze per poterlo insegnare, la pazienza per saperne attendere i frutti.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: La comprensione delle situazioni sempre diverse che andranno ad affrontare. Per far ciò devono cercare di costruirsi un bagaglio tecnico-tattico il più completo possibile, ma con un’apertura mentale ad accettare novità e differenze.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Con l’esempio, non vi è cosa migliore, i ragazzi/e “sentono”, chi hanno di fronte, lo misurano, lo accettano se capiscono che lavora per loro e con sentimento sincero anche se duramente. Prima di essere giocatori bisognerebbe essere buoni atleti. Non sempre questa regola è rispettata. Questa regola non scritta andrebbe fatta capire ed apprezzare ai giovani. Solo con sacrificio si costruisce qualcosa d'importante... sapendo anche che non sempre il sacrificio è dolore.
Per capire a fondo l’importanza di una buona alimentazione, si dovrebbe incontrare un alimentarista facendo anche test sulle intolleranze alimentari. Spesso si scoprirono cose importanti e a volte un mondo nuovo affascinante.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Un misto di metodologie didattiche vissute e quindi sperimentate in 40 anni di basket, e a seconda dell’età, delle capacità, delle situazioni ambientali in cui si opera. Basta ricordate che Sparta era la più grande democrazia dell’antica Grecia e loro lavoravano sodo. Questo non lo dico io, ma Aristotele un vecchio "coach" datato.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Una volta non vi erano genitori onnipresenti, ma spesso solo genitori all'anagrafica. Ora troppo spesso l’eccesso di bene od il rimorso crea ingerenza, danneggiando un sano rapporto figli-genitori e genitori-allenatori. Troppo spesso le aspirazioni e le attese-pretese dei genitori vengono riversate sui figli con l'accumulo di tensioni eccessive.
Il problema esiste, personalmente cerco di agire con i ragazzi che alleno perché sono loro con cui ho a che fare tutti i giorni, e m'interessa il loro miglioramento, tuttavia lascio aperta una porta per il dialogo con gli adulti. Spiegare le ragioni delle scelte fatte e della filosofia che le ispira mi sembra cosa sana a giusta.
Dopodichè chi non crede in ciò che è stato detto e spiegato, è libero di andare da un altra parte. E' perfettamente inutile lavorare con gente scontenta. Tutti gli altri palliativi come tali lasciano i problemi senza risolverli. Ricordiamoci però che i genitori sono “loro” e che noi siamo semplicemente allenatori per un giorno, un mese, un anno.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Primo, vi sono sempre meno giovani. Nel 1979 13 milioni di Under 15 in Italia, nel 2009 sono solo 9. Sapere di questo dato significa già renderci conto che proporzionalmente il materiale su cui lavorare è minore.
Secondo, sono sbagliati i tempi di competitività, troppo lungo il periodo di gare, troppo poco il tempo per lavori individuali atletici e tecnici.
Terzo, abbiamo creato figure che già a 16 anni creano "disturbi" nei ragazzi/e e nei genitori con miraggi di carriere e guadagni futuri.
Quarto, cecità di molti dirigenti che vedono il settore giovanile solo in funzione di risultati-vittorie e non di risultati come crescita degli atleti/e e della squadra.
Quinto, con le regole attuali sul professionismo, difficile fare investimenti sul settore giovanile.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Se la passione per il mondo dei giovani e per l’insegnamento della pallacanestro lo attira, siamo già a buon punto. Crearsi un bagaglio culturale sportivo e il secondo passo. Qualcosa di lungimirante che possa contenere un po' di tecnica, una buona dose di pedagogia e un saper fare funzionale all'età con cui si ha intenzione di avere a che fare.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Un sano egocentrismo ed un po’ di egoismo. E' bello dirigere un gruppo di ragazzi e fargli crescere. Poi stiamo tranquilli perchè ti torna tutto indietro. Cosa pretendere di più?

martedì 1 dicembre 2009

RUBRICA PER ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
RISPONDE LORENZO GANDOLFI - CRABS RIMINI


Intervista a Lorenzo Gandolfi (Responsabile Crabs Rimini)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Costruire una “casa” dove tutti, dai ragazzi agli allenatori, si sentano a loro agio e si sentano soprattutto coinvolti in prima persona. Questo indipendentemente dal livello.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: La programmazione e l’organizzazione del lavoro attraverso l’ottimizzazione delle persone e del tempo.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: Arrivare alla conoscenza del gioco attraverso l’uso dei fondamentali. Ripetizione del gesto con difficoltà sempre diverse.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Mi piace creare buone abitudini. Le cattive abitudini sono la prima cosa che cerco di eliminare nei nuovi gruppi o nei nuovi ragazzi. Esiste un momento per ogni cosa.
Forse il fatto di avere ragazzi in foresteria con molta “fame” contagia gli altri. Fondamentale la completa sintonia col preparatore atletico. Anni fa la presenza del preparatore in palestra era motivo di malumore oggi invece si divertono.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Mi ritengo un grandissimo “rompipalle”, uno molto esigente e maniacale nei dettagli. Sono uno che provoca e che cerca sempre una reazione. Ma sono convinto che quando sei “vero” i ragazzi ti seguono sempre. Cerco continuamente di essere coerente con me stesso. La parola d’ordine che mi sono dato quest’anno è: “non dare niente per scontato”. Mi ritrovo a chiedere cose ai ragazzi praticamente opposte a quello che succede loro nella vita quotidiana. Gli chiedo di fidarsi dei compagni di squadra quando nella vita quotidiana “l’altro” non è più una risorsa (come succedeva alla nostra generazione che le cose della vita le imparavi da quelli più grandi), ma anzi è visto come un “pericolo” (paura degli extracomunitari).
Gli chiedo di avere rapporti profondi quando hanno (per la maggior parte) rapporti superficiali. Non hanno amici ma mille conoscenze. Mille “contatti”. Gli chiedo di assumersi responsabilità in campo quando questa è la generazione degli alibi e delle scuse.
Per dormire uso la maglietta col logo coniato da D’arcangeli della Stella Azzurra che lui stesso mi ha regalato: “niente più scuse”. Fantastica !

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Ho sempre creduto nella complicità con i genitori attraverso un rapporto sincero con regole da rispettare. Ultimamente ho diminuito questo atteggiamento e soprattutto cerco di evitare il genitore “amico” del figlio. Quando c’è stato qualche problema ho constatato che la situazione non era mai “serena” di partenza e quindi difficilmente risolvibile.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Ho fatto molti tornei all’estero e ho anche lavorato un anno in Spagna. Sono sempre più convinto che la nostra scuola di allenatori di settore giovanile sia la migliore insieme agli slavi. Non ci sono sostanziali problemi fino a che i ragazzi sono nei settori giovanili. I problemi arrivano quando i ragazzi dovrebbero uscire. Trovo poco formativo il doppio tesseramento come caso singolo mentre sto osservando con interesse le situazioni, aperte da Biella, Stella Azzurra e Bergamo, di “doppio tesseramento” dell’intera squadra.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Di non cercare le scorciatoie ed apprezzare gli sforzi che fa un ragazzino nel provare quello che gli si propone. Farsi trasportare dalla passione per questo gioco e se un giorno qualche matto ti da anche dei soldi ritenersi molto fortunato.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Quella che mi fatto prendere la scelta di rinunciare definitivamente a lavorare con squadre senior, sia come capo allenatore o assistente. La possibilità di insegnare e trasmettere qualche cosa che hai dentro.

venerdì 27 novembre 2009

RUBRICA PER ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
RISPONDE ENRICO ROCCO - AURORA DESIO


Intervista a Enrico Rocco (Responsabile Aurora Desio)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: per prima cosa significa programmare, quindi porre degli obiettivi, valutare gli strumenti a disposizione, indicare i tempi per il raggiungimento degli obiettivi e poi indicare la strada da percorrere.
Obiettivo: Costruire giocatori per la propria Società;
Strumenti: avere lo staff tecnico migliore possibile in base alle risorse disponibili, per questo cercare di prendere i migliori istruttori che secondo me ci sono nella mia zona, preparatore atletico compreso, e cercare di formarne altri investendo su giovani istruttori, magari ex giocatori del settore giovanile, proponendo loro percorsi formativi adeguati. E’ altresì importante costruire anche uno staff di dirigenti accompagnatori coordinato dallo stesso responsabile del settore giovanile. Tecnici e dirigenti devono essere molto affiatati e andare tutti nella stessa direzione.
Tempi: bisogna sempre fare una programmazione di quattro anni, fissando degli step di verifica durante il percorso e soprattutto fare un’analisi approfondita dopo i primi due anni.
Percorso: una volta costruito lo staff e stabiliti gli obiettivi e i tempi indicare un percorso tecnico ed educativo da percorrere per la crescita di giocatori e uomini.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: una buona programmazione, uno staff tecnico valido e una società alle spalle che crede nello sviluppo e formazione di nuovi giocatori.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: lavoro molto sulle capacità individuali, quindi penso che lavorare sui fondamentali sia molto importante, poi propongo loro situazioni di gioco per imparare ad usare il fondamentale corretto, quindi a riconoscere ciò che succede sul campo.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: parlo sempre con loro di buona alimentazione, io mangio molta verdura e frutta, bevo una spremuta al giorno, di conseguenza parlo di questo a loro facendo capire l’importanza di certi alimenti.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: sono un allenatore che cerca sempre di provocare una reazione nei giovani giocatori, è una strada pericolosa perché poi devo essere bravo a guidare la loro reazione. Ad oggi dopo 20 anni, è la strada che preferisco.
Però per fare questo mi sono confrontato con pedagogisti, insegnanti, psicologi, ho fatto corsi per potermi relazionare al meglio con i ragazzi. Io sono duro in palestra, sono esigente, ma soprattutto sono sempre me stesso con i ragazzi, non mostro maschere.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: io cerco sempre di essere chiaro con i genitori e soprattutto chiedo loro di rispettare i ruoli, loro sono i genitori, io l’istruttore.
Faccio capire loro che l’obiettivo è la crescita dei loro figli e di conseguenza dobbiamo collaborare e non farci la guerra. La mia fortuna è stata che nella mia carriera ho avuto spesso genitori positivi, soprattutto ho allenato molti figli di ex giocatori e di ex allenatori che mai si sono intromessi nel mio lavoro.
Con alcuni, ma sono casi isolati, ho avuto invece alcuni problemi, ma ho solo ribadito le regole e se a loro non andavano bene potevano rivolgersi altrove e così è stato.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: preferisco non rispondere anche perché secondo alcune persone IT24, SUPERDUBBIO, ARRESTO E TIRO, etc. etc., che si nascondono dietro dei nick su alcuni forum io sono uno dei problemi.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: partire dal presupposto che noi istruttori di settore giovanile siamo come i volontari delle ambulanze: abbiamo delle vite umane tra le nostre mani e quindi dobbiamo essere i più professionali possibili e soprattutto molto preparati.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: ultimamente ho giocato una partita di campionato in serie C Dilettanti e in campo tra le due squadre c’erano 12 miei ex giocatori, quindi questa è la motivazione, vedere persone che hai visto crescere diventare adulti e affermarsi.

martedì 24 novembre 2009

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
FRANCESCO BENEDETTI - REYER VENEZIA


Intervista a Francesco Benedetti (Responsabile Reyer Venezia)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Costruire una grande famiglia, dove qualunque sia la casa che si vive quotidianamente, ci si senta partecipe di qualcosa di più grande ed importante. Un buon settore giovanile deve avere dei suoi principi, morali per la crescita dell’individuo e tecnici per perseguire l’obiettivo finale di costruire dei giocatori importanti. Anche se il vero Settore Giovanile deve lavorare per permettere a tutti i suoi atleti di migliorare ed esprimersi al meglio di quelle che sono le capacità individuali.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: Credo sarebbe riduttivo citarne solo una. Anche se dei buoni istruttori-allenatori sono immancabili, credo vadano di pari passo con un preparatore fisico competente ed addentro alle problematiche specifiche del nostro sport e di ragazzi giovani in particolare, nonché dirigenti disponibili e preparati e strutture consone che permettano lo svolgersi delle attività quotidiane.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: L’apprendimento dello stesso fondamentale per ripetizioni, ma inserito in situazioni di crescente difficoltà e variabilità. E’ fondamentale la dimostrazione e la visualizzazione del gesto tecnico, ma anche il confronto quotidiano con livelli di difficoltà maggiori.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Non sempre ci si riesce… L’essere atleta è difficile, di questi tempi lo è sempre di più, perché presuppone dei sacrifici che la società moderna non insegna a fare. Noi cerchiamo innanzitutto di dare l’esempio, non mi sentirei di spiegare ai ragazzi quanto male fa il fumo e poi uscire a fumarmi una sigaretta, o parlare di obesità ed andare dal McDonald e così via. Certo, si cerca di spiegare con franchezza e con esempi tangibili quanto sia importante essere atleta, l’alimentazione, la cura del corpo , ecc., ma se di base non c’è la volontà del ragazzo che sente tutto questo lavoro fondamentale per la sua crescita, le parole sono sparse al vento. Noi crediamo molto ad esempio nella preparazione fisica, ritagliandole grossi spazi, anche a discapito del gioco vero e proprio. Spero che anche questa scelta venga sentita dai nostri ragazzi come un riconoscere l’importanza di questo fattore ed uno stimolo per loro di seguirne i consigli seriamente.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Sono sempre stato caratterialmente portato per creare dialogo e conoscenza reciproca anche fuori dal campo, credo fermamente che è difficile comprendere un giocatore se prima non si comprende la persona, il contesto in cui vive ed il suo background. C’è sempre il momento in cui imporsi, arrabbiarsi o sgridare, ma ci deve sempre essere il giusto equilibrio nel rapporto, soprattutto di rispetto e fiducia. Solo fidandoti del tuo allenatore credi veramente in quello che fa e che ti servirà per migliorarti e puoi dare tutto te stesso nel lavoro e sacrificio che ti chiede.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Anche qui che ci siano stati è fuori dubbio, che siano stati risolti è tutto da dimostrare! Di sicuro non mi barrico dietro la mia posizione, si cerca sempre inizialmente di essere accondiscendenti, di trovare un dialogo, magari creare un punto d’incontro per permettere a chi “critica” di valutare anche il tuo punto di vista, o altri diversi.
Poi è chiaro che ad un certo livello un allenatore deve far rispettare la propria autonomia tecnica all’interno di gruppo e squadra. Quindi se la situazione dovesse degenerare, accetterei di perdere un giocatore, seppur forte, pur di conservare il gruppo, la società (intesa come il non creare precedenti pericolosi) e ultimo ma non ultimo, la mia dignità professionale.


D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Il problema maggiore penso sia la mancanza di alternative valide per consentire ai ragazzi di fare esperienze vere e costruttive dopo la fine del Settore Giovanile, cioè tra i 19 ed i 22 anni. Come vivaio di serie A trovo molto interessante la possibilità di creare un gruppo completamente in doppio tesseramento, strada aperta da Federico Danna a Biella e che se sarò nelle condizioni, mi piacerebbe replicare.
So che il direttivo del Settore Giovanile, presieduto da Eugenio Crotti, sta lavorando per permettere agli RTT di essere più vicini ed inseriti nelle realtà territoriali, questa credo sia la soluzione migliore per migliorare e rendere più omogeneo il lavoro delle realtà anche più piccole.
Come terzo problema segnalerei il tatticismo sfrenato che talvolta si vede a tutti i livelli del giovanile, forse sarebbe il caso di rendere obbligatori meno tesserini e punti di formazione, ma mirare di più la formazione di allenatori e dirigenti specializzandoli nel Settore Giovanile.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Gli consiglierei di abbinare il più possibile l’esperienza e lavoro in palestra con la ricerca di possibilità di vedere all’opera chi del Settore Giovanile ha fatto lavoro e qualità, credo che in un allenamento di Consolini, Di Lorenzo, Schiavi o Danna (solo per citarne alcuni) un giovane allenatore possa imparare più che passando un anno in palestra o studiando mille libri. Il problema è che purtroppo le scarse risorse che nel passato sono state riservate ai settori giovanili, hanno spinto grandissimi allenatori di queste categorie a scegliere percorsi più remunerativi, ma vedere a tutt’oggi un individuale di Molin, Valli, Banchi, Calvani o Boniciolli sia il miglior modo di affacciarsi alla pallacanestro giovanile.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Semplicemente non credo ci sia nulla di più appagante nella vita di poter insegnare qualcosa a qualcuno. Poterlo fare all’interno dello sport che amo e vivo da più di 20 anni lo ritengo una grandissima fortuna, che spero duri ancora a lungo.

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
FEDERICO DANNA - ANGELICO BIELLA


Visto che spesso allenatori giovani mi chiamano (scrivono) e mi chiedono consigli utili per migliorare il modo di stare in palestra con i giovani giocatori (e visto che difficilmente sulle riviste specializzate si entra nel merito di questioni del genere) da oggi pubblico interviste ad allenatori importanti di settore giovanile. Di seguito trovere le loro risposte ad una intervista spedita nei giorni scorsi ai più importanti responsabili di settore giovanile in Italia. Per tutti coloro che hanno "fame" di pallacanestro giovanile ecco un nuovo inedito contributo.

Ringrazio in anticipo tutti coloro che in tempi brevi si sono già resi disponibili per questa iniziativa e anche a tutti quelli che lo faranno nel prossimo imminente futuro. Spero che questa iniziativa possa essere considerata come un piccolo contributo fattivo per migliorare il nostro movimento giovanile.


Un saluto.

Andrea Schiavi

Intervista a Federico Danna (Responsabile Angelico Biella)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Significa costruire un ambiente nel quale giovani atleti, giovani tecnici, “giovani” dirigenti, genitori, ognuno al proprio livello, crescono sia sul piano dell’educazione sportiva sia di quella umana

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: Chiari obiettivi, differenti da una società all’altra, per impostare e programmare l’attività.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: l’insegnamento del gioco attraverso il miglioramento dei fondamentali

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: Non solo ottimi atleti ma ottimi cittadini…..l’esempio di chi li ha preceduti, di chi ha “fatto strada” esempi interni, ragazzi cresciuti con noi, non Gallinari o Bargnani, ma ragazzi che giocano ad alto livello e hanno preso una laurea, ad esempio, attraverso l’impegno giornaliero e la serietà con cui hanno affrontato l’attività proposta

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: Non ho un “metodo pedagogico” scientifico.
Ho 35 anni di esperienza di allenamento con i giovani, ho lavorato con psicologi dello sport, ho lavorato all’interno della scuola elementare, media e superiore, ho fatto tutti i livelli di formazione della Fip. Ho allenato in serie A e ho allenato ragazzi paraplegici.
Dico questo perché penso che tutte queste esperienze, oggi, mi abbiano portato a dire che un istruttore giovanile debba essere esigente, forse duro, non accettare alibi e cattive abitudini che sempre più sono presenti nei giovani d’oggi. Deve essere giusto e coerente.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Si, ci sono stati molti casi di genitori ingombranti, con figli viziati, figli che venivano ritenuti campioni senza esserlo, o genitori che hanno pensato che io non sia stato giusto con i loro figli. A volte avevano ragione a volte no. Spesso non è stato possibile risolvere il problema, spesso i figli non hanno raggiunto il proprio potenziale.
Altre volte si è risolto attraverso il dialogo. Non credo che la frase “ i migliori giocatori giovani sono “orfani” abbia senso. Penso che i genitori siano i primi responsabili dell’educazione e con loro si debba dialogare.


D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dicci come faresti a risolvere questi problemi?
R: 1) il passaggio tra il minibasket ed il basket è un problema. Si passa da un corso dove non esistono pretese e regole ad una squadra a volte trattata come se fosse composta da uomini.I minibasket dovrebbe essere anche scuola, istruzione, apprendimento, non solo gioco e divertimento, le prime categorie sono ancora, e sempre più, formate da ragazzini. Qui la soluzione non può che essere la formazione degli istruttori che saranno sempre più prepatati.
2) Il passaggio tra il campionato u19 e l’attivià senior: le regole attuali, nsieme al poco coraggio delle società e dei loro allenatori, fa si che solo i fenomeni giochino ad alto livello, la più parte dei forti ventenni fa il tappabuchi in qualche squadra senior o gioca in una squadra in cui l’allenamento ed il miglioramento non fanno più parte di valori cardine. Soluzione? Cambiare le regole, la struttura dei campionati, ma soprattutto la mentalità degli allenatori delle squdre senior
3) La scarsa comunicazione tra Fip , SSN con i loro tecnici, e le società di base soprattutto. I tecnici federali dovrebbero girare tutto l’anno e visitare i settori giovanile delle società di base.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Prepararsi, studiare, aggiornarsi, andare a rubare il mestiere a qualche allenatori di cui si ha stima, stare con i giovani è un impegno importante, bisogna essere preparati oltre le qualifiche e gli obblighi

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: è il più bel lavoro che possa immaginare, vedere un giovane che, anche grazie a te, cresce, dà soddisfazioni impagabili; vedere una squadra che cresce con mentalità e valori vicini a quelli del suo coach e che questo, senza scorciatoie, porta a raggiungere risultati importanti è la più grande soddisfazione che, professionalmente, si posssa immaginare

RUBRICA ALLENATORI DI BASKET GIOVANILE
MARCO GANDINI - ARMANI JUNIOR MILANO


Visto che spesso allenatori giovani mi chiamano (scrivono) e mi chiedono consigli utili per migliorare il modo di stare in palestra con i giovani giocatori (e visto che difficilmente sulle riviste specializzate si entra nel merito di questioni del genere) da oggi pubblico interviste ad allenatori importanti di settore giovanile. Di seguito trovere le loro risposte ad una intervista spedita nei giorni scorsi ai più importanti responsabili di settore giovanile in Italia. Per tutti coloro che hanno "fame" di pallacanestro giovanile ecco un nuovo inedito contributo.

Ringrazio in anticipo tutti coloro che in tempi brevi si sono già resi disponibili per questa iniziativa e anche a tutti quelli che lo faranno nel prossimo imminente futuro. Spero che questa iniziativa possa essere considerata come un piccolo contributo fattivo per migliorare il nostro movimento giovanile.


Un saluto.

Andrea Schiavi


Intervista a Marco Gandini (Responsabile Armani Junior Milano)

D: Cosa significa per te costruire un buon settore giovanile?
R: Costruire un settore giovanile di alto livello comporta in primis avere una struttura di reclutamento il più capillare e competente possibile per consegnare agli allenatori il miglior materiale umano possibile su cui lavorare. La struttura deve poi essere appoggiata da uno staff tecnico e medico di alto livello.

D: Che cosa non può assolutamente mancare per avere un buon settore giovanile?
R: E’ assolutamente fondamentale avere tecnici preparati ed aggiornati a livello tecnico e atletico.

D: Quali aspetti tecnici prediligi nel tuo modo d’insegnare la pallacanestro ai giovani atleti del tuo settore giovanile?
R: Vanno poste le fondamenta su cui i giocatori possano crescere e sviluppare il loro talento, quindi ritengo di assoluta e primaria importanza la conoscenza tecnica e tattica dei fondamentali.

D: Come riesci a far capire ai tuoi giocatori l’importanza di allenarsi sempre al massimo, di diventare ottimi atleti prima che buoni giocatori, l’importanza di una dieta specifica…?
R: L’educazione al diventare un atleta scrupoloso ed esigente con se stesso deve essere figlia dell’abitudine a pensare il proprio vivere il basket come un motivo di quotidiano miglioramento individuale : una persona con una cattiva educazione alimentare, una cattiva attitudine al lavoro, etc … non sarà mai un atleta di alto livello. E’ molto utile, a mio avviso, esibire ed esaltare gli atleti professionisti che possano considerarsi da esempio.

D: Nel tuo rapporto interpersonale con i ragazzi che alleni quale metodo pedagogico usi per ottenere sempre il massimo?
R: E’ difficile che un ragazzo giovane sia consapevole di quale possa essere il suo massimo, molto più facile è, secondo me, abituarli ad avere un atteggiamento fisico e mentale che, diventando abitudine durante il proprio percorso formativo, lo porti ad avere nei confronti dell’allenamento e della partita una predisposizione al massimo impegno.

D: Nella tua carriera di allenatore di settore giovanile la presenza di genitori e/o familiari (amici) ingombranti che hanno rappresentato un problema per il miglioramento dei giovani giocatori che allenavi ci sono stati? E se si in che in modo hai risolto la questione?
R: Mi sono capitati, come a tutti, genitori particolarmente problematici e con cattiva influenza sul miglioramento del proprio figlio. Ho sempre cercato di parlare con loro per renderli coscienti di come il loro comportamento potesse nuocere alla crescita del ragazzo …. poi tutto dipende dall’intelligenza delle persone.

D: Quali sono, secondo il tuo parere, i tre maggiori problemi per il basket giovanile in Italia e se vuoi dirci come faresti a risolvere questi problemi?
R: Il primo problema credo che sia culturale : si scommette poco sui giovani e quando lo si fa non si ha la pazienza di aspettarli, si hanno pochi progetti a lunga scadenza, si è troppo legati a livello di società sportive al risultato agonistico con il difetto di perdere in progettualità. Il secondo problema riguarda il percorso formativo dei ragazzi, che dovrebbe comprendere una ben più strutturata attività tecnico-atletica a livello di bambini U13 e U14 che dovrebbe avere come fine educativo quello di abituare il ragazzo all’assunzione di posture e gesti tecnici corretti che lo possa aiutare a costruirsi come giocatore nel suo futuro percorso formativo. Inoltre bisognerebbe avere un programma tecnico a livello nazionale per fare in modo che gli atleti che escono dai settori giovanili a 19 anni non vengano dispersi in situazioni tecniche di basso profilo ma possano proseguire, sotto l’egida della Federazione e dei club di proprietà, nel loro processo di crescita individuale.

D: Che consiglio daresti ad un giovane allenatore che voglia specializzarsi sulla formazione di buoni giocatori a livello giovanile?
R: Non avere fretta di guadagnare e saper scegliere prima di tutto e soprattutto all’inizio della carriera percorsi formativi in realtà di alto livello tecnico. E’ un lavoro che si impara stando a contatto quotidiano con allenatori più bravi e preparati. Riconoscere e capire l’importanza di saper insegnare i fondamentali con meticolosità e costanza e mettere sempre l’individuo giocatore e il suo miglioramento individuale sopra il risultato.

D: In ultimo qual è la motivazione che ti porta a continuare ad allenare a livello giovanile?
R: Il piacere che leggo negli occhi dei miei giocatori ogni volta che si rendono consapevoli di un loro miglioramento individuale. E’ un’emozione che nessuna vittoria a nessun livello ti può dare!!

martedì 17 novembre 2009

CORSO PER LA TESSERA "ALLENATORE"
IL PRESIDENTE PICCIN (A SORPRESA) RISPONDE


Nei giorni ho scritto al Presidente del CNA Giovanni Piccin sulla riformulazione della proposta dei corsi per acquisire la tessera di Allenatore. Questa la mail:

Per il Presidente CNA Giovanni Piccin:

Considero inteleggenti gli attuali contenuti del PAO e con rinnovato entusiasmo mi appresto ad esercitare la mia passione confermando che questi corsi di aggiornamento servono e sono utili al sistema.

Mi permetto però, visto che lei stesso Presidente, durante lo scorso Clinc Nazionale e Caorle, ha esortato gli astanti a scrivere al CNA per qualsiasi problema/idea/iniziativa di proporle due-tre considerazioni in merito alla formazione degli allenatori in Italia.

So che qualche giorno fa è stato in Lombardia per un convegno sugli arbitri e che ha incontrato anche i Presidenti dei Cna Provinciali e Regionale della Lombardia. So anche che si sta adoperando per riformare in modo sostanziale la formazione degli allenatori per un miglioramento del movimento... e questo vi fa onore.

Guardando la formazione negli altri sport (come si diventa allenatori) calcio - pallavolo - rugby - gli step da superare sono essenzialmente tre:

1 corso a livello provinciale che ti porta ad allenare le giovanili e i campionati regionali (per noi diciamo fino alla serie C regionale)
2 corso a livello regionale che ti porta ad allenare fino alle soglie della serie A
3 corso a livello nazionale (residenziale) che ti da la possibiltià della tessera per allenare in serie A

Per quanto riguarda il basket gli step aumentano, e questo a mio parere potrebbe anche non essere un problema, (allievo allenatore - allenatore di base - allenatore [corso biennale] - allematore nazionale) ma aumenta in maniera esponenziale anche la centralità dell'organizzazione dei corsi.

Gli altri sport seguono molto di più una logica dettata dal territorio (provincia, regione, nazione), mentre nel basket questa logica viene seguita meno.

Molti allenatore che allenano (o che vorrebbero allenare) in Società partecipanti ai campionati intermedi tra la serie C regionale e la serie A prof. sono degli onesti appassionati di pallacanestro che oltre ad allenare essenzialmente per passione, hanno anche (in molti casi) altri lavori con cui campare.

La faccio breve Presidente: soprattutto in un periodo di crisi generalizzata che si rifà anche sul nostro movimento, non sarebbe più opportuno iniziare a pensare di organiizare il terzo livello per noi, corso di allenatore, (il secondo per gli altri sport) a livello di formazione regionale utilizzando o i validi allenatori del settore squadre nazionali o di allenatori (formatori regionali) appositamente predisposti per questo tipo di iniziative?

Organizzare il corso "Allenatori" anche con corsi a livello regionale (o interregionale) non dovrebbe rappresentare quella gamma di possibilità che il CNA dovrebbe prevedere per i propri molti tesserati?

So che per certi formatori (allenatori nazionali) storici questo discorso di apertura verso le persone (allenatori di base) potrebbe risultare una forzatura, ma le assicuro che contemplare nel panorama della formazione degli allenatori di basket, oltre che il corso a bormio o a norcia, anche dei corsi gestiti durante la stagione agonistica (segue proposta) nelle proprie regioni potrebbe davvero far fare un bel salto di qualità in termini di considerazione anche al CNA.

So che pensieri e idee innovative come questa spaventano il sistema, ma solo con proposte riformatrici e utili per le persone si potranno ottenere (a mio parere) consensi e miglioramenti repentini.

Grazie dell'attenzione e delle lattura.

Andrea Schiavi

Eventuale roposta concreta Corso Allenatori (interregionale)
2 fine settimana settembre (venerdì 15-20 / sabato e domenica 8.30-13 - 14-18.30)
totale ore sui due fine settimana 48
2 fine settimana dicembre (ponte 8/12 e vacanze natale) altre 48 ore


Questa la risposta di Giovanni Piccin:

Ti ringrazio della mail del 12 novembre c.a. che ho subito provveduto a girare e al nostro responsabile Tecnico CNA perchè sia informato sulle tematiche in esso contenute.
Per adesso posso solo ringraziarti con la speranza che si possa sempre migliorare e rendere più efficace la comunicazione tra il CNA e i propri tesserati.
Cordiali saluti

Il Presidente C.N.A.
Giovanni Piccin


Non è molto, ma sinceramente non pensavo che mi rispondesse. A dirla tutta l'inoltro a Gebbia (Responsabile Tecnico della formazione) con tutto il rispetto è un passo che non mi tranquillizza molto essendo questo tipo di eventuale cambio epocale nella logistica dei corsi di formazione più appartenente proprio all'area politica e gestionale e non a quella tecnica.
Ma nonostante tutto rimango fiduciso, almeno fino a quando questa mia proposta non vada in mano a qualche allenatore "gurù" o a qualche dirigente federale "statalista"!!

IL SETTORE AGONISTICO PUNTUALIZZA
CAMBIO DELLE REGOLE DAL 2010-2011


Nei giorni scordi per dirimere la diatriba sul cambio del regolamento di cui abbiamo parlato qualche post fa (linea da tre, semicerchio sfondamento, area...) ho scritto al settore agonisitco della FIP.

Nessuna risposta, ma pubblicazione da qualche giorno sul sito fip.it di una bella grafica che puntualizza in maniera inequivocabile che dalla prossima stagione molte delle palestre in Italia non saranno più omologabili per mancanza degli spazi necessari per effettuare i nuovi cambiamenti.

Rimango della mia idea iniziale che queste novità debbano in qualche modo essere fatte soltanto dopo le olimpiadi, ma uno dei miei migliori mentori che sa tutto di date mi conferma che nel corso della storia sono state modificate dalla Federazione anche altre cose altrettanto importanti anche dopo i mondiali.

Ecco le nuove regole: QUI

LA SERIE A FA CAMBIARE LE DATE DELLE FINALI NAZIONALI UNDER 19

Ci risiamo. Si parte con la programmazione fatta nella scorsa stagione dal Settore Giovanile per la stagione sportiva 2009-2010. Tutti gli addetti ai lavori (tranne rare eccezioni, inutili dirvi chi) convengono che programmare le finali nazionali under 19 in anticipo rispetto alla prima settimana di giugno sia un bene per tutti.

L'idea è quella d'inserire le finali in questione durante le final four di eurolega (metà maggio). Totale generale terremoto organizzativo per accorciare la fase regionale (stagione 2008-2009 termine ultimo fine febbraio - stagione in corso fine dicembre) con problemi vari nella gestione della prima parte dei campionati regionali... inoltre anticipo della fase interregionale da inizio gennaio a fine aprile e finali nazionali a metà maggio.

Totale generale, dopo che la FIP aveva già inserito queste date nella sua programmazione, comunicandole e tutte le società, non si sa perchè per volere (pare) delle società di serie A (posso immaginare chi?) si è tornati indietro nella decisione e le finali si faranno a metà giugno.

Ma ora mi domando: tutto questo terremoto non lo si poteva prevedere in qualche maniera? Il tutto da l'impressione che la mano destra non sa cosa fa la sinistra... però si va avanti con fiducia.

Vecchia delibiera con le date delle finali dal 10 al 16 maggio QUI
Nuova delibera QUI

mercoledì 11 novembre 2009



Immagini degli ultimi due minuti della partita di Serie C Regionale tra Borgo Basket e Cassano d'Adda.

CREARE PROBLEMI E STIMOLARE SOLUZIONI
DA IL PROFESSORE: MARIO FLORIS

Pubblico volentieri la relazione di una lezione tecnica tenuta nel lontano 1994 da Mario Floris sulla didattica del settore giovanile.

Nella mia carriera di allenatore delle giovanili ho incontrato soltanto una volta squadre allenate da questo allenatore sardo, adottato poi dalla città di Modena, e rimasi davvero colpito dal modo di stare in campo della sua squadra.

Oggi rileggendo con piacere (sul sito cna.it della fip) quello che sosteneva già diversi anni fa, rimango ancora più colpito dalla capacità di Mario di precorrere i tempi.

Questo la relazione completa (se siete giovani allenatori) che vi invito a leggere cliccando QUI

Ma per dovere di puntualizzazione riporto le frasi che mi hanno più colpito:

1) Presi dalle nostre ansie abbiamo forse troppo spesso ritenuto i fondamentali come fine ultimo del nostro lavoro e in questo senso abbiamo tralasciato di interpretarli ed insegnarli come mezzi e strumenti "PER".

2) Tutti noi abbiamo senz'altro passato delle ore in palestra tenendo i ragazzi inchiodati nelle file a fare degli esercizi di tiro in corsa, di arresto e tiro, di passaggio e palleggio...

3) Dobbiamo convincerci che ingabbiando l'allievo in una serie di obblighi lo si espropria della sua curiosità, del suo desiderio di ricercare gli strumenti tecnici che gli consentono di sentirsi più abile in un'attività verso la quale e' intrinsecamente motivato.

4) Un buon istruttore deve essere in grado di creare problemi e stimolare alla soluzione

5) L'insegnamento non deve più essere indirizzato soltanto verso la pura gestualità ma anche verso la capacità di risolvere i vari problemi che il giocatore deve affrontare durante lo svolgimento del gioco

6) L'automatizzazione di un determinato gesto non avverrà quindi attraverso esercitazioni "a secco" ma attraverso ripetizioni richieste direttamente in situazioni diversificate.

7) Quando il ragazzo sarà completamente coinvolto nel suo processo di crescita, ed avrà ulteriori motivazioni che non saranno più legate esclusivamente alla realizzazione del gesto ma ad altre componenti (giocare ad alto livello, carriera) saranno pronti per un ulteriore miglioramento individuale

8) Per tanto tempo abbiamo istruito a questo fondamentale in modo "chiuso", 100 passaggi uno di fronte all'altro, 100 passaggi al muro, esercizi di contropiede organizzato senza ostacoli. Bisogna istruire il passaggio in situazioni più reali, in riferimento allo spazio, agli avversari, alla posizione nostra e dei nostri compagni e conseguenzialmente al tipo di passaggio utile e "giusto"

9) Il buon istruttore e' quello capace di relazionarsi con se stesso e con gli altri, bisogna sapersi mettere in discussione, saper metter in discussione le proprie presunte certezze, bisogna avere atteggiamenti dinamici, passionali, non bisogna aver paura di "EMOZIONARCI" ogni volta che scendiamo in palestra a lavorare con i ragazzi, e' una cosa fantastica.


Breve curriculum di Mario Floris QUI